Joyce Carol Oates.
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IL MALEDETTO.
Parte 1.
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Titolo originale: The Accursed.
Traduzione di: Delfina Vezzoli.
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2015. Mondadori Libri. MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Come mai il mondo insiste tanto sul matrimonio? Da quando avevo dodici anni, giuro che mia madre non ha pensato quasi ad altro, per me; ogni parente femmina della famiglia non ha fatto che complottare.
Quando speravo di diventare una scrittrice di libri per bambini, o un'illustratrice, o un'artista, mi dicevano solo: forse, dopo che ti sarai sposata e avrai avuto dei bambini, potrai dedicarti a un "hobby" del genere. Ma nessun bambino, o giovanotto, che voglia diventare uno scrittore o un artista - o un musicista o uno scienziato - si sente dire che dovrebbe prendere quell'aspirazione come un "hobby".
Princeton, New Jersey, inizio del Ventesimo secolo: un luogo ideale per la tranquilla vita di famiglia, un posto elegante per gente elegante. Ma qualcosa di oscuro e pericoloso sta in agguato ai confini della città. Un veleno maledetto è pronto a diffondersi per contagio tra gli abitanti: vampiri e fantasmi popolano senza tregua i sogni degli innocenti.
È la fine dell'inverno, la vigilia del Mercoledì delle ceneri, quando una potente maledizione si abbatte sulla giovane discendenza delle famiglie più in vista della città, e le loro figlie iniziano a scomparire.
La più bella delle giovani, a pochi passi dall'altare, è sedotta e rapita da un uomo misteriosamente affascinante - un uomo dall'identità mutevole, potrebbe essere un principe europeo decaduto oppure il diavolo in persona, pronto a diffondere la sua maledizione tra la comunità dei ricchi bianchi anglosassoni.
E nella foresta di pini al confine della città, si apre un attraente e terrificante mondo degli inferi...
Quando il fratello della sposa scomparsa si mette in viaggio per cercarla, il suo cammino si incrocia imprevedibilmente con quello delle più illustri personalità di Princeton: da Grover Cleveland, l'unico presidente americano eletto per ben due mandati non consecutivi, a Woodrow Wilson, rettore dell'università, individuo ossessionato fino alla follia dalla brama di potere. E poi il giovane scrittore socialista Upton Sinclair, Jack London, Mark Twain: tutti tormentati da visioni maledette.
Un grande affresco storico dell'America di inizio Novecento: gli scrittori, i politici, gli uomini più carismatici che hanno fondato il prestigio e la grandezza degli Stati Uniti, raccontati con l'ispirazione più felice. Un romanzo salutato come il grande capolavoro di Joyce Carol Oates.
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L'AUTRICE.
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Nata nel 1938 a Lockport vicino a New York, Joyce Carol Oates ha scritto romanzi, raccolte di racconti e di poesie, lavori teatrali e saggi critici. Dal 1977 insegna all'Università di Princeton. Nel corso della sua carriera, ha ottenuto il National Book Award e il PEN/Malamud Award. È unanimemente riconosciuta come una delle voci più importanti della letteratura mondiale contemporanea.
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Indice di questa parte.
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Nota dell'autore.
Prologo.
Prima parte.
Il demone sposo.
La vigilia del Mercoledì delle ceneri, 1905.
Poscritto: Vigilia del Mercoledì delle ceneri, 1905.
Narciso.
La figlia spettrale.
La tromba dell'angelo; o: Mr Mayte della Virginia.
Nota dell'autore: lo snobismo di Princeton.
L'indicibile 1.
La ragazza in fiamme.
Nota dell'autore: la confessione dello storico.
La moglie spettrale.
Il demone sposo.
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Fine Indice.
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Indice di questa parte.
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Seconda parte.
La maledizione incarnata.
Il duello.
Poscritto: il dilemma dello storico.
L'indicibile 2.
Il marito crudele.
La ricerca incessante.
Ottobre 1905.
La creazione di Dio dal punto di vista dell'ipotesi evoluzionista.
Gli amanti fantasma.
Il Quaderno a Venature Turchesi.
Il Regno della Palude.
Poscritto: Archaeopteryx.
La maledizione incarnata.
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Fine Indice.
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Indice di questa parte.
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Terza parte.
Il cervello, dentro il suo solco.
Voci.
Tentatrice intellettuale.
Il gufo di vetro.
Il raziocinio, la nostra salvezza.
La slitta dai pattini ocra.
Frenesia rettile.
Poscritto: il fardello della Natura.
La sconfitta di Charleston.
Mia adorata.
Un tipo sottile nell'erba.
La nuova macchina del dottor Skaats Wheeler.
Quatre Face.
I tromboni d'angelo delucidati.
Armageddon.
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Fine Indice.
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Indice di questa parte.
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Quarta parte.
La maledizione esorcizzata.
Fredda primavera.
21 maggio 1906.
Il tenente Bayard di notte.
Poscritto: sui fatti dell'indicibile a Princeton.
Qui dimora la felicità.
L'anima nordica.
Terra incognita 1.
Terra incognita 2.
L'enigma di Wheatsheaf 1.
L'enigma di Wheatsheaf 2.
L'unico erede vivente del nulla.
La tentazione di Woodrow Wilson.
Poscritto: la seconda battaglia di Princeton.
La ricetta del dottor de Sweinitz.
La maledizione esorcizzata.
Una partita a dama.
La morte di Winslow Slade.
La rivoluzione è il momento delle risate.
Il miracolo di Crosswicks.
Epilogo.
Il patto.
Ringraziamenti.
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Fine Indice.
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IL MALEDETTO.
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Da piccolo e oscuro villaggio siamo diventati la capitale d'America.
Ashbel Green, parlando di Princeton.
New Jersey, 1783.
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Tutte le malattie dei cristiani sono causate dai demoni.
SANT'AGOSTINO.
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Nota dell'autore.
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Un avvenimento entra nella "storia" quando viene documentato. Ma le storie potrebbero essere molteplici, e in contrasto fra loro; così come molteplici, e in contrasto fra loro, sono le testimonianze oculari.
In questa cronaca dei misteriosi eventi, apparentemente collegati, verificatisi a Princeton, New Jersey, e nei dintorni, tra il 1900 e il 1910, le "storie" sono state condensate in una singola "storia" così come un decennio è stato condensato, per ragioni di unità estetica, in un periodo di circa quattordici mesi fra il 1905 e il 1906.
So che uno storico dovrebbe essere "oggettivo", ma sono così coinvolto in questa cronaca, e così ansioso di divulgare a un nuovo secolo di lettori alcune rivelazioni su una tragica sequenza di eventi verificatisi nei primi anni del Novecento nella zona centrale del New Jersey, che mi risulta difficile mantenere un tono misurato e, tantomeno, accademico. Mi hanno sempre lasciato sgomento le storie scadenti scritte sulla Princeton di quell'epoca, per esempio L'enigma irrisolto della maledizione di Crosswicks: un'inchiesta inedita (1949) di Q. T. Hollinger, una raccolta di verità, mezze verità e sfacciate menzogne pubblicata da uno storico dilettante del posto, nel tentativo di correggere gli errori più smaccati degli storici precedenti (Tite, Birdseye, Worthing e Croft-Crooke) e del best seller di un tempo, I vampiri assassini della vecchia Princeton (1938) di un autore "anonimo" (si ritiene fosse un residente del West End di Princeton), opera tristemente nota per la strumentalizzazione degli aspetti superficiali e "sensazionali" della Maledizione, su cui l'autore si dilunga a scapito di quelli più sottili e meno evidenti: psicologici, morali e spirituali.
M'imbarazzerebbe snocciolare qui, per intero e proprio all'inizio di questa cronaca, le mie particolari qualifiche per imbarcarmi in un progetto così impegnativo. Quindi dirò solo che, come molti personaggi chiave di questa cronaca, mi sono laureato all'università di Princeton (nel 1927). 
Sono da sempre un abitante di Princeton, nato nel febbraio del 1906, e battezzato nella Prima chiesa presbiteriana di Princeton; sono un discendente di due delle più antiche famiglie del posto, gli Strachan e i van Dyck; la residenza della mia famiglia era quella vecchia e austera dimora in pietra, in stile Normandia, al numero 87 di Hodge Road, ora appartenente a sconosciuti dal cognome che termina in stein, e che si dice abbiano barbaramente "sventrato" l'interno della casa per "ristrutturarla" in uno stile "più moderno". (Mi scuso per questa digressione! È uno sfogo non tanto emotivo quanto estetico e morale che prometto non si ripeterà.) Quindi, anche se ero ancora bambino nel periodo successivo all'epoca del "maledetto", ho trascorso la mia adolescenza a Princeton in tempi in cui si parlava spesso di quei tragici misteri, con terrore e meraviglia, e in cui le dimissioni forzate di Woodrow Wilson da rettore dell'università di Princeton, nel 1910, erano ancora motivo di rimpianto e insieme di maligna ilarità.
Grazie a questi e ad altri contatti, ho avuto accesso a molti documenti non disponibili agli storici, come lo scioccante diario in codice dell'inferma Mrs Adelaide McLean Burr, e le intime (e anch'esse piuttosto scioccanti) lettere personali di Woodrow Wilson all'amata moglie, Ellen, per non parlare dei deliri allucinatori dei nipoti "maledetti" di Winslow Slade. (Todd Slade era un compagno di corso più vecchio di me alla Princeton Academy, e lo conoscevo solo di vista.) Ho anche avuto accesso a molti altri documenti personali - lettere, diari, agende - mai disponibili prima a estranei. Inoltre, ho goduto del privilegio di consultare i Manoscritti e le Collezioni speciali della biblioteca Firestone dell'università di Princeton. (Anche se non posso vantarmi di aver esaminato con cura le leggendarie cinque tonnellate di materiale di ricerca, come ha fatto il primo biografo di Woodrow Wilson, Ray Stannard Baker, sono tuttavia sicuro di averne letto nel dettaglio almeno un'intera tonnellata.) Spero che non sembri presuntuoso da parte mia affermare che fra i viventi - oggi - nessun altro è in possesso di altrettante informazioni sulla natura privata e pubblica della Maledizione.
Il lettore, con ogni probabilità figlio di questo secolo, dev'essere dissuaso dal giudicare con troppa severità le persone di un'epoca passata. Ed è ingenuo pensare che, al posto loro, avremmo respinto meglio le incursioni della Maledizione; o avremmo resistito con più forza alla tentazione di disperare. Non è difficile per noi, che viviamo settantanni dopo che la Maledizione, o, come veniva chiamata talvolta, l'Orrore, aveva esaurito il suo corso, individuare uno schema mentre emergeva; ma immaginate la confusione, la preoccupazione e il panico patiti dagli innocenti durante quei quattordici mesi di crescente e inspiegabile calamità! Come le prime vittime di una terribile pestilenza non possono sapere quali siano l'intensità, la portata e il grigiore del destino che le attende, così la maggioranza delle vittime della Maledizione non poteva comprendere la propria situazione - vedere che dietro i numerosi mali scatenati contro di loro, in quei luoghi ironicamente idilliaci, si celava un unico Male.
Infatti, pensateci: potrebbero dei semplici pedoni di una partita a scacchi immaginare di essere solo delle pedine, prive del controllo del proprio destino? Cosa potrebbe dar loro il potere di elevarsi al di sopra della scacchiera, a un'altezza da cui la strategia della partita diventi chiara? Temo sia molto improbabile, tanto per loro che per noi: non possiamo sapere se agiamo o siamo agiti; se siamo pedine del gioco, o siamo noi stessi il gioco.
M. W. van Dyck Secondo.
Tenuta di Eaglestone.
Princeton, New Jersey.
24 giugno 1984.
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Prologo.
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È un pomeriggio d'autunno, prossimo al crepuscolo. Il cielo a occidente è una ragnatela d'oro traslucido. Sto viaggiando in carrozza - due cavalli, lo scalpiccioattutito degli zoccoli, stradine di campagna in mezzo a campi collinosi sfiorati dai raggi obliqui del sole - verso il villaggio di Princeton, New Jersey. Il passo incalzante dei cavalli ha un che di onirico, così come il dondolio della carrozza; e
chiunque sia colui che guida i cavalli non riesco a vederne il volto, solo la schiena, rigida, dritta, in un'attillata giubba scura.
Accelerazione di un battito cardiaco che dev'essere il mio, anche se sembra sprigionarsi dall'esterno, come un'intensa vibrazione della terra stessa. E un senso d'euforia che pare scaturire non da me, ma dalla campagna. Come sono speranzoso!
Emozionato! Con quale candido affetto, che sfuma nella meraviglia, accolgo questo paesaggio familiare anche se quasi dimenticato! Campi di granturco, campi di frumento, pascoli in cui le mucche da latte brucano come immobili figure di un paesaggio di Corot... i richiami dei merli dalle ali rosse e degli storni.
.. il torrente Stony Brook dal basso fondale ma dalla rapida corrente e lo stretto ponte di legno sulle cui assi rimbombano gli zoccoli dei cavalli e le ruote della carrozza... un odore di terra ricca e umida, di messi... vedo che mi stanno trasportando lungo la Great Road, mi avvicino a casa, mi avvicino alla misteriosa origine della mia nascita. Questo viaggio che intraprendo con tale trepidazione riguarda uno spazio non tanto geografico quanto temporale, perché la mia destinazione
è l'anno 1905.
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Il 1905. L'anno della Maledizione.
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Ora, quasi troppo presto, entro nei sobborghi di Princeton. È una cittadina di campagna con solo qualche migliaio di abitanti, una popolazione gonfiata dagli studenti universitari durante l'anno accademico. Guglie di chiese svettano nella vicina lontananza, perché ci sono numerose chiese a Princeton. Fattorie di modeste dimensioni hanno lasciato il posto a case più grandi. Man mano che la Great Road procede, case sempre più grandi.
Che strano, penso, non ci sono figure umane. Nessun'altra carrozza, o autovettura.
Una stalla, un lungo tratto di recinzione in ferro battuto su Elm Road, e dietro la Canonica di Crosswicks, nascosta da olmi, querce e sempreverdi alti e splendidi; ecco un pascolo che costeggia il Seminario teologico di Princeton, un edificio in mattoni rossi intorno al quale crescono altri alberi, alberi giganteschi sembrano, le cui radici contorte sono esposte. Ora, su Nassau Street, sto attraversando il cancello in ferro battuto che porta all'università, alla leggendaria Nassau Hall dove un tempo si riunì il Congresso continentale, nel 1783. Eppure, non c'è nessuno sul campus di Princeton, è tutto vuoto, deserto. Vorrei tanto che mi portassero su Bayard Lane fino a Hodge Road, alla casa della mia famiglia; quanto anela il mio cuore a imboccare il vialetto, ed essere condotto fin sulla porta laterale di casa, da cui potrei entrare con un irrefrenabile grido di gioia: "Sono qui! Sono a casa!". Ma il vetturino sembra non sentirmi. O forse sono troppo timido per richiamare la sua attenzione, per revocare le indicazioni che ha ricevuto.
Passiamo davanti a una chiesa con un'abbagliante facciata bianca, e una croce alta e scintillante che riflette la luce del sole; la carrozza sbanda all'improvviso, come se uno dei cavalli avesse un sassolino nello zoccolo; sto guardando il camposanto, perché ora siamo su Witherspoon Street, quasi nel quartiere negro, e il pensiero mi colpisce affilato come una lama di coltello che mi penetra nella carne: "Ahimè, sono tutti morti ormai... ecco perché non c'è nessuno qui. Tranne me”.
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PRIMA PARTE.
IL DEMONE SPOSO.
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La vigilia del Mercoledì delle ceneri, 1905.
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1.
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I miei colleghi storiografi saranno scioccati, sgomenti, e forse increduli,
perché oso insinuare che la Maledizione non si manifestò per la prima
volta il 4 giugno 1905, il disastroso mattino del matrimonio di Annabel
Slade, e data cui in genere viene fatto risalire l'inizio delle manifestazioni
pubbliche della Maledizione, ma un po' prima, verso la fine dell'inverno,
la vigilia del Mercoledì delle ceneri al principio di marzo.
Accadde la sera in cui Woodrow Wilson fece una visita (clandestina) al
suo mentore di lunga data, Winslow Slade, ma fu anche la sera del giorno
in cui il senso della famiglia di Woodrow Wilson, anzi la sua stessa
identità razziale, subì un trauma considerevole.
Iniziò in modo innocente: alla Nassau Hall, nell'ufficio del rettore, con la
visita di un giovane seminarista di nome Yaeger Washington Ruggles che
era stato assunto come precettore di latino all'università, per contribuire
all'istruzione degli studenti. (Impegnato a riformare la qualità dell'istruzione
a Princeton, con la sua fama di scuola influenzata dai pregiudizi
del Sud, frequentata soprattutto da ragazzi presbiteriani, in confronto alla
quale la rivale Harvard University era un paradigma d'eccellenza accademica,
Woodrow Wilson aveva avviato un nuovo sistema pedagogico
in cui giovani brillanti venivano assunti per assistere i professori più anziani
nelle loro lezioni; Yaeger Ruggles era uno di questi giovani precettori,
popolare tanto nelle migliori case di Princeton quanto all'università,
come capita spesso agli scapoli d'oro in una città universitaria.) Yaeger
Ruggles era un ragazzo snello e slanciato, della Virginia, con una voce
suadente, lontano cugino di Wilson, e si era presentato da solo al rettore
dell'università dopo essersi iscritto al Seminario teologico di Princeton;
Wilson l'aveva assunto personalmente come precettore, colpito dalla sua
cortesia, dal portamento e dall'intelligenza. Al loro primo incontro, Yaeger
Ruggles aveva portato con sé la lettera di un'anziana zia, di Roanoke, a
sua volta cugina della prozia paterna di Wilson. Questa intricata rete di
parentele era tipica del Sud; nonostante il fatto che il ramo della famiglia
di Woodrow Wilson fosse chiaramente più facoltoso e socialmente più illustre
di quello di Yaeger Ruggles, che risiedeva soprattutto nella zona
montagnosa a ovest di Roanoke, Woodrow Wilson si era adoperato per
fare amicizia con il giovane, invitandolo alle serate e ai ricevimenti più
importanti che teneva a casa sua, e presentandolo ai figli e alle figlie di
ricchi vicini e colleghi di Princeton. Sebbene avesse oltre vent'anni più di
Ruggles, Woodrow Wilson vedeva nel suo giovane lontano parente qualcosa
di se stesso, quando, molti anni prima, era stato studente di legge nella
Virginia con un forte interesse per la teologia. (Woodrow Wilson era figlio
di un eminente ministro presbiteriano che era stato cappellano nell'esercito
confederato; suo nonno materno era ministro presbiteriano a Rome,
in Georgia, religioso devoto e conservatore in politica.) All'epoca della visita
di Yaeger Ruggles al rettore Wilson nel suo ufficio alla Nassau Hall,
i due si conoscevano da un paio d'anni. Woodrow Wilson non aveva frequentato
il suo giovane parente quanto avrebbe voluto, perché la sua vita
sociale a Princeton doveva essere impiegata a coltivare i rapporti con persone
ricche e influenti. «Un'università privata ha bisogno di donazioni.
La sola retta non basta a coprire le spese» così diceva spesso Woodrow
Wilson, nei discorsi pubblici e nelle conversazioni private. Gli dispiaceva
non vedere Yaeger più di frequente, perché aveva tre figlie ma nemmeno
un figlio; e con la malattia cronica della moglie, che era diventata
una sorta di malattia dell'anima, e con l'avanzare dell'età, era improbabile
che Woodrow avrebbe mai avuto un figlio maschio. I caldi occhi scuri
e intelligenti di Yaeger non mancavano di suscitare in Woodrow un'indefinibile
emozione, che aveva l'intensità del ricordo. Il giovane aveva i
capelli molto scuri, com'erano stati un tempo quelli di Woodrow, ma folti
ed elastici, mentre quelli di Woodrow erano piuttosto radi, schiacciati
sulla testa. E c'era anche qualcosa di elettrizzante nella voce dolcemente
baritonale di Yaeger, che sembrava risvegliare in Wilson il ricordo di una
o più voci amate della sua infanzia in Virginia e Georgia. Woodrow aveva
avuto l'impulso irresistibile (sin dall'infanzia nella sua severa famiglia
presbiteriana, era soggetto a impulsi e desideri quasi irrefrenabili di ogni
tipo, cui raramente cedeva) di mettersi a cantare in presenza di Yaeger,
così che magari il giovane si unisse a lui; perché Woodrow aveva amato i
suoi cori universitari, e gli piaceva pensare di avere una discreta voce tenorile,
anche se non coltivata e, negli ultimi anni, inutilizzata.
Ma sarebbe stato un inno protestante quello che Woodrow avrebbe intonato
con Yaeger, qualcosa di malinconico, triste, struggente e deliziosamente
remissivo... "Rock of Ages, cleftfor me! Let me hide myself in Thee! Let
the water and the blood, that thy wounded side didflow..."(1).
Woodrow non aveva ancora sentito Yaeger parlare in pubblico, ma aveva
predetto, nei circoli di Princeton, e proprio al decano stesso del seminario,
che il suo giovane "cugino della Virginia" un giorno sarebbe stato
un eccellente ministro - e allora, pensava ironicamente Woodrow, anche
Yaeger avrebbe capito il valore di coltivare i rapporti con le persone abbienti
a discapito delle preferenze personali.
Ma, quel pomeriggio, Yaeger Washington Ruggles non era sereno e compassato
come al solito. Sembrava trafelato, come se avesse salito di corsa la
scalinata in pietra della Nassau Hall; non sorrideva con la stessa prontezza
e simpatia di sempre. E anche la sua stretta di mano, di solito così ferma e
calorosa, era affrettata. Woodrow notò con una fitta di dispiacere (perché lo
addolorava dover biasimare anche se solo interiormente qualcuno che gli
piaceva) che il collarino della camicia da seminarista era aperto sulla gola,
come se il giovane, nel tentativo di respirare, l'avesse inconsapevolmente
strappato; non si era rasato con cura e la sua pelle, sempre di un colorito
più sano di quella di Woodrow, sembrava scurita, come da un'ombra.
«Woodrow! Ti devo parlare.»
«Ma certo, Yaeger... stiamo parlando.»
Woodrow fece per alzarsi dalla sedia, dietro l'enorme scrivania; poi rimase
seduto, nella sua postura piuttosto formale. L'ufficio del rettore era
tappezzato di libri, dal pavimento al soffitto; le finestre della facciata
davano sull'erba ben curata del pittoresco prato anteriore della Nassau Hall,
che si estendeva fino a Nassau Street e ai cancelli di ferro battuto dell'università;
e, sul retro, inquadravano un altro poggio erboso che portava agli
edifici della Clio and Whig Halls Society(2) maestosi templi neoclassici di
sorprendente, ancorché incongrua, bellezza attica in mezzo al complesso
architettonico universitario più cupo e gotico. Sulla parete alle spalle di
Woodrow c'era un ritratto di Aaron Burr Senior con la parrucca, il primo
rettore dell'università di Princeton a entrare in carica alla Nassau Hall.
«Yaeger, che ti succede? Sembri turbato.»
«Hai saputo, Woodrow? Il fatto terribile accaduto ieri a Camden?»
«Santo cielo, credo... credo proprio di non aver "saputo"... Di cosa si tratta?»
Woodrow sorrise, perplesso. I suoi lucidi occhiali scintillarono.
In realtà nel corso della giornata Woodrow aveva sentito parlare di un
fatto increscioso, ma solo a spizzichi e bocconi, prima al Nassau Club dove
aveva pranzato con parecchi membri del consiglio d'amministrazione, poi
vicino alla scalinata anteriore della Nassau Hall dove aveva sentito molti
precettori confabulare fra loro a bassa voce. (Era uno degli svantaggi della
posizione di rettore, mentre non lo era stato ai tempi in cui Woodrow
era un professore molto popolare dell'università, il fatto che, appena lo
vedevano, soprattutto i docenti più giovani, sembravano bloccarsi, e gli
sorridevano con un'espressione di forzata cortesia e affabilità.) E quella
mattina a colazione, nella sua residenza di Prospect House, gli era parso
che la loro domestica negra, Clytie, fosse rimasta insolitamente silenziosa
e avesse risposto a malapena quando Woodrow l'aveva salutata con
il consueto sorriso smagliante e il caloroso: «Buongiorno, Clytie! Cosa ci
hai preparato di buono oggi?». (Perché Clytie, nata a Newark, nel New
Jersey, aveva antenati del Sud e sapeva preparare il tipo di colazioni che
Woodrow soleva consumare da bambino ad Augusta, in Georgia, e in altri
Stati meridionali; aveva un meraviglioso talento, e spesso cucinava sorprese
speciali per la famiglia Wilson: tortino di zucca e mais, focaccine al
sugo di salsiccia, pancake al mirtillo con sciroppo d'acero, semolino cremoso
al formaggio e uova strapazzate al prosciutto di cui Woodrow, col
suo stomaco sensibile, poteva gustare solo un assaggio, ma che gli riuscirono
molto gradite come inizio di quella che probabilmente sarebbe stata
una delle sue giornate più complicate, spossanti e persino rischiose alla Nassau Hall.)
Sebbene Woodrow avesse invitato Yaeger Ruggles a sedersi, il giovane
seminarista parve non sentirlo e rimase in piedi; anzi, prese a misurare la
stanza a passi nervosi limando i nervi del suo anziano congiunto, e si mise
a parlare in modo sconclusionato e incoerente di - (il termine era così triviale
che Woodrow s'irrigidì quasi a contrastarne il suono) - un incidente
che si era verificato la sera prima a Camden, New Jersey: un linciaggio.
E un altro termine sgradevole imbarazzò moltissimo Woodrow, perché
i suoi genitori e i parenti della Georgia e della Virginia non erano contrari
agli obiettivi dell'organizzazione protestante, anche se non ne approvavano i metodi specifici: Ku Klux Klan.
«Ci sono state due vittime, Woodrow! Di solito, ce n'è una sola - un
uomo indifeso, un uomo nero indifeso - ma ieri sera, a Camden, in quel
posto infernale, che è un centro della "supremazia bianca", ci sono state
due vittime: un maschio e una femmina. Un ragazzo di diciannove anni e
sua sorella di ventitré, che era incinta. Non troverai i loro nomi sui giornali,
il quotidiano di Trenton non ha nemmeno accennato al linciaggio, e
quello di Newark ha inserito un trafiletto in una pagina interna. Il Klan
ha guidato una folla di gente - non solo uomini, ma anche donne e bambini
- alla ricerca di un giovane nero il quale avrebbe insultato un uomo
bianco per strada; nessuno era sicuro dell'identità del giovane nero, ma
ne hanno trovato un altro di nome Pryde che rincasava dal lavoro, l'hanno
aggredito e picchiato brutalmente, infine lo hanno trascinato verso un
albero per impiccarlo, e sua sorella ha cercato di fermarli, ha cercato di
aggredire alcuni di loro ed è stata arrestata dallo sceriffo della contea di
Camden e ammanettata, e poi consegnata alla folla. A questo punto...»
«Yaeger, per favore! Non parlare a voce così alta, il personale dell'ufficio
potrebbe sentirti. E per favore - se puoi - smettila di andare avanti e indietro.»
Woodrow si tolse un fazzoletto di tasca e si picchiettò la fronte accaldata.
Come si sentiva fiacco! Quella brutta storia era l'ultima cosa che si
aspettava di ascoltare, nel bel mezzo di una serie di appuntamenti pomeridiani,
nell'ufficio del rettore alla Nassau Hall.
E Woodrow era seriamente preoccupato al pensiero che il personale del
suo ufficio, la segretaria Matilde e le assistenti potessero udire la voce esagitata
del seminarista e parte delle sue parole, che non avrebbero mancato di spaventarle.
Yaeger protestò: «Ma Woodrow, il Klan ha ucciso due persone innocenti
l'altra notte, a meno di ottanta chilometri da Princeton, da questo stesso
ufficio! Il fatto che siano "negri" non rende la loro sofferenza e le loro
morti meno orribili. Ne stanno parlando tutti, ne parlano i nostri studenti,
alcuni di loro, del Sud, scherzandoci sopra, ne parlano i tuoi colleghi del
corpo docente - ogni negro di Princeton lo sa, o ne sa qualcosa - e l'aspetto
più odioso è che dopo che i leader del Klan hanno impiccato il giovane,
e gli hanno dato fuoco cospargendo il cadavere di benzina, la sorella
è stata trascinata nello stesso posto, per essere uccisa accanto a lui. E lo
sceriffo della contea di Camden non ha fatto niente per evitare gli omicidi
e non ha nemmeno tentato di arrestare o interrogare qualcuno subito
dopo l'accaduto. Pare si fossero riunite più di settecento persone alla periferia
di Camden, per assistere al linciaggio. Si dice che alcuni avessero
attraversato il ponte da Philadelphia: il linciaggio doveva essere stato programmato
in anticipo. I corpi hanno continuato a bruciare per un bel po',
e intanto qualcuno tra la folla faceva fotografie. Che incubo! Nella nostra
nazione cristiana, quarant'anni dopo la Guerra civile. Mi dà la nausea, mi
disgusta... Questi linciaggi sono comuni nel Sud, e gli assassini non vengono
mai consegnati alla giustizia, e ora nel New Jersey sono aumentati,
c'è stato un linciaggio a Zarephath solo un anno fa, dove i "suprematisti
bianchi" hanno la loro chiesa, la Colonna di Fuoco, e a Pine Barrens, e a Cape May...».
«Questi sono fatti terribili, Yaeger, ma... perché me ne parli proprio
adesso? Sono sconvolto anch'io, è ovvio, come cristiano non posso tollerare
l'omicidio, né alcun tipo di violenza di massa, dobbiamo avere uno
"Stato di diritto" e non seguire l'impulso, ma se le forze dell'ordine si rifiutano
di arrestare i colpevoli e il sentimento locale rende improbabili un
rinvio a giudizio e un processo, cosa dovremmo fare, noi qui a Princeton?
Ci sono luoghi incivili in questo Paese, così come nel mondo, a volte, uno spirito scellerato, malvagio...»
Woodrow stava parlando rapidamente. Ormai era in piedi, agitato. Non
gli faceva bene, il suo medico l'aveva avvisato, agitarsi, lasciarsi sconvolgere
o persino emozionarsi; fin dall'infanzia, Woodrow era stato un bambino
ipersensibile, cagionevole fino alla tarda adolescenza; non sopportava
che si parlasse a voce alta o in modo esagitato in sua presenza, il cuore
cominciava a battergli rapido e irregolare, trasportando un'insufficiente
quantità di sangue al cervello, che iniziava a "venir meno", e così ora
Woodrow si ritrovò piegato in avanti, i palmi delle mani appoggiati sul
sottomano, la vista offuscata e le orecchie che gli fischiavano; il suo medico
l'aveva anche messo in guardia contro la pressione alta, ricorrente
nella sua famiglia paterna, che avrebbe potuto provocare un colpo apoplettico;
proprio mentre il suo sconsiderato giovane congiunto osava interromperlo
con altri dettagli di quella storia raccapricciante, e altre parole,
sgradevoli e ingiustamente accusatorie: «Tu, Woodrow, con l'autorità del
tuo ufficio, puoi prendere la parola contro queste atrocità. Potresti unirti
ad altri leader di Princeton, Winslow Slade, per esempio, sei un buon
amico del reverendo Slade, ti ascolterebbe, e anche altri lo farebbero, fra
i tuoi autorevoli amici. L'orrore del linciaggio è che nessuno lo ferma; fra i
cristiani autorevoli come te, nessuno vi si oppone apertamente».
Woodrow obiettò che non era vero: «In molti hanno preso la
parola contro... questa terribile violenza di massa... i "linciaggi". Io mi sono espresso
contro i... "i-linciaggi". Spero che il mio esempio di cristiano sia stato
- sia - un modello di... fede cristiana - "Ama il prossimo tuo come te
stesso" - è il lignaggio della nostra religione...». (Dannazione! Non voleva
dire lignaggio: qualche demone gli aveva aggrovigliato la lingua, mentre
Yaeger lo guardava con aria inespressiva.) «Dovresti saperlo, Yaeger,
certo che lo sai, il mio più grande sforzo qui, a Princeton, è stato di riformare
l'università - trasformare i corsi di studio, per esempio - e instillare
una maggiore democrazia ovunque fosse possibile. I circoli privati degli
studenti dell'alta società - ovvero gli eating club - l'"aristocrazia" trincerata...
li ho combattuti, devi sapere, da quando ho assunto la mia carica.
E questo mio nemico, il decano West! Lui è la nemesi che devo sconfiggere,
o rendere meno potente, prima di potermi assumere la responsabilità
di... di...» Woodrow cominciò a balbettare, non sapendo cosa intendeva
dire. Accadeva spesso che i suoi pensieri fossero più veloci delle parole,
quando si lasciava prendere dall'emotività; che era il motivo per cui,
come gli era stato detto, e come si era detto lui stesso, non doveva lasciarsi
trasportare da nessuna forte emozione «... di affrontare il Klan, e la moltitudine
dei suoi sostenitori in questo Stato, che non sono numerosi come
nel Sud e però - e però - sono molti...»
«"Sostenitori" in questo Stato? Vuoi dire "ipocriti cristiani rispettosi della
legge"? Che vadano all'inferno! Tu devi parlare apertamente.»
«I-Io devo "parlare"...? Ma... insomma, la questione non è così... semplice...»
Era stato uno shock per Woodrow, anche se non proprio una sorpresa, che i venticinque membri del consiglio d'amministrazione dell'università di Princeton, che l'avevano nominato scegliendolo tra le file del corpo docente e i cui ordini ci si aspettava eseguisse almeno fino a un certo punto, non fossero, nel complesso, del tutto ostili alla dottrina della supremazia bianca, come non si tardò a scoprire, anche se erano indubbiamente inorriditi, come lo sarebbe qualsiasi persona civile, dalle strategie di terrore del Klan. L'obiettivo dell'attività vigilante del Klan era tenere i negri al loro posto e non la violenza fine a se stessa, come proclamavano i sostenitori del Klan.
Evitare l'imbastardimento della razza bianca era un principio ancora più basilare, con cui ben pochi caucasici sarebbero stati in disaccordo.
Ma Woodrow non poteva sperare di ragionare con Yaeger Ruggles, nell'eccitabile stato emotivo in cui si trovava il seminarista.
E Woodrow non poteva nemmeno proseguire la conversazione in
quel momento, perché aveva un appuntamento urgente qualche minuto
dopo, con uno dei suoi (pochi, purtroppo) confidenti del corpo docente
di Princeton; per di più provava una nausea inequivocabile, il segnale
d'allarme di una nausea ancor più estrema che sarebbe esplosa se non si
fosse affrettato a prendere un cucchiaino della medicina "calmante" prescrittagli
dal dottor Hatch, tenuta in un cassetto della scrivania del rettore.
«Ebbene, Yaeger. È un fatto terribile, terribile - come mi hai raccontato -
un cosiddetto... "linciaggio"... Potremmo aspettarcelo nel Sud del New
Jersey ma non a Camden, così vicino a Philadelphia! Ma temo di non poter
continuare a parlare con te, ho un appuntamento alle... Yaeger, cosa c'è che non va?»
Woodrow era scioccato nel vedere che il suo giovane congiunto, che
l'aveva sempre trattato con estremo rispetto e ammirazione, ora lo fissava
con sguardo truce, come un adolescente imbronciato e supponente che guardi in cagnesco un genitore.
Le guance mal rasate tremavano di disprezzo, o di aperta avversione.
Le narici erano dilatate, scurissime. E gli occhi adesso non erano più così affascinanti ma piuttosto sporgenti, come quelli di una bestia feroce pronta a spiccare un balzo.
La voce di Yaeger non era melodiosa e gentile, adesso, ma francamente
insolente: «Cosa c'è che non va in chi, Woodrow? In me, o in te?».
Woodrow protestò rabbioso: «Yaeger, adesso basta. Sarai anche un lontano
parente, da parte della famiglia di mio padre, ma questo... questo
non... ti autorizza a mancarmi di rispetto, né a gridare così, turbando il mio personale. Questo "brutto episodio" - per come me l'hai raccontato
- è un buon esempio del perché non dobbiamo permettere alle nostre
emozioni di dominarci. Dobbiamo avere una... una società basata sulla legge... e non... non sull'anarchia».
Caparbio, Yaeger insistette: «Almeno, parlerai con Winslow Slade? Se
potesse predicare dal suo pulpito, questa domenica, sarebbe un'ottima
cosa, una cosa coraggiosa per Princeton; e magari finirebbe sui giornali.
E se anche il rettore di Princeton, Woodrow Wilson, potesse rilasciare una dichiarazione pubblica...».
«Yaeger, te l'ho detto! Non posso parlarne ora. Ho un appuntamento
alle tre e un quarto, e m-mi sento poco bene, dopo il nostro colloquio.»
«Oh, mi scuso per questo. Mi dispiace davvero molto.»
(Stava facendo del sarcasmo? Woodrow non riusciva a crederci.)
Woodrow avrebbe voluto obiettare: lui era amico della razza negra, senza alcun dubbio!
Era un democratico. In ogni discorso pubblico, parlava di eguaglianza.
Anche se, indubbiamente, non credeva nel diritto di voto alle donne.
Pochissime persone nella sua cerchia intima, compresa la cara moglie,
Ellen, credevano in un'idea così radicale e innaturale.
Woodrow avrebbe voluto spiegare a Yaeger quanto egli fosse esplicitamente
e sistematicamente imparziale verso i negri. Nonostante le proteste
di alcuni membri del consiglio d'amministrazione e del corpo docente,
aveva fatto in modo che Booker T. Washington non solo fosse invitato
alla cerimonia del suo insediamento alla presidenza di Princeton, in quanto negro saggio e colto che promuoveva una "gradualità" nelle riforme razziali, diversamente dal radicale W. E. B. DuBois, ma che all'educatore negro venisse anche chiesto di tenere uno dei discorsi della cerimonia, al
fianco di molte fra le personalità bianche più illustri del tempo.
Booker T. Washington era stato persino accolto a un pranzo inaugurale
tenutosi a Prospect, dove si era seduto tra gli altri ospiti nel modo più
rilassato; anche se non gli era stato esteso l'invito a una sontuosa cena al
Nassau Club, la sera prima, visto che il Nassau Club non ammetteva negri
sulla sua proprietà (se non nella veste di domestici). Questo, il rettore
Wilson non aveva avuto il potere di modificarlo, visto che il Nassau era un club privato.
Inoltre, il professor van Dyck del dipartimento di filosofia raccontava
spesso di come un certo reverendo Robeson, della Chiesa presbiteriana
di Witherspoon Street, avesse aspirato a un incontro con il rettore
dell'università di Princeton, per suggerire che suo figlio Paul, studente
e atleta "straordinario" stando a quanto diceva il padre, venisse ammesso
all'università; senza rendersi conto, data la cortesia con cui Woodrow
Wilson aveva accolto questa notevole richiesta, di quanto fosse sfrontata;
e signorile invece la risposta di Wilson: "Reverendo, sono sicuro che
suo figlio sia davvero 'straordinario'. Ma non è esattamente il momento
storico più adatto perché un ragazzo negro s'iscriva a Princeton, temo
che quel momento sia ancora molto di là da venire". Fintantoché i negri
- i moretti, come venivano più affettuosamente chiamati quando Woodrow
era bambino - sapevano stare al loro posto, e non erano negligenti come
domestici e operai, il dottor Wilson aveva pochissimi pregiudizi nei loro confronti, nel complesso.
«Sì» disse Yaeger, rigirando il coltello nella piaga, con la stessa crudeltà
che un adolescente infliggerebbe al proprio padre, «sarebbe tragico se
ti sentissi "poco bene", a causa del mio sgradito appello.»
In un angolo della sua mente, o del suo cuore, che non era affatto indurito
come Yaeger Ruggles sembrava insinuare, Woodrow era profondamente
ferito dal fatto che il giovane cui teneva tanto, di colpo sembrasse
tenere così poco a lui. Con freddezza, disse:
«Qui c'è qualcosa di misterioso, credo, Yaeger... sui motivi per cui sei così... così preoccupato...».
«"Misterioso"? Lo credi davvero, Woodrow?» chiese Yaeger con un sorriso
insolente; aveva sorriso tutto il tempo al suo anziano congiunto, un
ghigno privo di gioia, simile alla smorfia di un doccione. Anche lui era
agitato, tremava persino, ma non potè resistere ad avere l'ultima parola
mentre si preparava a lasciare l'ufficio del rettore: «Non mi hai mai osservato
abbastanza attentamente, "cugino Woodrow". Se l'avessi fatto, o
se fossi capace di tale perspicacia, sapresti esattamente perché io, e altri
come me in questi maledetti Stati Uniti d'America, siamo così preoccupati».
Allora, proprio mentre Yaeger se ne andava con aria sprezzante, Woodrow
vide, all'improvviso... vide i lineamenti del giovane, le labbra, il naso, la
consistenza e il colore della sua pelle, persino la natura vagamente crespa
dei suoi capelli... vide e, con un moto di orribile disgusto, comprese.
Rettore Wilson! Oh... rettore Wilson!
Sta bene? Si è fatto male? Lasci che l'aiutiamo a rialzarsi, a tornare alla sua scrivania...
Dobbiamo chiamare il dottor Hatch? Dobbiamo chiamare... Mrs Wilson?
Non furono convocati né il dottor Hatch né Mrs Wilson. Perché Woodrow
si riprese completamente, nel giro di pochi minuti.
Però ne aveva abbastanza della Nassau Hall, per quel giorno.
Sebbene ancora incerto sulle gambe, e livido in volto, il rettore Wilson
insistè per tornare da solo alla sua residenza, a Prospect, collocata nel
cuore del campus universitario: un austero esempio di architettura neorinascimentale,
realizzato dall'architetto John Notan, che era la casa del rettore dell'università.
Una specie di boccia di vetro per i pesci, così Woodrow vedeva l'edificio.
Ed Ellen e le loro figlie vi si sentivano a disagio - perché quei burloni
degli studenti universitari potevano circondare la casa a loro piacimento,
nell'oscurità, per spiare dalle finestre dietro gli avvolgibili.
Tuttavia, Prospect era una residenza molto gradevole e imponente. E
Woodrow era immancabilmente grato di essere lui a viverci; e non, come
il destino avrebbe potuto disporre, un altro uomo.
Per fortuna, Ellen era fuori. Le ragazze erano ancora a scuola. Clytie e
Lucinda erano nello scantinato a fare il bucato: l'odore di panni bagnati,
un odore più intenso e penetrante, di detersivo e anche di liscivia, provocarono
in Woodrow una delle sue fitte di ricordi dolorosi dell'infanzia, che
accrebbe il suo senso di disagio e timore.
Era una casa di femmine. E lui, spesso, non riusciva a respirare.
Quel pomeriggio, però, gli fu concesso di salire senza ostacoli nella penombra
della camera matrimoniale dove, nell'intimità del suo vano guardaroba,
fu libero di scegliere una prima pillola, una seconda, e una terza
dal suo armamentario di pasticche, medicinali e "tonici" - che rivaleggiava
con l'armamentario cui un tempo ricorreva sua madre.
La cara mamma di Woodrow! Come gli mancava, soprattutto nei momenti di debolezza.
Lei sì che sapeva guidarlo. Lei avrebbe saputo indicargli la linea da seguire
in questa faccenda della sua nemesi, il decano West.
Quanto poi alla storia dell'orribile linciaggio a opera del Klan - Mrs
Wilson non avrebbe parlato di un fatto così ripugnante, quand'anche ne fosse venuta a conoscenza.
Infatti, ci sono cose troppo sgradevoli perché le donne ne sappiano qualcosa.
Donne cristiane perbene, almeno.
L'uomo ha il dovere di proteggerle. Non può portare a niente di buono che sappiano tutto ciò che dobbiamo sapere noi.
I parenti sudisti di Woodrow avrebbero fatto notare che la violenza di
massa contro i negri era una conseguenza dell'abolizione della schiavitù
- la colpa, se mai colpa c'era, doveva essere attribuita a chi di dovere,
agli abolizionisti e ai guerrafondai fra i repubblicani.
La sconfitta della Confederazione era la sconfitta di... di una forma di
civiltà superiore a quella dei suoi conquistatori.
Spaventoso, quello che Yaeger Ruggles gli aveva rivelato! A lui, che aveva
tanto apprezzato quel giovanotto, e lo aveva nominato, forse precipitosamente, precettore di latino.
Quella nomina, il dottor Wilson avrebbe dovuto riconsiderarla.
E, forse, avrebbe dovuto anche avere una conversazione privata con il
reverendo Shackleton, capo del Seminario teologico di Princeton.
Ingiuste! E davvero volgari! Le accuse che Yaeger Ruggles gli aveva mosso.
In simili momenti di spossatezza era consuetudine di Woodrow inzuppare
una compressa di garza in acqua fredda, sdraiarsi sul letto e mettersi
la compressa sugli occhi doloranti. Ben presto provava un fremito voluttuoso
di resa a... non sapeva a cosa.
Il Regno della Palude. Lo pregava di entrare! Ah, entra!
Lì, tutti i desideri vengono esauditi. I più proibiti, i più squisiti.
Non aveva avuto la forza di spogliarsi. Si era tolto solo le lucide scarpe
nere. Allineate con cura sul tappeto.
Woodrow era così inerte nel sonno, che non correva il rischio di sgualcire
la camicia bianca di cotone, il panciotto e i pantaloni ben stirati. Dormiva
così immobile, in quei momenti, che non c'era pericolo che sudasse e inumidisse i vestiti.
Eppure, la testa gli ronzava come uno sciame di calabroni.
Non potrò mai dirlo a Ellen. Quella povera donna ne sarebbe sconvolta, inorridita:
il giovane "cugino" fedifrago è venuto in casa nostra, su mio invito; si è
seduto alla mia tavola, come mio ospite; ha conversato con le mie care figlie...
Ora tutto l'orrore della rivelazione si riversò su Woodrow: nella più totale
ignoranza, aveva messo in pericolo la sua Margaret, la sua Jessie e la sua Eleanor.
...
.
...
Note.
1. "Roccia eterna, scavata per me, lascia ch'io mi nasconda in Te! Lascia che l'acqua e il sangue che dal tuo fianco ferito sgorgaron..." È l'attacco dell'inno Rock of Ages, scritto dal reverendo Augustus Montague Toplady (1740-1778). [NdT].
2. Originariamente due società studentesche distinte, Plain Dealing Club (Whig Halls) e Well Meaning Club (Clio), nate all'incirca nel 1765 per promuovere le attività letterarie e di dibattito, prassi molto comune nelle università statunitensi, e poi riunitesi in un'unica società, American Whig-Cliosophic Society, nel 1928. [NdT]
Fine note.
...
.
...
2.
...
.
...
Fu un incontro segreto a notte fonda, proprio la vigilia del Mercoledì delle
ceneri, non registrato in alcun documento se non, in codice, nel diario
di Woodrow Wilson nel marzo del 1905(1).
Fu, si potrebbe dire, un incontro clandestino. Perché tale lo considerava
Woodrow Wilson, tribolato nello spirito.
Lo implorerò. Mi umilierò, e chiederò aiuto.
Non sono orgoglioso... non più!
Quest'incontro, più del precedente fra Woodrow Wilson e il suo impetuoso
giovane congiunto Yaeger Ruggles, segna la prima vera comparsa
della Maledizione; come un primo sintomo, discreto e facilmente sottovalutato,
segna l'imminente comparsa di una malattia mortale.
Allo stesso modo, si potrebbe dire, i primi sintomi del crollo di Woodrow
Wilson, del colpo apoplettico e del collasso del maggio 1906, si prefigurarono
lì, negli eventi di quel giorno, non sospettabili da Woodrow Wilson,
dalla sua famiglia e dai suoi amici più fidati.
Perché quella sera, dopo cena, sentendosi più vigoroso, nonostante mille
timori gli assalissero la mente, Woodrow decise di camminare per un chilometro
e mezzo, contro vento, fino alla Canonica di Crosswicks su Elm
Road, la tenuta di famiglia degli Slade. Aveva chiesto di vedere il reverendo
Winslow Slade in privato, e in segreto, alle dieci di sera in punto;
Woodrow, che aveva una predilezione infantile per simili intrighi, come
espediente per evitare l'attenzione indesiderata di altri, sarebbe entrato
nella maestosa e antica casa di pietra da una porta laterale che portava
nella biblioteca del reverendo Slade, evitando le grandi sale sul davanti
della casa. Visto che non era una riunione mondana, non c'era bisogno di
coinvolgere nessuno dei domestici o dei familiari del dottor Slade.
L'ultima cosa che Woodrow Wilson desiderava era che si parlasse di lui;
essere oggetto di speculazioni, di volgari pettegolezzi.
Tale era il suo senso di dignità, sì, e anche l'orgoglio: non poteva sopportare
che il suo nome, la sua reputazione e le sue motivazioni venissero infangati in quel modo.
Perché cominciava a essere noto a Princeton, durante quel quarto anno
tumultuoso della sua presidenza dell'università, che Woodrow Wilson si
stava scontrando con una scaltra, spietata e granitica opposizione guidata
da quell'astuto politicante del decano Andrew Fleming West, il cui ruolo
amministrativo all'interno dell'università era precedente all'insediamento
di Woodrow come rettore; e che aveva fama di essere rimasto profondamente
offeso dal fatto che la presidenza, più o meno promessagli dal
consiglio d'amministrazione, fosse stata inspiegabilmente offerta al suo
più giovane rivale Woodrow Wilson, che non aveva avuto la buona grazia di rinunciare a suo favore.
Tutto questo gli bruciava, e gli stava rovinando la vita; gli organi più
colpiti dal malessere erano lo stomaco e l'intestino; ma quasi altrettanto
sensibile era il povero cervello dolorante di Woodrow, che ronzava giorno
e notte come un alveare di calabroni impazziti. Tuttavia, da amministratore
responsabile, e scaltro diplomatico qual era, il più delle volte riusciva
a dissimulare la sua condizione, anche in compagnia dello stesso West,
che lo affrontava a sua volta con finta cortesia, come il personaggio servile
e ipocrita di una commedia di Molière i cui sguardi d'intesa lanciati al
pubblico suscitano un'ingiusta simpatia, a detrimento dell'eroe idealista.
Come un grosso carico ingombrante, un baule da viaggio, forse, stracolmo
di abiti e scarpe inutili e ormai fuori misura, e dei più disparati
elementi di una vita del tutto ordinaria e non esaminata, Woodrow Wilson
si proponeva di trascinare il peso di quell'ansia dal suo mentore, e di liberarsene,
scaricandolo ai piedi dello sbalordito Winslow.
Non era la prima volta che "Tommy" Wilson veniva a chiedere aiuto a
"Win" Slade, di nascosto; ma sarebbe stata l'ultima(2).
«Woodrow, salve! Entra, per favore.»
Una raffica di vento, venata d'ironia, accompagnò Woodrow nella biblioteca dell'anziano amico.
Il reverendo Slade strinse la mano dell'uomo più giovane, che era gelida
e floscia; un fremito parve scorrere dall'uno all'altro, lasciando l'uomo
più anziano leggermente scosso.
«Suppongo ci sia qualcosa che ti preoccupa, Woodrow? Mi auguro che
non abbia a che vedere con la tua famiglia... vero?»
Fra i due, a volte, c'erano state conversazioni, ansiose da parte di Woodrow
e consolatorie e confortanti da parte di Winslow, sui "rapporti coniugali"
di Woodrow (il che non significa "rapporti sessuali"; i due uomini
non avrebbero mai discusso di un argomento così dolorosamente personale)
e sulla delusione di Woodrow per aver generato solo figlie femmine.
Woodrow, trafelato per la camminata contro vento su Elm Road, dove
c'erano pochi lampioni, e pochissime stelle ad assisterlo lungo il cammino,
e solo una luna velata, fissò il suo amico per un momento senza capire
la domanda. "Famiglia?" Winslow Slade stava forse alludendo al lontano "cugino" di Woodrow? Yaeger Washington Ruggles?
Infine, Woodrow si rese conto che ovviamente Winslow si riferiva a sua moglie, Ellen, e alle loro figlie. La famiglia.
«No, Winslow. Su questo fronte è tutto a posto.» (Era proprio vero? La
risposta fu rapida, automatica; perché era una domanda tanto frequente.)
«È un'altra questione che sono venuto a discutere con lei. È solo che... sono molto imbarazzato.»
«"Imbarazzato"? Perché?»
«Ma devo aprirle il mio cuore, Winslow. Perché non ho nessun altro.»
«Ti prego, Woodrow! Siediti. Qui accanto al fuoco, perché mi sembri
intirizzito. Ti andrebbe di bere qualcosa? Per scaldarti?»
No, no! Woodrow beveva raramente.
Per avversione personale, o, a ben pensarci, per il disgusto provocato
dagli eccessi del bere che aveva avuto modo di osservare in certe case del Sud.
Woodrow rabbrividì, sprofondando in una poltrona accanto al camino,
di fronte al suo cortese ospite. In preda al nervosismo si tolse gli occhiali
per pulirli con vigore, un'abitudine che infastidiva la gente, anche se
Winslow Slade vi prestò poca attenzione.
«È così tranquillo, qui. Grazie, dottor Slade, di trovare il tempo per parlare con me!»
«È naturale, Woodrow. Lo sai che io ci sono per te, in qualsiasi momento,
come amico e "consigliere spirituale"... se lo desideri.»
Con i nervi a fior di pelle, Woodrow lanciò uno sguardo alla biblioteca
che, pur essendogli familiare, non mancava mai di suscitare la sua ammirazione.
Invero, la biblioteca di Winslow Slade era una delle meraviglie del
facoltoso West End di Princeton, perché il ministro presbiteriano, in parte
a riposo, era il proprietario di una copia (solo leggermente danneggiata e
incompleta) della leggendaria Bibbia di Gutenberg del 1445, che era posata
su un leggio vicino alla scrivania di mogano intagliato; su un altro
piedistallo c'era una delle prime edizioni dell'Oxford English Dictionary, del
1895. E c'erano prime edizioni delle opere di Goethe, Kant, Hegel, Fichte,
Schelling, Schleiermacher, Ritschl, James Hutchison Stirling e Thomas
Carlyle, fra gli altri. In gioventù, il dottor Slade aveva fatto un po' di studi
classici, e quindi c'erano volumi di Platone, Aristotele, Epicuro, Eschilo,
Sofocle, Euripide e altri in greco, così come testi in latino: Virgilio, Cesare,
Cicerone, Seneca, Tito Livio, Catone e (cosa sorprendente, se si considera
la natura smaccatamente pagana dei loro versi) Ovidio, Catullo e Petronio.
E com'è naturale non mancavano i classici inglesi, le opere rilegate in pelle
di Chaucer, Shakespeare, Milton, Dryden, Pope, Swift, Samuel Johnson
fino ai romantici: Wordsworth e Coleridge, Byron, Shelley, Keats e,
presumibilmente l'autore preferito di Slade, lo sventurato John Clare. La biblioteca
era stata progettata dal celebre architetto John McComb Jr, famoso
per aver disegnato la residenza di campagna di Alexander Hamilton: fra
le sue caratteristiche c'erano un soffitto a cassettoni riccamente decorato,
pareti con pannelli in cuoio goffrato del quindicesimo secolo (a quanto si
dice, presi dalla casa del Tiziano), e ritratti di illustri antenati di Winslow
quali il generale Elias Slade, il reverendo Azariah Slade e il reverendo
Jonathan Edwards (imparentato per matrimonio con la famiglia originale
degli Slade) - ciascuno dipinto con grande efficacia da John Singleton
Copley. Ritratti, dagherrotipi e disegni ombreggiati raffiguranti i figli del
dottor Slade, Augustus e Copplestone, e i nipoti Josiah, Annabel, Todd e
la piccola Oriana, anch'essi appesi al muro, proprio dietro la scrivania; ed
è giusto che vengano qui menzionati poiché tutti tranne la piccola Oriana
avranno un ruolo di rilievo in questa cronaca.
(Il racconto è abbastanza discreto? Sono uno storico, non un esperto
di belle lettere; perciò devo "inserire" dettagli siffatti in modo molto coscienzioso,
così che il lettore ne prenda nota; ma senza essere invadente
al punto da urtare la sensibilità del lettore con una franchezza eccessiva.)
In quella stanza lussuosa, nella posizione di spicco che gli spettava, c'era
un camino di proporzioni maestose sulla cui cornice di marmo era incisa,
in lettere gotiche, la scritta hic habitat felicitas, che attirò lo sguardo di
Woodrow, come sempre accadeva quando faceva visita a Winslow Slade.
Con un sorriso malinconico, Woodrow si sporse in avanti per sfiorare con
le dita l'incisione, dicendo: «Qui, dottor Slade, non dubito risieda la felicità;
ma a casa mia, e nell'ufficio del rettore alla Nassau Hall... è improbabile».
Durante la conversazione che seguì, il fuoco nel camino divampò e scemò;
e ancora divampò e scemò; finché, senza che nessuno dei due se ne
accorgesse, i ceppi si ridussero a un mucchietto di carboni ardenti, come
distanti soli morenti, in un'oscurità e un oblio che neppure un tardivo colpo
di attizzatoio da parte dell'uomo più giovane potè resuscitare.
A quell'epoca, prima che le terribili incursioni della Maledizione lo facessero
invecchiare prematuramente, Winslow Slade, in parte ritiratosi dal
suo lungo ufficio pastorale alla Prima chiesa presbiteriana di Princeton,
era un vigoroso gentiluomo di settantaquattro anni, che ne dimostrava
almeno dieci di meno; mentre il suo visitatore, non ancora cinquantenne,
col volto teso e gli occhi ombreggiati dal fuoco, dimostrava almeno dieci anni più della sua età.
Dopo la morte della seconda moglie, Tabitha, alcuni anni prima, il dottor
Slade non si era più risposato, e traeva quel po' di malinconica gioia
che poteva soprattutto dai numerosi nipoti.
Sebbene ormai quasi dimenticato, noto solo agli storici dell'epoca,
Winslow Slade era, nei primi anni del ventesimo secolo, uno dei cittadini
più illustri del New Jersey, magnifico rettore dell'università di Princeton,
trent'anni prima, nel travagliato periodo successivo alla Guerra
civile e nei primi anni della Ricostruzione, quando le condizioni accademiche
dell'ateneo erano minacciate e il dottor Slade vi aveva introdotto
alcune misure di eccellenza e disciplina accademica; e nei tardi anni Ottanta
dell'Ottocento, quando ricoprì la carica di governatore del New Jersey
in un'epoca particolarmente tumultuosa e partigiana in cui un gentiluomo
con le sue qualità, affabile per natura, più incline al compromesso
che al conflitto, e cristiano in tutto e per tutto, finì per trovare la "politica"
troppo stressante per desiderare di candidarsi a un secondo mandato.
A Princeton, comunità decisamente più progredita di Trenton, capitale
dello Stato, Winslow Slade era un pastore molto benvoluto della Chiesa
presbiteriana e un leader della comunità rispettato da tutti; più di quanto
Woodrow Wilson avrebbe mai potuto sperare di essere!
Non che l'uomo più giovane fosse invidioso del più anziano: non lo era.
Ma, in modo abbastanza consapevole, desiderava imparare da lui.
Sebbene fosse assai probabile che Winslow Slade la sapesse lunga
sull'animosità che regnava tra il rettore dell'università e il suo decano più
influente, beneficiando della rete di notizie locali di sua moglie, Winslow
con molto tatto chiese al suo giovane amico se era un problema con il corpo
docente, a preoccuparlo... o un problema con gli studenti?
Woodrow rispose con riluttanza: «No, dottor Slade. Penso di aver conquistato
i ragazzi, dopo la freddezza iniziale: adesso mi apprezzano. Questa
generazione si preoccupa del successo sociale più di quanto vorrei, ma ci
capiamo». Soprappensiero, Woodrow si alzò per prendere dalla scrivania
di Winslow Slade un tagliacarte d'ottone, e rigirarselo fra le dita. Un sorriso
tirato gli distese le labbra. «Accetterei di buon grado le malefatte dei
ragazzi, ora come ora, dottor Slade... se potesse risparmiarmi questo.»
«"Questo"...?»
Per un lungo, imbarazzante momento, Woodrow perse il filo del discorso:
stava udendo una voce pacata ma veemente che osava accusarlo.
L'orrore del linciaggio è che nessuno vi si oppone apertamente. Dietro il luccichio
argenteo degli occhiali gli si riempirono gli occhi di lacrime di dolore.
Il piccolo tagliacarte d'ottone gli scivolò dalle dita cadendo sulla scrivania
di Winslow Slade. Disse: «Sto parlando di... di certi subdoli attacchi alla
mia autorità, come rettore della nostra università. Sa, Slade, considero la
mia carica - come dire - conferitami da Dio; certamente non mi sarebbe
stato concesso quest'eccezionale onore se Dio non l'avesse desiderato. Pertanto
mi sconcertano gli insulti calcolati, le maldicenze e i complotti dei
miei colleghi dell'amministrazione - e i loro legami segreti con i membri
del consiglio. Sicuramente a questo punto avrà saputo di come i miei nemici
cospirino contro di me con schermaglie che non hanno la dignità della
battaglia, e tantomeno della guerra dichiarata».
Seguì un imbarazzato silenzio. L'uomo più anziano, guardando l'amico
con seria commiserazione, non sapeva come rispondere. Era un segreto
ben custodito tra i familiari e gli amici intimi il fatto che Woodrow
Wilson aveva già subito molti misteriosi collassi nella sua vita, il primo
da adolescente; Woodrow aveva persino avuto un "leggero" colpo apoplettico
alla prematura età di trentanove anni. (All'epoca, Woodrow insegnava
giurisprudenza a Princeton, preparando le lezioni con grande urgenza
e intensità, e lavorando sui quindici volumi di Una storia del popolo
americano, che un giorno avrebbe consolidato la sua reputazione.) Ora,
dieci anni dopo, i nervi di Woodrow erano così tesi che talvolta assomigliava
a una marionetta strattonata da dita crudeli e capricciose. Eppure,
come ogni uomo sensibile e orgoglioso, non amava essere compatito.
Con un sorriso ironico, Woodrow confessò all'amico che ultimamente,
con il costante aumento della pressione su di lui, soffriva di dolori così
lancinanti alla testa e all'addome che, quando giaceva insonne per buona
parte della notte, arrivava quasi a chiedersi se i suoi nemici («Guidati da
quell'arrivista il cui nome non desidero pronunciare») non stessero divorandogli
l'anima, come una minacciosa specie di ragno d'acqua gigante
risucchia la vita dalla rana, sua preda inerme.
Winslow rispose con un sorriso tirato: «Woodrow, mio caro amico, vorrei
poter bandire dal tuo vocabolario parole come battaglia, guerra, nemico;
forse anche anima. Perché è nella tua natura prendere un po' troppo
sul serio questioni che sono del tutto insignificanti e transitorie, e vedere
complotti dove potrebbe esserci poco più di una salutare differenza d'opinioni».
Woodrow fissò l'anziano amico con un'espressione ferita e allarmata.
«Una "salutare differenza d'opinioni"...? Non capisco, Winslow. Si tratta
di vita o di morte... la mia vita o la mia morte, come rettore dell'università.»
«Quando la controversia è se costruire il nuovo pensionato studentesco
al centro del campus o, come preferisce il decano West, ai bordi? E questa
sarebbe una questione di vita o di morte per te?»
«Sì! Sì, lo è. E anche gli eating club... i miei nemici si stanno coalizzando
contro di me, per sconfiggere il mio progetto di creare delle facoltà di
natura democratica all'interno dell'università. Sai, credo che la più alta
carica dell'esecutivo debba centralizzare il potere; e questo vale tanto per
il presidente degli Stati Uniti, quanto per il rettore di un'illustre università.
E proprio qui, a casa mia, mi trovo a dover fronteggiare una rivolta.»
«Woodrow, per favore! Una "rivolta".» Winslow Slade sorrise.
«Una rivolta, sì» ripeté Woodrow scuro in volto «e non ho dubbi che
stiano tenendo una riunione segreta in questo preciso momento, proprio qui da qualche parte.»
Infatti Woodrow aveva saputo, da un commento di Mrs Wilson al suo
ritorno da un pranzo al club femminile di Princeton due giorni prima, che
Andrew Fleming West sarebbe stato ospite a una cena a casa dei Burr, in
FitzRandolph Place, alla quale, inspiegabilmente, i Wilson non erano stati invitati.
Winslow Slade borbottò che tutto questo non faceva presagire niente
di buono per l'università, se era vero; ancora meno per Woodrow e la sua famiglia.
«Dottor Slade, è vero» disse Woodrow, con una punta d'irritazione, «in
città la previsione è che verrò "aggirato" prima di Pasqua, messo nell'angolo
come un topo e costretto a rinunciare alla posizione di rettore! Per
favore non lo neghi, signore, solo per cortesia o carità, perché so bene che
Princeton non parla d'altro - persino le lavandaie, e i servitori negri, e
ogni genere di marmaglia locale, gode del mio dispiacere.»
Sentendo questo, Winslow Slade si sporse per toccare il braccio dell'uomo
più giovane. «Tommy - ti spiace se ti chiamo "Tommy"? - spero
tu ricordi il suggerimento che ti ho dato, quando hai accettato l'offerta
della presidenza da parte del consiglio: "Un amministratore saggio non ammette
mai di avere nemici, e uno ancora più saggio non ha mai nemici".»
«Un banale luogo comune, signore, se mi permette di dirlo» ribatté
Woodrow, con crescente irritazione, «che forse poteva andar bene per i
"nemici" di Napoleone, mentre i suoi eserciti li attaccavano e li distruggevano.
È facile per lei pensarla così... lei che non ha mai conosciuto un
nemico in vita sua, ed è stato benedetto da Dio in tutte le sue imprese.»
«Ho avuto abbastanza nemici politici, quand'ero governatore dello Stato»
disse Winslow. «Credo che tu ti stia dimenticando delle vicissitudini
della vita reale, con tutti i tuoi fantasiosi drammi allegorici.»
Woodrow, camminando davanti al camino, si mise a parlare in fretta
e senza riflettere - dicendo che Ellen e le sue figlie erano "preoccupate
da morire" per la sua salute; il suo medico, Melrick Hatch, l'aveva
avvertito che i palliativi che prendeva da anni per calmare i nervi avrebbero
potuto avere un effetto "controproducente". (Uno dei medicinali di
Woodrow era lo sciroppo lenitivo di Mrs Wycroff con una componente
di morfina; un altro le pastiglie McCormick per la gola, a base di eroina;
e infine, l'antisettico Boehringer e Soehne, con un elevato contenuto di
oppio. Woodrow era anche assuefatto a rimedi casalinghi quali lo sciropposo
calomelano, il bismuto e l'olio di Olmay; la cascara sagrada e la purga
di Tidwell.) Ancora una volta, Woodrow prese il tagliacarte d'ottone,
per rigirarselo nervosamente fra le dita: «Il decano, a quanto pare, va dicendo
in giro che intende portarmi "anzitempo alla tomba" e prendere il
mio posto di rettore. E la maggioranza dei membri del consiglio d'amministrazione si schiera con lui».
«Woodrow, per favore! Questo non è degno di te. Penso che tu e il decano
West dobbiate incontrarvi faccia a faccia, e mettere fine a questi assurdi
complotti. Scommetto che Andrew gira per Princeton lamentandosi di te,
e dichiarando che tu lo porteresti anzitempo alla tomba, se solo potessi.»
Woodrow s'irrigidì a quell'osservazione. Perché, invero, gli era capitato
spesso, persino quando s'inginocchiava in preghiera alle funzioni della
domenica, sentendosi un recipiente vuoto da riempire con la grazia di Dio,
di pensare che, se fosse successo qualcosa al suo nemico Andrew Fleming
West: oh, come sarebbe diventata facile allora, la sua vita!
«Qualsiasi opposizione alle mie idee evaporerebbe all'istante, come fumo innocuo. Qualsiasi opposizione.»
«Woodrow, cosa vorresti dire? Cos'hai detto?»
Woodrow aveva parlato a voce alta? Era sicuro di no.
Winslow Slade disse, piano, ma con sentimento: «Talvolta penso che tu
non mi conosca, Tommy. Né me, né nessun altro. Ti circondi di fantasie
di tua creazione! Per esempio, sostieni che sembra che io in tutta la mia
carriera non abbia conosciuto nemici, e che Dio abbia "benedetto" le mie
imprese; ma devi sapere che non è andata affatto così. Ci fu una violenta
opposizione all'università, quando portai avanti la mia "riforma" del
programma, e insistetti su criteri di ammissione più rigorosi; ci fu quasi
una rivolta fra i membri del consiglio. E poi, quando ero governatore di
questo Stato controverso, oppresso dai politici, c'erano giorni in cui mi
sentivo come un malandato reduce di guerra, e solo il conforto della mia
religione, e della mia Chiesa, mi ha salvato dalla disperazione. Eppure,
cercavo di non lamentarmi, nemmeno con la mia cara Oriana; cercavo
di non fare dichiarazioni pubbliche, o denunce sventate. Non si addice
alla nostra dignità. Ricordati il Socrate del Critone destinato a morire
- un uomo pubblico ultrasettantenne condannato a morte dallo Stato: la
posizione di Socrate fu che le leggi del proprio tempo e luogo andavano
rispettate e che la morte era preferibile all'esilio dalla società. Quindi
ho taciuto a lungo, e neppure quelli a me più vicini hanno saputo delle
mie battaglie segrete. Per questo, caro Tommy, al tramonto della vita, non
posso consentire a me stesso di farmi trascinare di nuovo in "politica".
So che la tua carica è un compito sacro ai tuoi occhi, proprio come quello
del pulpito; sei figlio di tuo padre, sotto molti aspetti; e ti sei speso in
questi ultimi mesi con un'energia sovrumana. Ma bisogna tener presente,
Woodrow, che l'università non è la Chiesa; e che il tuo insediamento,
per quanto splendido, non dovrebbe essere interpretato come un'ordinazione».
Winslow fece una pausa, per permettere alle sue parole di essere
assimilate. Si pensava erroneamente che il vecchio Slade fosse privo di
sarcasmo o ironia, così come d'astuzia; o che, essendo per natura generoso
e di buon cuore, tollerasse gli sciocchi. «Quindi, il mio consiglio per te
è compromessi, rettore Wilson: compromessi.»
Woodrow reagì come un bambino che è stato schiaffeggiato. Sbalordito,
si afflosciò lentamente sulla poltrona accanto al camino, di fronte al suo
ospite. La luce del fuoco morente illuminava il suo volto tirato; gli occhi
addolorati erano nascosti dietro il luccichio degli occhiali. Con voce roca,
disse: «Compromessi!... che bel suggerimento! Che... vile debolezza! Il nostro
Salvatore fece dei compromessi? Fece un patto con i suoi nemici? Mio
padre mi ha insegnato che o si è nel giusto, e costretti ad agire di conseguenza,
o si ha torto, e si deve consegnare il calice a un altro uomo. Gesù
ha detto: "Non porto la pace ma una spada". Nostro Signore non dichiara
ovunque nelle Sacre Scritture che o si è con Lui o contro di Lui? Ho ragione
di credere che ogni male affondi le radici nel compromesso, dottor
Slade. Il nostro grande presidente Lincoln non scese a compromessi con
gli schiavisti, così come i nostri antenati puritani non scesero a compromessi
con gli indiani nativi che trovarono nel Nuovo Mondo, creature pagane
di cui non ci si poteva fidare: "sporchi Selvaggi" li chiamavano. Forse
non lo sa, Winslow, ma il motto della nostra famiglia - dai tempi dei
Campbell dell'Argyll fino a ora - è Dio ci salvi dai compromessi».
Quando Winslow non rispose e si limitò a scrollare il capo con un'espressione
imperscrutabile, Woodrow disse, con una certa durezza: «Il nostro
è un retaggio orgoglioso! Significherebbe andare contro mio padre, e alla
mia stessa coscienza, se cedessi in questa lotta».
Winslow ribatté, gentilmente: «Ma dopo tutto, Tommy, tu non sei tuo
padre, per quanto tu possa amare e onorare la sua memoria. E devi ricordarti
che non è più in vita; è morto da più di un anno».
A queste parole l'uomo più giovane fissò un angolo della stanza come
se fosse stato colto di sorpresa: suo padre era morto?
E qualcos'altro, qualcun altro, un'altra voce tormentosa, stava colpendo
i suoi pensieri, schiaffeggiandoli come farebbero le onde: Tu puoi parlare
contro queste atrocità. Cristiani come te.
Goffamente, Woodrow si tolse gli occhiali. La sua vista non era mai stata
buona; da bambino, lettere e numeri gli "danzavano" nella testa, rendendogli
molto difficile leggere e fare aritmetica; eppure, aveva perseverato,
e aveva fatto di se stesso uno studente eccezionale: infatti, in gioventù,
era invariabilmente il membro di spicco di qualsiasi classe, scuola o
gruppo facesse parte. Destinato alla grandezza. Ma devi praticare l'umiltà, non l'orgoglio.
Woodrow si asciugò gli occhi con il polsino della camicia, con i modi
e l'espressione di un bambino. Sembrava proprio così, non ricordava che
Joseph Ruggles Wilson, suo padre, se n'era andato; nel misterioso aldilà,
in cui era trapassata sua madre quando Woodrow aveva trentadue anni, e
la sua prima figlia, Margaret, appena nata. «Ha ragione, Winslow... certo.
Mio padre è morto da oltre due anni. È stato accolto nella "Grande Oscurità",
e adesso dimora con il suo Creatore, come ci viene detto. Lei crede
che sia un regno dell'esistenza contiguo al nostro, quand'anche inaccessibile?
O... è accessibile? Mi incuriosiscono questi "spiritualisti": ho letto
delle loro imprese, a Londra e Boston... Mi capita spesso di pensare: dicono
che mio padre sia defunto, ma è completamente scomparso? Requiescat
in pace. Ma... è in pace? I morti sono tutti scomparsi... o in pace? O
glielo auguriamo solo per immaginare noi stessi liberi dal loro dominio?»
A tale quesito, Winslow Slade, che fissava il fuoco ormai quasi spento,
con le ombre che fluttuavano sul suo volto, parve non avere una risposta pronta.
requiescat in pace è la semplice iscrizione scolpita sotto il nome winslow
elias slade insieme alle date - 14 dicembre 1831-1 giugno 1906 -
sul mausoleo di famiglia degli Slade nella parte vecchia del cimitero di
Princeton, vicina al cuore stesso di Princeton. Si diceva che l'infelice gentiluomo,
poco prima di morire, avesse lasciato disposizioni alla famiglia
perché esaudisse il suo desiderio di incidere sulla sua tomba la triste
iscrizione "Il dolore è stato il mio destino", ma che suo figlio Augustus lo avesse proibito.
«Ne abbiamo avuto abbastanza di dolore, noi Slade» pare avesse dichiarato Augustus «e ora siamo pronti per la pace.»
Questo avveniva in un momento in cui la Maledizione di Crosswicks,
o, come talvolta viene chiamata, l'Orrore di Crosswicks, si era finalmente
allontanata da Princeton, e un po' di pace era tornata.
Mi rendo conto che il lettore potrebbe chiedersi: com'è possibile che il
reverendo Winslow Slade, un cittadino di Princeton tanto amato e rispettato,
l'unico uomo al quale Woodrow Wilson chiedeva consiglio e conforto,
sia giunto a una fine così tragica? Com'è possibile?
Tutto quello di cui dispongo è una miriade di fatti da me assemblati e
dissotterrati a fatica, che suggeriscono una spiegazione plausibile: toccherà
al lettore, o alla lettrice, trarre le proprie conclusioni, forse.
Al momento del nostro racconto attuale, nel marzo del 1905, quando
Woodrow Wilson si rivolse a lui di nascosto, Winslow Slade conservava
molta della sua presenza autorevole, quel misto di autorità, dignità
virile, compassione e tolleranza cristiana per cui era famoso fra i suoi molti
ammiratori. Senza dubbio queste qualità erano state ereditate per nascita:
perché, per parte di padre, gli antenati di Winslow risalgono a quei puritani
perseguitati e guidati dalla religione, che cercarono la libertà dalla
tirannia della Chiesa d'Inghilterra alla fine del 1600; e, per parte di madre,
agli immigranti anglo-scozzesi che verso i primi del Settecento si stabilirono
nella colonia di Massachusetts Bay, e presto accumularono una
certa ricchezza grazie al commercio con l'Inghilterra. Nel giro di due generazioni,
molti degli Slade erano emigrati dal New England all'area di
Philadelphia/Trenton, così come, in termini religiosi, erano emigrati dalla
rigidità del puritanesimo vecchio stile alla fede presbiteriana dell'epoca,
in qualche modo più tollerante, seppur pervasa dal determinismo calvinista;
si trattava di cristiani compassionevoli, schierati con quanti si opponevano
alle condanne a morte dei quaccheri come eretici, un'ossessione
dei puritani. Anni dopo, nella battaglia di Princeton del 1777, il generale
Elias Slade si distinse per le sue gesta, insieme al compatriota tenente colonnello
Aaron Burr Jr. (Elias Slade, solo trentaduenne al momento della
morte, aveva coraggiosamente rinunciato a entrambe le sue cariche prestigiose,
nel Consiglio del governatore reale e nella Corte suprema delle
colonie della Corona, per sostenere George Washington nel movimento
rivoluzionario; una rivolta niente affatto definita negli anni Settanta
del Settecento e nemmeno così inevitabile come appare oggi nei nostri libri
di storia. E che ironia il fatto che Aaron Burr Jr, un vero eroe in alcuni
ambienti della sua epoca, sia stato tanto sminuito, relegato a una posizione
appena superiore a quella del suo ex compatriota Benedict Arnold!)
Era una caratteristica comune al ramo della famiglia Slade di Philadelphia/Trenton,
a giudicare dai loro ritratti, che gli uomini avessero occhi
particolarmente intensi, anche se infossati nei volti scolpiti; il naso degli
Slade tendeva a essere lungo, stretto, romano e come "pizzicato" in
punta. In gioventù come in vecchiaia, Winslow Slade era considerato un
bell'uomo: altezza sopra la media, capelli prematuramente argentei, sopracciglia
scure e dritte, e modi studiati e austeri ravvivati da un sorriso
pronto e comprensivo - troppo pronto e troppo comprensivo, agli occhi di alcuni detrattori.
Fedele a un suo eccentrico principio, Winslow Slade cercava di manifestare
un comportamento cristiano ogni giorno - ogni ora - della sua
vita. Così facendo, metteva spesso a dura prova la pazienza delle persone
a lui più vicine e, ancora di più, di quelle con cui aveva rapporti professionali.
«È mia ferma convinzione che l'epoca attuale scriverà, tramite Winslow
Slade, la propria autobiografia spirituale»; così dichiarò il famoso reverendo
Henry Ward Beecher alla cerimonia di insediamento di Winslow Slade
alla presidenza dell'università di Princeton, nel 1877.
Come popolare ministro presbiteriano, che aveva studiato all'Union
Theological Seminary di New York, Winslow Slade aveva da tempo perfezionato
l'arte di piacere - anzi, d'ipnotizzare un vasto pubblico.
Tuttavia, al contrario di predicatori quali il reverendo Beecher, Winslow
Slade non ricorreva mai a raggiri retorici o a vuoti svolazzi oratori. I suoi
testi biblici di solito erano abbastanza noti, ma non semplici; sceglieva di
non stupire, non sconcertare o divertire i fedeli, o, come solevano fare alcuni
uomini del clero, incluso il proprio temibile parente Jonathan Edwards,
terrorizzare la congregazione. Il suo pacifico messaggio sull'unicità della
fede cristiana - che altro non è se non "uno sviluppo e un superamento
necessario della fede ebraica" - era che il cristiano deve sentirsi tale rinnovando
in ogni momento la propria scelta di Gesù Cristo invece di Satana;
un retaggio degli antenati puritani, ma trasmesso in modo da non allarmare o impaurire i suoi impressionabili seguaci.
Non sorprende che i nipoti del reverendo Slade, quand'erano piccoli, immaginassero che egli fosse Dio in persona, mentre pronunciava i suoi sermoni nel bianco e semplice interno della Prima chiesa presbiteriana in Nassau Street. I nipoti erano Josiah, Annabel e Todd; e, in seguito, la piccola Oriana; quando questi bambini pregavano chiudendo gli occhi, era il volto di nonno Winslow che vedevano, ed era a nonno Slade che rivolgevano le loro preghiere.
Poiché Il maledetto è una cronaca che tratta, soprattutto, dei nipoti di Slade, sembra appropriato per lo storico segnalare che Winslow Slade amava intensamente quei bambini, anche più, a quanto sembra, di quanto avesse amato i propri figli, nati quando Winslow era profondamente impegnato nella sua carriera, e non altrettanto nella vita di famiglia, al pari di molti uomini pubblici di successo. Mentre si riprendeva da un attacco d'influenza, poco dopo i sessantanni, osservando Josiah e Annabel scorrazzare per ore nel giardino della Canonica di Crosswicks, aveva dichiarato al suo medico che erano stati quei bambini, e nessun altro rimedio, a rimetterlo in salute.
«L'innocenza di bambini così non risponde alle nostre domande più
profonde su questa valle di lacrime cui siamo condannati, ma aiuta ad accantonarle.
È questo il segreto della vita familiare.»
«E come sta tua figlia Jessie?»
«Jessie? Ah, sì... Jessie sta bene, credo.»
La figlia diciottenne di Woodrow, la più bella delle ragazze Wilson,
sarebbe stata damigella d'onore al matrimonio della nipote di Winslow
Slade, Annabel, con un giovane tenente dell'esercito degli Stati Uniti, di
nome Dabney Bayard, dei Bayard di Hodge Road.
Winslow aveva pensato di distrarre il suo giovane amico dai pensieri
che lo turbavano tanto, e che a lui sembravano solo irrilevanti e passeggeri;
ma questo nuovo argomento, inaspettatamente, mise in agitazione
Wilson; e gli fece dire, con voce molto cauta: «È sempre una... una sorpresa
- per me - che le mie ragazze stiano diventando... donne. Perché
sembra solo ieri che erano le bimbe più deliziose del mondo».
Woodrow parlò con serietà, e un fremito appena percettibile di timore.
Perché la vita intima delle femmine era un argomento penoso da contemplare
per un uomo della sua sensibilità, anche a una certa distanza.
Tuttavia Winslow sorrise, con l'affetto di un nonno. Perché era ancora
più straordinario per lui che la sua "fatina" Annabel avesse ormai diciannove
anni, e stesse per prendere il suo posto in società come Mrs Dabney Bayard.
«Ah, il tenente Bayard!... Credo di aver intravisto quel giovanotto una
o due volte» disse Woodrow, senza l'ombra di un rimprovero per il fatto
che, forse, lui e sua moglie erano stati esclusi dalle recenti riunioni sociali
alla Canonica di Crosswicks, «e mi sembra un onesto giovane cristiano, e
anche un patriota: il nipote, se non sbaglio, di John Wilmington Bayard?...
Un vigoroso ceppo presbiteriano, e molto affidabile.»
«Si vedrà. Voglio dire... sì, certo. Hai proprio ragione.»
In più di un'occasione, Winslow Slade aveva colto una visione indesiderata
della cara nipote che passeggiava nel giardino dietro la Canonica,
con il tenente Bayard; un bel ragazzo, ma impetuoso, le cui mani con troppa
frequenza si facevano strada sul corpo minuto di Annabel, all'altezza
della vita, o più in basso, sui fianchi snelli... non era una visione che il settantaquattrenne
desiderava evocare, in quel momento difficile.
Woodrow, ancora con grande serietà, disse: «La nostra Margaret, lo
sa, è nata in Georgia... non nel Nord. La mia cara Ellen si era messa in
testa, verso la fine della gravidanza, che non sopportava l'idea di partorire
la nostra primogenita a nord della linea Mason-Dixon, e così io...
io l'ho assecondata, naturalmente... E credo che, in un modo o nell'altro,
abbia fatto una differenza: Margaret è la nostra figlia più aggraziata,
neanche lontanamente... risoluta - caparbia - come le sorelle minori, nate qui nel Nord».
Winslow Slade, i cui antenati non provenivano dal Sud dell'America,
ma dal Nord puritano del New England, ebbe la delicatezza di non reagire
a questa curiosa osservazione, a un tempo dispiaciuta e vanagloriosa.
«Ti andrebbe un sigaro, Tommy? So che non "fumi" - certamente non
a casa. Ma ho qui alcuni ottimi sigari cubani, regalatimi da un amico.»
«Grazie, Winslow... ma no! Non le ho già raccontato in che modo la
mia cara madre mi ha fatto passare per sempre il desiderio di fumare?»
Winslow Slade inclinò educatamente il capo, così che Woodrow potesse
raccontargli per l'ennesima volta la sua storia preferita. Woodrow era
molto bravo a narrare alcuni aneddoti di famiglia, come se fossero antiche favole di Esopo.
«Avevo sette anni quando mia madre mi chiamò, per aiutarla a uccidere
gli afidi sulle sue rose. Può essere che avessi osservato mio padre e altri
parenti maschi fumare i sigari, e forse ero parso ammirato; mia madre
non ci metteva molto a notare questi dettagli, e io ho ereditato il suo talento.
"Tommy, vieni qui: accenderò uno dei sigari di tuo padre, e tu soffierai
il fumo su quegli odiosi afidi." E così... è esattamente questo che feci,
o cercai di fare.» Woodrow stava ridendo, una specie di risata ansimante,
priva di palese allegria; gli occhi gli brillavano di lacrime, di un'ilarità
convulsa. «Ah, sono stato così male! Una nausea violenta, non solo ero disgustato
dall'orribile fumo del tabacco, ma ho vomitato per buona parte
della giornata. Eppure, la saggezza di mia madre si è dimostrata grande:
non ho più fumato da allora, e non ne ho mai provato il desiderio. Vedere
i membri del consiglio d'amministrazione che si accendono i loro sigari
puzzolenti, quando abbiamo una riunione importante, mi disgusta profondamente,
anche se non lo darei mai a vedere, è naturale.»
«Una madre molto premurosa!» Winslow ripose i sigari nel loro umidificatore d'ottone.
In un angolo della biblioteca del dottor Slade, una pendola tedesca del diciottesimo
secolo batté un delicato ma inconfondibile quarto d'ora: Winslow
Slade cominciava a sperare che il suo giovane amico se ne andasse presto,
perché Woodrow era chiaramente in preda a una delle sue crisi "di nervi",
e l'effetto cominciava a farsi sentire su Winslow; fra tutti i disturbi psichici,
l'ansia che tende alla paranoia/isteria è forse il più contagioso, persino
fra i maschi. Tuttavia, Woodrow non potè trattenersi dal tornare sul suo argomento,
in modo indiretto, deplorando il fatto che gli Stati Uniti fossero
oppressi da "un insopportabile buffone" alla Casa Bianca: «Un bullo autonominatosi
che s'illude di essere un salvatore, e proprio adesso bighellona
scandalosamente a Panama, attirando i gingoisti dalla sua. La presidenza
degli Stati Uniti non è una carica da imbrattare ma da elevare: è un compito
sacro, perché la nostra nazione ha un ruolo d'eccezione nella storia del
mondo. E io, qui a casa, nell'"idilliaca" Princeton, devo combattere con il
gemello di Teddy Roosevelt, per così dire... che finge di avere a cuore solo
l'interesse dell'università, mentre cerca di strapparmi a forza il potere».
Winslow sospirò, e non riuscì a pensare a come rispondere. Sembrava
sapesse in anticipo cos'era venuto a chiedergli l'amico più giovane; e non
voleva incoraggiarlo; però, inevitabilmente, Woodrow fece la sua supplica,
con l'ammiccante semplicità di un bambino, gli occhi umidi che brillavano
dietro gli occhiali lucenti: «Dottor Slade, se lei potesse esprimere
il suo sostegno per me, o piuttosto, la sua preferenza... Woodrow Wilson
o Andrew West... sarebbe un tale sollievo per me, e per la mia famiglia».
Dispiaciuto, Winslow spiegò che riteneva più saggio, per uno come lui
ritiratosi dai giochi politici, rimanere neutrale.
«Sono sicuro che, alla fine, razionalità e saggezza prevarranno. Avrai il
voto dei membri del consiglio d'amministrazione, e questo risolverà tutto... presto, credo?»
«Winslow, non è... non è... non è esattamente la risposta che avevo sperato, venendo qui...»
Winslow insistette: «Ti prescrivo, mio caro amico, il più semplice e fondamentale
di tutti i rimedi cristiani: la preghiera. Con la qual cosa intendo,
Woodrow, un profondo esame della tua anima, delle tue ragioni e dei tuoi ideali. Preghiera».
L'uomo più giovane guardò Winslow sbattendo gli occhi, mentre un
tic alla guancia sinistra sembrava farsi beffe del suo sorriso fiacco. «Sì, ha
ragione... certo. Lei ha immancabilmente ragione, dottor Slade. Ma temo
non sia bene informato, perché ho già passato innumerevoli ore in ginocchio,
in preghiera, da quando questa situazione infernale si è manifestata
per la prima volta, mesi fa. Naturalmente, si è trattato di una tempesta
annunciata. Ho preso a pregare sin dal principio, ma i risultati sono stati
deludenti: infatti, West continua le sue sortite contro di me, ridendo persino
alle mie spalle, e Dio non ha ritenuto opportuno intervenire.»
Winslow Slade era così sconcertato da queste parole da non riuscire
a trovare una risposta adeguata; e fra loro calò un silenzio imbarazzato,
mentre i ceppi ardenti cadevano e annerivano nel camino; e Woodrow
allungò una mano, con una sorta di nervosa curiosità, per prendere una
piccola tabacchiera di giada su un tavolo, ed esaminarla con attenzione.
Era un oggetto interessante, anche se non particolarmente bello, coperto
da una patina vecchia di decenni e con incisa sul coperchio la miniatura
di un serpente meticolosamente attorcigliato, che sembrava sul punto
di scagliarsi contro l'osservatore. La cosa più notevole erano gli occhi del
cobra, due rubini incastonati, grandi come semi di zucca.
Era affascinante per Woodrow, nel suo stato di vago torpore, il modo
in cui brillavano quei rubini, con la fantastica intensità degli occhi di un serpente vero...
A quel punto Woodrow trovò il coraggio di dire quello che forse si
era preparato a dichiarare da almeno mezz'ora: «Lui cerca il potere in un modo molto diverso, sa?».
«Lui?»
«West.»
«Ah, sì... West è ancora il nostro argomento di discussione?»
«Non è solo una diceria, dottor Slade, ne parla tutta la città, ed Ellen
era restia a turbarmi riferendomelo... ma Andrew West frequenta chiaroveggenti
e ipnotizzatori; con il pretesto di un'"indagine scientifica"; come
il suo amico psicologo di Harvard, William James, si è immerso in quelle
che dobbiamo chiamare pratiche occulte - un insulto a ogni insegnamento cristiano.»
«"Pratiche occulte"...? Andrew West?»
Winslow Slade rise, perché Andrew West era solido e corpulento come
un lottatore; senza dubbio un uomo intelligente, con lauree conseguite a
Cambridge (Inghilterra) e a Harvard, ma non era in alcun modo una persona
sensibile o interiormente tormentata, del tipo che potrebbe prendere sul serio l'occultismo.
«Sì, dottor Slade, anche se l'idea può farla sorridere: "pratiche occulte".
Mediante le quali spera d'influenzare dei "poteri"... e, pertanto, d'influenzare
le menti più impressionabili della nostra comunità, e tra i membri
del consiglio d'amministrazione. Gliel'ho detto, è una battaglia - in una guerra non dichiarata.»
«Mi stai dicendo che il nostro collega e vicino, Andrew West, decano
della scuola di specializzazione, è un... occultista?»
«Be', sto solo dicendo che corre voce - e sono in molti a dirlo - che
West si diletti con l'occulto, con il pretesto di una ricerca scientifica; uno
dei suoi alleati è Abraham Sparhawk, per quanto riguarda la filosofia;
ma si tratta di un nuovo tipo di filosofia alquanto stravagante in cui si
dimostra che l'alto è il basso, e tempo e storia non sono punti fissi come li
conosciamo, ma qualcosa che viene chiamato... credo che il termine sia
“relativo". Cosa stiano escogitando, per sconfiggermi, non ho modo di saperlo
nei particolari.» Woodrow continuò a esaminare la piccola tabacchiera
di giada, come se gli occhi luccicanti del cobra l'avessero pietrificato.
«E sa che, in seguito alla campagna di West, Mr Cleveland risponde
a stento ai miei saluti al Nassau Club? È diventato uno degli amiconi di West, lo scorso inverno.»(3).
Con una certa durezza, Winslow disse: «Sarà per l'ora tarda, Tommy,
ma stai dicendo cose che, in coscienza, dovremo "dimenticare" entrambi,
alla luce del giorno. Francamente, non posso credere neanche per un secondo
che Andrew West, o chiunque altro dell'università, si stia "immergendo"
in pratiche occulte; e ti chiedo di ripensare a quello che hai detto».
Mentre gli parlava, Winslow posò le mani su quelle dell'uomo più giovane,
visibilmente tremanti; con l'intenzione di strappargli dalle dita, prima
che la facesse cadere, o la sbriciolasse, la piccola tabacchiera di giada, che
Woodrow continuava a stringere quasi inconsciamente.
Ma Woodrow non ne voleva sapere di rinunciare alla sua posizione:
infatti, nonostante l'aspetto nevrastenico, e l'acquosa debolezza degli occhi
ammiccanti, l'uomo era dotato di una volontà ferrea, quasi incrollabile.
Disse con impeto: «Dottor Slade, più di chiunque altro lei dovrebbe sapere
che sciogliere un po' la lingua è solo prudente, quando il Male appare
fra noi. Non sto dicendo - non sto accusando - West di evocare il Diavolo,
ma di frequentare chi potrebbe farlo, o lo fa. Proprio ieri sera, nella mia
biblioteca, il professor Pearce van Dyck mi ha parlato a lungo, descrivendo
i principi del "mesmerismo" e del "magnetismo animale" come meglio
poteva; infatti, come lei saprà, Pearce è un razionalista quanto può esserlo
un buon cristiano e, al pari di me, professa una forte avversione per le
"pratiche occulte" - incluso lo spiritualismo, tanto magnificato dalle signore.
Secondo Pearce, scienziati e fisici europei quali Mesmer e Charcot,
che hanno avanzato teorie così balzane, e che si prendono gioco del libero
arbitrio cristiano, andrebbero collocati nella categoria degli alchimisti
e degli stregoni; e sono disprezzati dai veri uomini di scienza. Tuttavia,
la teoria che un "fluido magnetico" possa pervadere l'Universo, e anche
il corpo umano, e che questo fluido possa essere controllato in qualche
modo, se solo si sapesse come... questa teoria non è priva di plausibilità,
credo. È come avere la chiave di certi processi chimici, come conoscere la
ricetta della polvere da sparo! E mentre lo scopo apparente dell'ipnosi è
il miglioramento della salute mentale, qualsiasi idiota può capire che può
essere vero anche il contrario: poiché c'è un lato diabolico nell'uomo, più
diffuso, in alcuni ambienti, di quello angelico».
Quell'esplosione di parole lasciò Woodrow senza fiato. Il colletto di cotone
bianco inamidato, che era immacolato quel mattino quando era arrivato
nel suo ufficio alla Nassau Hall, adesso era visibilmente stazzonato;
un lieve luccichio di sudore gli velava la fronte aggrottata.
Con voce tranquilla, come chi finga un tipo di sordità diplomatica,
Winslow disse: «Bene! Lascia che ti versi un po' di brandy, Woodrow, per
calmarti i nervi, poi chiederò a Henry di accompagnarti a casa. Non mi
sembri del tutto in te... ed Ellen ti starà aspettando».
Woodrow rispose con veemenza: «La ringrazio, dottor Slade, ma non
bevo brandy, come lei ben sa. E non sono in preda a un attacco "di nervi"
come una donnicciola. La mia cara moglie non ha la più pallida idea
di dove sono: è andata a letto alle dieci e penserà che sto lavorando nel
mio studio, come al solito. Trovo sconvolgente - e sconcertante - che lei,
Winslow Slade, con le sue solide basi di teologia calvinista, e l'esperienza
pratica di ministro presbiteriano, prenda così alla leggera la possibilità
della presenza del "satanismo" fra di noi... Mi chiedo se West non sia
venuto a cercarla proprio qui, in questa stanza, per metterla contro di me,
suo devoto amico da sempre... e per influenzare i suoi pensieri!».
Woodrow aveva parlato con un sarcasmo così platealmente adolescenziale,
che l'amico fu colto di sorpresa.
Fu allora che si verificò il piccolo incidente.
Anche se non si potrebbe dire che i due uomini stessero lottando tra loro,
nel vero senso della parola, accadde che, quando Winslow Slade cercò di
afferrare il braccio di Woodrow Wilson (che lo agitava nell'aria), l'uomo
più giovane si ritrasse per lo spavento, lasciandosi sfuggire dalle dita la
tabacchiera di giada che atterrò sul ripiano del tavolo, liberando una nuvola
di vecchio tabacco da fiuto di tale sorprendente potenza che entrambi
gli uomini cominciarono a starnutire; proprio come se uno spirito maligno
fosse fuggito dalla scatoletta.
Poi, inaspettatamente, entrambi gli uomini caddero preda di incontrollabili
attacchi di starnuti, fino quasi a non respirare, gli occhi colmi di lacrime,
e i cuori che battevano all'impazzata come se volessero esplodere.
E la vecchia e austera pendola contro una parete distante batté piano
- non udita - la sorprendente ora dell'una di notte.
...
.
...
Note.
1. Il quale diario, incluso nelle Collezioni speciali della Firestone Library, mi fu consegnato
per consultazione personale dal gentile curatore che non aveva idea - e come avrebbe
potuto saperlo? - che solo io, dei numerosi ricercatori che hanno studiato cinque tonnellate
di Wilsoniana, sarei riuscito a decifrare l'ingegnoso codice.
2. Al fine di dare forma alla mia imponente cronaca, che ho ricostruito valendomi di innumerevoli
fonti, intendo "fare un balzo in avanti" nel tempo ogni volta che lo riterrò utile.
Inoltre, dovrei far notare qui che Thomas Woodrow Wilson, nato nel 1856, da giovane
ambizioso qual era, comprese presto i vantaggi di un nome altisonante: Woodrow Wilson.
Era un'orgogliosa, quand'anche fantasiosa rivendicazione di Woodrow far risalire la sua
discendenza a un certo "Patrik Wodro" il quale aveva attraversato la Manica insieme a
Guglielmo il Conquistatore; e affermare che nessun personaggio importante si era mai
imposto alla politica americana senza avere origini anglo-scozzesi - un'affermazione alquanto
contraddittoria, si direbbe.
3. Grover Cleveland, ventiduesimo presidente degli Stati Uniti, si era ritirato nella tenuta
di Westland, a Princeton, dopo aver lasciato la carica nel 1897; presenza considerevole a
Princeton, sia per reputazione sia per corpulenza, Cleveland viveva sì e no a mezzo isolato
dalla Canonica di Crosswicks, in Hodge Road; anche lui era membro del consiglio d'amministrazione
dell'università e, come temeva Woodrow Wilson, era più un sostenitore del
decano West che non di Woodrow Wilson stesso. Era sempre un bel colpo includere Grover
e Frances Cleveland in qualsiasi riunione mondana, malgrado i modi rozzi e la risata da
pagliaccio di Grover, e i risultati deludenti del suo secondo mandato; e ancora peggio, come
molti sapevano, Grover Cleveland, quand'era sceriffo della contea di Erie, nel Nord dello
Stato di New York, all'inizio della sua carriera politica, aveva impiccato personalmente due
condannati, pur di non pagare dieci dollari per un boia.
Fine note
...
.
...
Poscritto: "Vigilia del Mercoledì delle ceneri, 1905".
...
.
...
In genere il lettore non sa che molto viene omesso da qualsiasi resoconto
complesso. Il lettore dev'essere fiducioso, presumere che quanto è stato
incluso sia tutto ciò che è necessario, e quanto è stato omesso sia superfluo.
Tuttavia, nel comporre il capitolo precedente non ho potuto fare a meno
di preoccuparmi - perché sono stati omessi molti elementi che avrebbero
potuto essere interessanti, se non addirittura essenziali per la piena comprensione del lettore.
Pertanto, ecco il mio suggerimento: il lettore che volesse sapere qualcosa
di più della mia cronaca dovrebbe leggere questo poscritto e gli altri
che seguono. (Sono certo che ci saranno altri poscritti a seguire!) I lettori
che sono convinti di saperne abbastanza del dottor Wilson e del dottor
Slade dovrebbero semplicemente passare a "Narciso": un totale cambiamento di scena, ve l'assicuro!
Ecco dunque una serie di particolari riguardo a Woodrow Wilson che non hanno trovato posto nella narrazione.
La camminata contro vento di Woodrow alla Canonica di Crosswicks
fu un vero incubo per quell'uomo angosciato, che non si era ancora ripreso
da quello che avrebbe ricordato come l'attacco ingiustificato da parte
del suo (presunto) parente delle colline rurali della Virginia occidentale.
Un incubo, dicevo, perché, lasciando Prospect House, senza dirlo alla
moglie e alle figlie che (per quanto ne sapeva) erano tutte a letto, Woodrow
Wilson fu obbligato ad attraversare da solo il campus buio di Princeton,
e a passare vicino alle residenze universitarie; sebbene fosse molto
cordiale con gli studenti di giorno, gratificando dell'ampia smorfia del suo
sorriso da magnifico rettore praticamente tutti quelli che incontrava - il
che non mancava di provocare sorrisi e saluti sbalorditi da parte dei ragazzi
-, Woodrow aveva il terrore di essere visto a un'ora simile; perché
un tragitto a piedi, da parte della più alta carica dell'università, sarebbe parso quantomeno sospetto.
Così Woodrow camminava con passo rapido e furtivo; più di una volta
si nascose in un androne, o dietro un angolo, per evitare di essere visto dagli
studenti che facevano bisboccia fino a tardi, e tornavano dall'Alchemist
e Banister pub, su Witherspoon, o dalla chiassosa osteria del Nassau Inn.
La buia galleria di sempreverdi e rododendri che portava da Prospect
all'interno del campus era pervasa da una sorta di timore infantile, che
Woodrow riconosceva come del tutto irrazionale; ma le ombre dense,
contorte dietro il più gotico degli edifici, il Pyne, lo fecero esitare; né si calmarono
le sue palpitazioni frenetiche sul retro dell'Alexander Hall con i
suoi bizzarri archi, torri e torrette, passerelle e finestre ornamentali su tutti
i piani che, benché buie, sembravano brillare di una luce ultraterrena.
(Era una voce quella che aveva gridato flebile da una delle alte finestre? Un
viso spettrale quello che era apparso fugacemente? Woodrow andava di
fretta, non poteva permettersi di fermarsi, e non osava guardare indietro.)
Era un punto dolente per gli amministratori dell'università di Princeton
che un'alta percentuale della loro popolazione studentesca fosse composta
di inveterati tiratardi amanti della bisboccia per i quali i "club" erano
più importanti degli studi accademici, e persone di dubbia reputazione
più importanti dei loro stimati professori. Inoltre, un numero allarmante
di tiratardi teneva delle amanti in stanze d'affitto su Witherspoon, Bank e
Chambers Street, una vecchia e apparentemente inestirpabile tradizione
all'università, a dispetto della sua affiliazione presbiteriana; come, un tempo,
a ragazzi del Sud provenienti da famiglie proprietarie di schiavi, era
permesso tenere i propri schiavi personali nelle residenze studentesche.
(Era divenuta una tradizione tra questi ragazzi, quantomeno tra i più abbienti,
"liberare" i loro schiavi dopo la laurea: col risultato che molti ex
schiavi vivevano nella baraccopoli in fondo a Witherspoon, e ingrossavano
le fila della forza lavoro locale con operai disposti a lavorare per salari
assai ragionevoli. Le domestiche di casa Wilson, Clytie e Lucinda, erano
discendenti di schiavi liberati.)
Woodrow provò un certo sollievo quando lasciò il campus universitario,
e procedette a sud lungo Nassau Street, completamente deserta a
quell'ora di notte; e oltre Bank e Chambers; prendendo nota dei tetri richiami
dei caprimulgi che gli facevano accapponare la pelle, e della luna
dietro un velo di nebbia, simile a un viso sbucato dal passato. Al buio incrocio
tra Nassau e Stockton arrivò rumorosa una bella carrozza di ebano
trainata da un tiro di cavalli, che sterzò abilmente sorpassando Woodrow
per continuare lungo Bayard Lane.
Woodrow riconobbe la carrozza come appartenente all'ex presidente
Glover Cleveland. Ne dedusse che i Cleveland erano stati a cena nella sfarzosa
casa dei Morgan in Hibben Road; stavano tornando a Westland, il loro
palazzo in Hodge Road, che prendeva assurdamente nome da Andrew
Fleming West, che era un amico intimo di Grover Cleveland. (Chi riesce
a capire simili perversità? Woodrow non ci provava neppure.)
«Oddio! Se mi vedono! Capiranno.»
Per fortuna Frances Cleveland era talmente occupata ad assistere l'anziano
marito obeso, in preda a un attacco di dispepsia dopo un lauto pasto
di quattro ore, che quella donna dallo sguardo di solito acuto non
riuscì a vedere la figura indistinta di Woodrow Wilson sul marciapiede;
se lo avesse riconosciuto, Mrs Cleveland avrebbe indovinato all'istante
che Woodrow era in missione alla Canonica di Crosswicks, e il pettegolezzo
si sarebbe diffuso in tutto il villaggio di Princeton entro l'ora del tè del giorno seguente.
Nota. Come storico disinteressato ed equanime, non sta a me inoltrarmi
in vecchie faide e alterchi locali; rivangare antiche incomprensioni, calunnie
e ostilità, che risalgono alla fine del secolo scorso; rievocare un'epoca
nella nostra pacifica comunità in cui ognuno, inclusi gli studenti, si sentiva
obbligato a schierarsi da una parte o dall'altra nella disputa tra Woodrow
Wilson e Andrew Fleming West; e una buona parte della congregazione
della Prima chiesa presbiteriana sceglieva di non parlare con l'altra.
Non vorrei compromettere la mia obiettività di storico esprimendo un
parere in proposito, ovvero se Woodrow avrebbe dovuto essere obbedito,
come desiderava, in ogni particolare riguardante le questioni più importanti
dell'università; o se il suo avversario, il caparbio decano della scuola
di specializzazione, avrebbe dovuto averla vinta. (I miei parenti dal lato
van Dyck si diceva parteggiassero per Woodrow Wilson, quelli dal lato
Strachan per Andrew West.) In ogni caso, il lettore dovrebbe sapere che
la campagna di Woodrow Wilson per il controllo totale dell'università,
paragonabile alla sua campagna per il controllo totale sulla questione riguardante
l'entrata in guerra con la Germania da parte degli Stati Uniti
nel 1917, quando era presidente, è un problema minore qui, in confronto
alle tragedie domestiche che avrebbero colpito le più eminenti famiglie di Princeton.
- La Canonica di Crosswicks, dimora degli Slade, non è stata descritta
come merita; soltanto l'interno della biblioteca di Winslow Slade.
Se i lettori maschi hanno una predilezione per la storia militare, le lettrici
femmine hanno una predilezione per le descrizioni delle case, adorano
conoscerne l'arredamento e le decorazioni. Tuttavia spero che entrambi
i sessi siano incuriositi, in una certa misura, dalla residenza degli
Slade in Elm Road, una delle case più belle che si potessero trovare nelle
vicinanze di Princeton, inclusa la tenuta Henry Morgan in Hibben Road e la tenuta Carlyle sulla Great Road.
In tutto il New Jersey non c'era esempio più splendido dello stile architettonico
georgiano, combinato con il più nuovo palladiano, laddove
la novità era che la Canonica fu costruita secondo le linee che riflettevano
l'architettura classica del Rinascimento in un'epoca in cui, in Inghilterra,
questo stile era ancora molto raro. La storia della Canonica è assai
notevole, dal momento che risale ai primi del Settecento, quando un certo
Bertram Slade di Margate, Massachusetts, acquistò un ampio terreno da
William Penn in una regione nota come le "terre selvagge del New Jersey
occidentale"; e ingloba l'epoca in cui a Princeton fu combattuta una delle
grandi battaglie della Rivoluzione americana, nel 1777 - invero, a poco
meno di un chilometro e mezzo dalla Canonica stessa, in campo aperto,
in un parco ora chiamato Battle Park, parco della battaglia.
Cosa deve essere stato per i nostri giovani, Josiah e Annabel Slade, e
con quanta sottigliezza e magia deve aver forgiato le loro vite, trascorrere
la propria infanzia alla Canonica di Crosswicks! - in quella casa d'innumerevoli
stanze, cortili spaziosi e splendidi panorami che si aprivano su
terrazze, giardini e laghetti simili a specchi. (Da bambino, Josiah cercava
di contare le stanze, ma finiva ogni volta con un numero diverso: ventisei,
ventinove, trentuno; e Annabel, la più paziente e precisa dei due, non
ottenne risultati migliori. «È come un sogno vivere qui» diceva Annabel,
«solo che il sogno non è mio, ma di un altro.»)
Fu alla Canonica, per esempio, che venne deciso il destino della giovane
repubblica: infatti uomini illustri quali George Washington, Alexander
Hamilton, il generale Nathanael Greene, il barone Steuben, "Light Horse
Harry" Lee, Benedict Arnold, Anne-César Chevalier de la Luzerne, Don
Juan de Miralles, e molti altri grandi personaggi storici, vi s'incontrarono
con frequenza. Se avessi più spazio, niente mi piacerebbe di più che
drammatizzare l'"indicibile oltraggio" subito dalla famiglia Slade quando,
nel 1777, il generale inglese Cornwallis sequestrò la grande casa per
farne il proprio quartier generale e si dimostrò così poco gentiluomo
che, quando fu finalmente scacciato dai patrioti dell'esercito continentale,
incoraggiò i suoi soldati a saccheggiare, dissacrare e bruciare la magnifica
dimora. Ah, se solo fosse vissuto allora!, questo pensava Josiah,
da ragazzo. Avrebbe scovato il vile generale in persona per chiedergli
soddisfazione, ovvero insistere per un duello, vista la natura personale dell'oltraggio.
Sì, proprio così: Josiah, nato nel 1881, sul finire del diciannovesimo secolo,
rimpiangeva ingenuamente un mondo perduto nel quale, ne era
convinto, il suo coraggio e la sua virilità sarebbero stati messi alla prova
meglio che nel tempo attuale; le letture più appassionate di Josiah erano
Waverly di Sir Walter Scott, Gli idilli del re di Tennyson, ogni versione
di Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda, e romanzi americani nostrani
quali Il libro degli schizzi di Washington Irving e I racconti di Calza di Cuoio
di James Fenimore Cooper, e il suo preferito era L'ultimo dei Mohicani, che
aveva praticamente imparato a memoria all'età di dodici anni; più di recente
aveva subito il fascino dei Racconti del Klondike e del Richiamo della
foresta di Jack London, e del Virginiano di Owen Wister.
«Che io sia nato "troppo tardi"... è possibile? O sono nato al momento giusto, senza saperlo?»
Eppure, Dio deve aver sorriso agli Slade del 1777: perché i danni alla
bella dimora furono minimi, alla fine. L'incendio appiccato dagli uomini di
Cornwallis si spense subito, sotto un acquazzone autunnale perché, come
l'esercito continentale era propenso a credere, Dio stava dalla parte dei ribelli.
Gli Slade andavano particolarmente fieri del fatto che quando il Congresso
continentale si riunì a Princeton, nel 1782, sotto la presidenza di
Elias Boudinot, fu alla Canonica di Crosswicks che soggiornarono molti
dei rappresentanti, e tutti vi cenarono, prima del loro congresso formale
alla Nassau Hall. Di qui l'apprezzata leggenda locale secondo cui la Canonica
di Crosswicks era stata la prima "Casa Bianca" della Repubblica.
Non si può negare che la vista della luminosa Canonica, anche nella luce
parziale della luna, ebbe il potere di intimidire Woodrow Wilson, mentre
avanzava sul vialetto di ghiaia, sotto un arco di querce bianche; quando
si avvicinò alla porta laterale dello studio di Winslow Slade, l'uomo
angosciato deglutì con forza, e mosse le labbra in una preghiera impercettibile:
Abbi pietà di me, Dio mio: sono il Tuo umile servitore che cerca solo di servirTi meglio.
- Ai titoli di tutto rispetto nella biblioteca di Winslow Slade la vigilia del
Mercoledì delle ceneri del 1905, dovrebbero esserne aggiunti altri, non disposti
in ordine alfabetico, ma impilati sui tavoli, che sfuggirono all'attenzione
di Woodrow Wilson: gli Studi frenologici del dottor Phineas Lutz, un
testo non accademico ma molto consultato; Oltre i limiti della coscienza di
Stanislav Zahn; Paradiso e inferno di Emanuel Swedenborg; e rari e sensazionali
trattati in quarto gotico, il manuale di una "chiesa dimenticata" - la
Vigilia mortuorum secundum chorum ecclesiae maguntinae; e poi, volumi in
francese del controverso Jean-Martin Charcot, e una copia recente di "The
Journal of the American Society for Psychical Research" di Cambridge,
Massachusetts, in cui figurava l'articolo di un membro fondatore della
Società, il professor William James di Harvard, con il titolo "C'è una barriera "naturale" alla coscienza?".
Sì, il lettore ha ragione nel chiedersi come mai, quando Woodrow Wilson
accennò a Charcot e a James, Winslow Slade rimase in silenzio e non lasciò
intendere in nessun modo di avere familiarità con i due autori.
- La preoccupazione di Winslow Slade la sera in questione.
Era abitudine del dottor Slade cenare con la famiglia prima delle otto,
per poi ritirarsi nella solitudine da scapolo della sua biblioteca, che pochi
in famiglia si azzardavano a visitare, e dal canto suo il dottor Slade
non incoraggiava le visite dei figli che, da piccoli, avrebbero frugato tra
le sue collezioni speciali, come la tabacchiera di giada (presumibilmente)
malese, che era stata donata a Winslow Slade da un'amica, una giramondo
di molti decenni prima, e, naturalmente, l'inestimabile Bibbia di
Gutenberg, una delle quarantotto copie rimaste in tutto il mondo, di quella
prima monumentale edizione. (Che la copia della Bibbia di Gutenberg
del dottor Slade non fosse completa aveva ben poca importanza, perché
pochissime delle edizioni originali non erano state danneggiate dall'incursione dei secoli.)
Spesso, Winslow s'immergeva in letture accanto al fuoco di libri più recenti
(come quelli elencati sopra); negli ultimi tempi, verso la fine dell'inverno
del 1905, si era assunto il compito di rivedere i propri sermoni per
un'antologia che un editore di testi teologici di Philadelphia lo aveva incoraggiato
a completare. («Perché mai qualcuno vorrebbe leggere i miei
vecchi sermoni?» aveva chiesto ironicamente Winslow; e l'editore aveva
insistito: «Il nome "Winslow Slade" basterà da solo ad assicurare una
buona vendita nel New Jersey e negli Stati del Medio Atlantico in generale».)
Quando questo compito si dimostrava troppo noioso, Winslow si
dedicava con maggiore entusiasmo alla sua traduzione di uno o l'altro dei
libri apocrifi, sui quali stava lavorando da anni, con l'assistenza di uno studioso
di ebraico del seminario; il suo interesse particolare andava all'"Epistola
di Geremia" e ai libri di Esdra e di Tobia, e, nel Nuovo Testamento,
agli strani vangeli attribuiti a Tommaso, Matteo e Giuda.
"Di tutti i personaggi biblici, Giuda è senza dubbio il più incompreso,
come il più condannato!", così pensava Winslow Slade.
Poiché gli era sempre parso evidente che Gesù amava il suo infedele Giuda più di ogni altro discepolo.
Poiché Winslow era spesso afflitto dall'insonnia, ma si rifiutava di ricorrere
alla miriade di "rimedi casalinghi" prediletti in grosse dosi dal più
giovane amico Woodrow Wilson, per timore di annebbiare i propri pensieri,
riservava alle prime ore del mattino le transazioni con il suo diario: non
un singolo volume, ma più di una dozzina di "scartafacci" in formato A4.
Naturalmente il lettore penserà che io abbia fatto ricorso ai diari del
dottor Slade: magari avessi potuto! Per un tragico evento, tutti i volumi
del diario furono distrutti, insieme alla maggior parte dei documenti personali
di Winslow Slade, in un bizzarro gesto di automortificazione che
pare abbia avuto luogo verso la fine di maggio del 1906, poco prima della morte dello stesso Slade.
- La miriade di disturbi fisici di Woodrow Wilson.
Come mai la gente sia, o fosse, tanto interessata al panorama di disturbi
di Woodrow Wilson, come a quelli dei presidenti degli Stati Uniti in generale,
non lo so con certezza. Non è da attribuirsi a semplice morbosità,
ne sono sicuro; forse è più un desiderio di sbirciare nella vita di gente altolocata,
per paragonarla con le nostre più misere condizioni.
Oltre a quanto ho già menzionato, e per ribadire: tra i disturbi di
Woodrow c'erano crisi gastriche, mal di testa lancinanti, nevriti, iperestesia
nervosa, aritmia cardiaca, "sudorazioni notturne" è "incubi", per citarne
solo alcuni. In certi ambienti, fin dai primi anni in cui Woodrow occupò
la carica di rettore dell'università, ci si chiedeva se l'uomo fosse "del
tutto" sano di mente, date le sue intense preoccupazioni e ossessioni per
nemici veri e immaginari; e il suo bisogno frenetico di non scendere mai a compromessi.
Era stata un'appassionata convinzione dei Campbell dell'Argyll, che
la battaglia fosse preferibile alla pace, se quella pace era determinata dal compromesso.
Non c'era esattamente una cospirazione, ma senza dubbio una tacita intesa,
fra gli intimi di Woodrow, che le chiacchiere sulle malattie dell'uomo
dovessero essere drasticamente ridotte. A ragione, Woodrow pensava che,
se si spargeva la voce che la sua salute era balzana, la fiducia nella sua leadership poteva esserne minata.
Di fatto era notevole come il dottor Wilson si elevasse al di sopra di simili
ceppi dello spirito, scendendo spesso dal suo letto di malato per occuparsi
di questioni universitarie, o per recarsi in treno a Philadelphia,
Baltimora, Washington, Richmond, e anche più lontano, fino a Chicago e
Saint Louis, per tenere un discorso. «La carne sarà anche debole» celiava
Woodrow «ma lo spirito è forte.» Da ragazzo precoce, Woodrow aveva ordinato
per posta un prospetto che illustrava le pose e i gesti declamatori
dell'oratoria classica, al fine di apprendere l'arte di parlare in pubblico;
col risultato che, senza volerlo, conservava l'impronta indelebile di una
serie di gesti automatici, e in momenti di tensione e fatica tendeva a ricaderci,
come gli studenti avevano presto scoperto, durante le sue lezioni
a Bryn Mawar, Wesleyan e Princeton. (A quei tempi, gli studenti esprimevano
disappunto e noia strusciando i piedi per terra. Come era arrivato
a odiarlo, ad aborrirlo, Woodrow, quello strascichio, simile al rumore
di una scopa che spazza il pavimento, straziante; quando gli studenti venivano
ripresi dai prefetti dell'università di Princeton per aver strusciato
i piedi durante i sermoni nella cappella, Woodrow non si dimostrava affatto
comprensivo e si rifiutava di mitigare le espulsioni dall'università.)
Tuttavia, il suo pubblico lo giudicava in modo positivo: perché era così
zelante, e idealista. Aveva sperato di essere amato dalle masse, ma, in mancanza
dell'amore, suscitare ammirazione, timore reverenziale, e persino paura nel pubblico non era poi così male.
Semina te stesso in ogni campo d'influenza del mondo; impasta te stesso in
ogni sua possibile forma di pane che nutre l'anima. Sii grano vitalizzante, invero:
non nascondere i tuoi talenti. Così il padre di Woodrow, Joseph Ruggles
Wilson, gli consigliava caldamente.
Il linciaggio del Ku Klux Klan a Camden, New Jersey, il 7 marzo 1905:
Woodrow Wilson si era completamente dimenticato dell'episodio, e della
richiesta del suo impetuoso congiunto, quando andò a trovare Winslow
Slade; o nella foga della sua grande preoccupazione aveva semplicemente
spazzato via dalla mente ogni pensiero sul terribile incidente?
E Winslow Slade sapeva dell'incidente?
Winslow Slade avrebbe potuto non saperlo?
...
.
...
Narciso.
...
.
...
«Ehilà... mi scusi?»
In un tiepido mattino di sole lo vide, a poca distanza: un uomo d'età indefinita,
il viso girato dall'altra parte, che sulle prime le parve uno degli
aiutanti del giardiniere di suo nonno, perché stringeva nella mano guantata
un falcetto, e ai suoi piedi c'erano fiori recisi, presumibilmente quasi
appassiti, e un mucchio d'erba dell'anno passato, che era stata tagliata.
Annabel non aveva mai visto quell'uomo, ne era certa. Però alla Canonica
di Crosswicks venivano spesso a trovare nonno Slade individui di
una certa importanza, che lei non conosceva.
Immaginò che l'estraneo, non in tenuta da giardiniere ma in abiti informali
un po' fuori moda, come quelli che Winslow Slade aveva indossato
decenni prima, fosse uno dei visitatori del nonno: probabilmente un ministro
presbiteriano, o un seminarista, che era sgusciato fuori dalla buia
biblioteca del dottor Slade per prendere una boccata d'aria fresca nel mattino
d'aprile; e, forse per irrequietezza, aveva deciso di darsi da fare lì, con il falcetto acuminato.
«Salve! È un amico del nonno?»
C'era un'ombra di ilarità nella voce di Annabel, come c'era spesso una sorta di lieve risata, o allegria, sul suo volto.
Il lettore non deve pensare che la diciannovenne Annabel Slade fosse
abituata a rivolgere la parola a uomini sconosciuti, quand'anche nel giardino
di suo nonno; non era una ragazza spavalda, tantomeno una ragazza
sfrontata; ma una specie di euforia infantile l'aveva pervasa, in quel perfetto
mattino d'aprile, con il suo anello di fidanzamento (un diamante dal
taglio quadrato, di quattordici carati, circondato da rubini in miniatura, un
bene di famiglia dei Bayard) che brillava sull'anulare della sua affusolata
mano sinistra, nel sole. Quando Woodrow Wilson aveva parlato in modo
critico di giovani donne "caparbie" nate al Nord, cui mancava la grazia
naturale di sua figlia Margaret, e di sua moglie Ellen, entrambe nate nel
Sud, sicuramente non avrebbe incluso Annabel Slade in quella categoria!
Parve strano ad Annabel, tuttavia non allarmante, che il misterioso visitatore
non sembrasse udirla, o accorgersi dei suoi: «Ehi?», mentre con
infantile insistenza lei lo chiamava di nuovo, anche se timidamente, sorridendo
come avrebbe potuto sorridere sua madre, o nonna Slade, nel ruolo femminile di accogliere un ospite della casa.
In quella mattina d'aprile, parecchie settimane dopo la visita di Woodrow
Wilson alla Canonica di Crosswicks, l'adorata nipote di Winslow Slade,
Annabel, stava cogliendo fiori per la sala da pranzo della Canonica. Tra
le mani aveva un mazzetto di giunchiglie, anemoni greci, tromboni e narcisi
- narcisi così fragranti! - da farle girare la testa. Le sembrava probabile
che quello sconosciuto avrebbe pranzato con loro, il che conferiva al suo compito un'ulteriore urgenza.
Poi se ne ricordò: a colazione aveva sentito dire che un emissario dei
più alti gradi della Chiesa presbiteriana sarebbe venuto a visitare Winslow
Slade quel giorno, per chiedere il suo sostegno nella delicata questione di
un "processo per eresia" all'interno dei ranghi della Chiesa.
(Povero nonno! Annabel sapeva che desiderava con tutto il cuore ritirarsi
definitivamente dalla sua vita precedente, tuttavia la sua "vita precedente" lo inseguiva con fervore!)
Annabel ci capiva poco di simili questioni, ma sapeva che, nel corso
dei suoi molti anni di servizio nella Chiesa, il reverendo Winslow Slade
di quando in quando aveva partecipato a questo tipo di processi riservati;
perché l'eresia era una cosa terribile, e doveva essere combattuta alla fonte,
anche se problemi così sgradevoli lo turbavano profondamente. Josiah
le aveva detto che in queste azioni il loro nonno non era diverso da qualsiasi
ministro responsabile della Chiesa presbiteriana del suo tempo, investito
della missione per cui il "carattere speciale" del cristianesimo anglosassone
andava protetto dagli assalti "anarchici" che sorgevano tanto all'interno che all'esterno della Chiesa.
«Naturalmente» aveva detto Annabel al fratello, sottovoce in modo
che nessun adulto potesse sentire, «questi non sono veri processi; nessuno
viene messo in prigione, o condannato a morte, spero!»
«Non al giorno d'oggi» aveva risposto Josiah. «Per fortuna.»
Annabel sapeva che, per quanto spietati potessero essere i protestanti
nella loro zelante protezione della Chiesa, non erano neanche lontanamente
spietati, o assetati di sangue, quanto lo erano stati i loro predecessori
cattolici romani ai tempi, per esempio, dell'inquisizione, o della guerra dei Trent'anni, o delle Crociate.
Così, giudicando l'affascinante sconosciuto dal suo aspetto esteriore, e
da una certa aria di buona educazione nei suoi modi, l'innocente, ingenua
Annabel Slade fu indotta a credere che Axson Mayte fosse un gentiluomo
del suo stesso rango sociale: un amico di suo nonno, in breve.
Un grosso fraintendimento, come dimostrerà la documentazione storica.
Annabel, comunque, cominciava a trovare molto strano che lo sconosciuto
continuasse a impugnare il falcetto; adesso si era girato verso di lei e l'aveva
vista, senza tuttavia mostrare alcuna sorpresa, come se sapesse che lei
era lì a osservarlo; le sorrise, in una sorta di silenzio rapito, come nessun
gentiluomo avrebbe mai fatto; come se lui e Annabel Slade si fossero incontrati
per caso in un luogo pubblico, o in una dimensione in cui i sessi
potevano "incontrarsi" in modo impersonale, come animali, senza nome,
senza famiglia e senza identità. In quell'istante, Annabel si sentì a un tempo
gelata e rossa di calore; e anche debole; e dovette resistere all'impulso
di nascondere il viso (bruciante) nel piccolo mazzo di fiori che aveva raccolto,
così che l'audace sconosciuto non la guardasse in modo tanto diretto con il suo sguardo penetrante.
Era uno sguardo fulvo-dorato, come un certo tipo di vetro molato.
La turbava che non fossero stati presentati, lo sconosciuto non le aveva
detto una parola, eppure continuava a sorriderle in modo ancor più insidioso,
con labbra sottili, ma stranamente sensuali!
Lo ignorerò. Mi allontanerò, come se fossi sola. Ci presenteranno a pranzo, forse... altrimenti, non c'è altro da fare.
Tuttavia Annabel non riuscì a lasciare il giardino, come avrebbe potuto
fare, ma si spostò solo in un altro angolo, dove riteneva che non sarebbe
stata osservata così platealmente da quello strano e audace visitatore.
Lì c'era una lussureggiante aiuola di grandi giunchiglie scompigliate dal
vento che la fecero sorridere, mentre le tornavano in mente le parole di
una poesia imparata a memoria: "E poi di piacere si riempie il mio cuore, e insieme alle giunchiglie danza con amore".
Nei momenti di disagio, agitazione e paura, com'erano confortanti le poesie in rima!
Come ben sapevano i poeti d'un tempo, mentre i poeti della nostra vita volgare e atonale sembrano aver dimenticato.
Sfortunatamente per Annabel, quel giorno suo fratello Josiah non era a
casa, né qualcuno della Canonica sembrava aver notato qualcosa.
Annabel non resistette alla tentazione di girarsi a guardare lo sconosciuto
con il falcetto. Che shock, lui la stava ancora osservando!
È insolente. Non mi piace. A Dabney non piacerebbe!
Se è uno dei colleghi del nonno, deve essere più vecchio di quel che sembra. Il
suo abbigliamento è... antiquato. O forse... è uno dei soci d'affari di papà, un "broker".
Per parte sua, l'estraneo stava muovendosi verso Annabel in modo
lento, ma non deliberato. Come se, in certo qual modo, fosse attirato verso
di lei da un movimento o un motivo (inconscio) della stessa Annabel.
Altrimenti, perché quel sorriso? Un sorriso... cos'era, di riconoscimento?
Non volendo tradire il proprio imbarazzo, e resistendo all'impulso di
fuggire, Annabel continuò a raccogliere fiori, anche se trovava sgradevole
che i narcisi le si spezzassero tra le dita, bagnandogliele con un liquido
sciropposo che doveva trattenersi dall'asciugare nella gonna. E quando
si raddrizzò, con un lieve capogiro, come se fosse molto affamata, vide
con sorpresa che l'estraneo, chissà come, le si era avvicinato; non poteva
essere a più di tre metri di distanza, mentre un momento prima Annabel
avrebbe giurato che si trovava nella parte più lontana del giardino.
Caspita, si è mosso in silenzio, apparentemente senza alcuno sforzo.
Ora Annabel si azzardò a guardare il visitatore più apertamente: come
aveva supposto, aveva poco più di trent'anni; era più alto della media,
come suo fratello; con spalle snelle e una testa nobile e ben fatta, e capelli
molto scuri, serici e ricciuti. La sua pelle forse era lievemente ruvida, di
uno scuro colore olivastro, eppure conteneva una sorta di pallore, come
se, sotto l'aspetto esteriore di virile salute, il giovane non fosse del tutto
sano. Gli occhi erano grandi, a un tempo assonnati e penetranti; colmi di
un ardente bagliore color topazio che non era oscurato, ma ancor più
esaltato dalle orbite intensamente ombreggiate che li racchiudevano. La fronte
era prominente, le sopracciglia folte, di quella tonalità di nero delle ali dei
corvi; i denti piccoli e perlacei, quasi eccessivamente bianchi, di una regolarità
uniforme - a eccezione di un incisivo, che sporgeva di un centimetro
buono sotto gli altri, trasmettendo una strana impressione carnivora.
Sebbene l'abbigliamento dello sconosciuto fosse di ottimo gusto - un
completo di lana e seta blu scuro, in tessuto leggero, con ampie spalle imbottite
e una giacca stretta in vita; camicia bianca, con gemelli d'argento,
cravatta a righe, scarpe lucide -, Annabel aveva iniziato a pensare che il
misterioso estraneo avesse un che di forestiero, di esotico. Un principe persiano
forse, esiliato in America; o uno della razza ebraica: perché non c'è qualcosa
di molto nobile e malinconico in lui? E i suoi occhi... santo cielo, quelli sono occhi da basilisco!(1).
Le descrizioni della bellezza femminile sono noiose, e spesso poco convincenti.
Una giovane donna è davvero così bella come sostengono i suoi
ammiratori? Annabel Slade, con i suoi lineamenti graziosi e piacevoli in
modo convenzionale - gli occhi bassi, azzurri o violetti; le labbra perfette,
mai sfiorate da cosmetici; il naso romano degli Slade, ma all'insù -, sarebbe
stata una bellezza di Princeton così esaltata, se fosse stata figlia o
nipote di gente comune di Princeton? Qual è la differenza, in realtà, tra
bellezza e leggiadria - l'una rara e austera, l'altra banale? È francamente
al di là dei miei poteri di scrittore descrivere il fascino delicato e spontaneo
di Annabel Slade, a meno di ricorrere all'immagine del narciso, il più
squisito dei fiori primaverili con i suoi petali fragili, flautati, e il suo centro
in miniatura, del tutto invisibile a una prima occhiata, e il suo profumo
appena un po' astringente, nel quale risiede l'essenza imprevedibile della primavera: incontaminata, virginale.
Perché, se la bellezza non è vergine, è depredata. Nella Princeton del
1905 un simile concetto era santificato come una forma di amore e timore dell'onnipotente Dio protestante.
L'anno precedente, Annabel aveva fatto il suo debutto in società, partecipando
a un certo numero di balli e feste a Manhattan, Philadelphia
e Princeton; si diceva di lei, come forse si dice di molte debuttanti, che
era la più "bella" del gruppo, oltre a essere, per parlar chiaro, una delle
più ricche. (La ricchezza degli Slade era investita nelle ferrovie, in proprietà
immobiliari, fabbriche e attività bancarie; per alcuni decenni, verso
la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, finché magnanimi Slade
insistettero per la cessione, ci furono rendite considerevoli derivate dalla
tratta degli schiavi. Anche divisa tra numerosi eredi, rimaneva una delle
più grandi fortune del diciannovesimo secolo, avendo praticamente raddoppiato
il suo valore nell'epoca nota come "età dell'oro". Ma Annabel,
al pari del fratello Josiah, non si preoccupava granché della fortuna degli
Slade, nemmeno della probabile eredità, che i due rampolli davano per
scontata come l'aria che respiravano, che non era quella greve e fumosa
di Trenton, New Brunswick, o Newark.)
Annabel aveva un carattere così incredibilmente dolce, che non sopportava
le maldicenze e si dispiaceva quando veniva pronunciata una parola
sconsiderata o scortese in sua presenza; le empietà, e ancor di più le oscenità
che gli universitari perdigiorno scarabocchiavano sui muri col gessetto
bianco, perché tutti le vedessero alla luce del giorno, la sconvolgevano,
come fossero attacchi alla propria persona. (Anche se, per fortuna,
Annabel non aveva che una vaghissima idea di cosa significassero veramente
quelle parole e quelle espressioni volgari.)
Allo stesso modo, la giovane donna ingenua non aveva che una vaga
idea di cosa significasse scambiarsi simili occhiate, ed essere la destinataria
di simili sorrisi, con un uomo che non aveva mai visto prima d'allora.
Inoltre, Annabel era una religiosa devota. Non avrebbe saputo dire con
precisione cosa distingueva la sua fede presbiteriana da altre fedi protestanti,
o come doveva essere distinta dal cattolicesimo romano, un antico
e assai temuto nemico; sebbene avesse da tempo superato l'infantile
idea che Winslow Slade fosse Dio, cullava in cuor suo la convinzione che
il nonno fosse uno dei pochi eletti della sua generazione; di sicuro nonno
Slade era stato lo strumento grazie al quale innumerevoli individui,
molti dei quali grandi peccatori, erano stati condotti a Gesù Cristo e alla
salvezza eterna. A differenza delle femmine impetuose e "senza peli sulla
lingua" - inclusa la sua amica Wilhelmina Burr - Annabel non avrebbe
mai desiderato discutere con i "liberi pensatori" della sua cerchia di
Princeton di argomenti alla moda quali il quesito se la Bibbia sia letteralmente,
o figurativamente, vera; o se sia storia, o una rivelazione. Quanto
poi alle nuove teorie, ancor più inquietanti, derivate da darwinisti, marxisti,
bolscevichi, anarchici e da altre ideologie atee, il loro impatto era
del tutto sconcertante su Annabel, che non riusciva a immaginare perché
qualcuno volesse difendere simili credenze, prive com'erano di gentilezza
e conforto. Nella sua famiglia era considerato disdicevole per le donne
occuparsi di simili argomenti - un giudizio molto duro: "indegno di
una signora". Nelle parole del poeta:
Sii buona, dolce fanciulla, e lascia che sia intelligente chi lo vuole!
ricamate a mano su uno dei cuscini di Annabel; un modo di pensare che
non è cambiato, a mio parere, col passare degli anni.
Annabel era stata una studentessa eccellente alla Princeton Academy
for Girls, come pure nei due anni di college alla Kingston Academy for
Women, nella vicina Kingston, New Jersey; le sue materie principali erano
poesia, arte e calligrafia; nelle sue fantasie di una carriera indipendente, le era piaciuto immaginarsi come un'artista di qualche tipo, disegnare
copertine di libri per bambini, per esempio; o, progetto più ambizioso,
illustrare i propri versi in piccoli libri dai disegni deliziosi come quelli di
Elizabeth Oakes Smith, Marie Anne Sadlier, e la stupendamente misteriosa
e criptica Emily Dickinson che era morta nel 1886, l'anno di nascita
di Annabel (la sua poetessa preferita, anche se sapeva che i versi della
Dickinson erano considerati "rozzi" e privi di "sentimenti femminili"
dall'establishment letterario). Non le piaceva la matematica, né le scienze
o la storia: «Così impastoiate dai fatti! E i fatti sono tra gli aspetti meno rilevanti della nostra vita».
Tuttavia, Annabel aveva ricevuto voti ragionevolmente alti in queste
sgradite materie, perché, priva di attitudine quale era, era comunque più
brava della maggioranza delle sue compagne di corso.
In quella mattina di un giorno feriale d'aprile, Annabel non era vestita
in modo elegante; però indossava sotto gli abiti, sul corpo di per sé snello,
un corsetto rigido legato stretto per far apparire la sua vita sottile ancor
più esile, cosicché faceva fatica a respirare; quel crudele indumento
restrittivo le era stato imposto fin dall'età di quattordici anni, quando gli
adulti di famiglia si erano accorti con un certo imbarazzo che stava sviluppando seni e fianchi da donna.
Sebbene non fosse una giornata piovosa, Annabel portava una gonna
molto ampia, da passeggio, o da "giorno di pioggia", di flanella e cotone
azzurro pallido, un capo di vestiario di moda all'epoca, lungo fino ai
piedi, ideale per le giornate piovose, ma abbastanza decoroso per un abbigliamento
informale da casa. La sua camicetta di seta bianca aveva eleganti
maniche a sbuffo, con polsini stretti, e nientemeno che venticinque
bottoni di madreperla sul davanti; la piccola giacchetta corta era di cotone
trapuntato giallo chiaro; il cappello di paglia, indossato prudentemente
al sole, era decorato con un nastro di satin verde legato sotto il mento.
Più tardi, quel giorno, Annabel doveva vedere il suo fidanzato, Dabney
Bayard, così, con l'aiuto di una delle cameriere negre più giovani, si era
raccolta i capelli serici in un raffinato pompadour con molti piccoli ricci.
I capelli di Annabel erano di un castano chiaro che poteva apparire biondo,
o persino argenteo, sotto una certa luce; erano tenuti a posto da pettinini
d'ambra che erano appartenuti a sua nonna Oriana, una donna che
aveva lasciato questa vita molto prima che Annabel nascesse.
Poiché il suo incarnato chiaro era troppo delicato per affrontare anche
i raggi di un sole d'aprile, Annabel teneva la falda del cappello di paglia
strategicamente abbassata sugli occhi; tuttavia si deve presumere che
Axson Mayte, guardandola senza ritegno, come si guarderebbe l'esemplare
di un animale esotico in mostra, potesse vedere quanto fosse irresistibilmente
leggiadra, e fragile, proprio come i narcisi che teneva in mano.
All'improvviso, dai fiori agitati dal vento ai piedi di Annabel si levò un
debole sussurro sibilante: Annabel, Annabel! Nella sua confusione, Annabel
pensò: È nonna Oriana. È preoccupata per i suoi pettinini d'ambra, che rimpiange di avermi lasciato.
(Era uno strano pensiero, visto che Annabel non aveva mai conosciuto
la nonna; né aveva conosciuto la seconda moglie del nonno, Tabitha.)
Tuttavia, un momento dopo, Annabel si era dimenticata del sussurro.
Era così distratta dall'estraneo nel giardino di suo nonno, che sembrava
incapace di concentrarsi. Il fatto che non si fosse allontanata dall'uomo
con il falcetto, e non si fosse affrettata a rientrare in casa, come aveva avuto
ogni possibilità di fare, parve incoraggiarlo, perché, continuando a sorridere,
con la punta rosa della lingua che guizzava tra le labbra, avanzò
di nuovo con un'unica, fluida falcata, fino a trovarsi ormai a poco più di un metro da lei.
Adesso, le avrebbe parlato, vero?... e invece non lo fece.
Annabel alzò il mazzo di fiori e con un gesto di mimica infantile cercò
di far capire al visitatore che doveva comprendere il compito che la stava
impegnando, e la sua urgenza, e non trattenerla ancora; mormorò ad alta
voce, perché il visitatore sentisse, oppure no: «Mi sono già attardata troppo».
Infatti il cielo assolato si stava riempiendo di nubi cariche di pioggia;
un pollice e un indice giganteschi chiusero con un pizzico il sole. Eppure,
per qualche ragione, come se fosse paralizzata, Annabel non si allontanò;
e ancora una volta il sibilo Annabel, Annabel! parve levarsi dai petali
dei fiori ai suoi piedi scompigliati dal vento.
Poi - in un batter d'occhio, letteralmente! - ecco che il gentiluomo era
davanti a lei, a soli venti centimetri ormai; e adesso sembrava davvero
uno dei gentiluomini-emissari di Winslow Slade, in una missione episcopale
che sarebbe stata tenuta segreta al resto della famiglia, composta solo
da presbiteriani laici. Stordita dal nervosismo, Annabel forse sussurrò un
"S-salve" o un "B-buongiorno" - che ebbe l'effetto immediato di sciogliere
finalmente il silenzio del gentiluomo. Infatti s'inchinò per la seconda volta,
con una sorta di solerte rigidità, e annunciò di chiamarsi: «Axson Mayte,
di Charleston, Carolina del Sud»... «un collega di Winslow Slade»... «incantato, chère mademoiselle, di fare la sua conoscenza».
Al che, Annabel balbettò il proprio nome, perché non riusciva a pensare
a un modo educato per evitarlo: «Sono... la nipote del dottor Slade... Annabel Slade...».
Il visitatore afferrò la piccola mano di Annabel, e si chinò come a posarvi
un bacio, alla maniera tedesca - poco più di un gesto di cortesia, senza
un reale contatto delle labbra con il dorso della mano, eppure Annabel
sentì l'impronta di un bacio forte, appassionato; era certa di aver percepito
l'impronta dell'incisivo sporgente sulla pelle sensibile. E aveva avvertito
l'odore del fiato dello sconosciuto - sgradevole e asciutto come cenere.
In quell'istante le parve di tremare fin nel midollo, e il nastro di satin
sotto il mento le risultò pericolosamente stretto, come il lungo corsetto
stringato, stretto troppo quella mattina da Harriet, l'imbronciata ragazza
negra che sembrava affezionata alla sua giovane padrona dalla pelle
bianca, e a un tempo piena di risentimento verso di lei. Quasi sul punto
di svenire, Annabel riuscì egualmente a pensare: Adesso devo pagare per la mia vanità! Oh, Dio, abbi pietà.
Se Axson Mayte, di Charleston, Carolina del Sud, si era accorto del tremito
d'angoscia di Annabel, non lo diede a vedere, perché era un gentiluomo
dai modi impeccabili, con i suoi occhi infossati e gli sguardi in tralice,
che potevano essere ironici quanto erano bramosi. Tagliò per Annabel,
con il falcetto preso in prestito (la cui lama era pericolosamente affilata,
notò Annabel con un brivido), una dozzina o più di fiori freschi - giunchiglie
grandi, iris nani, stelle di Betlemme - che poi le offrì con galante cerimoniosità, piegandosi in un altro solenne inchino.
«Oh, grazie, signore.»
Annabel sentì di non aver altra scelta se non accettare i fiori, sebbene i
fluidi dei gambi recisi colassero sulla sua gonna da giornata piovosa, cospargendola
di piccole chiazze scure; non ebbe altra scelta se non ringraziare
Mr Mayte, perché era davvero molto gentile; e altrettanto galante,
ne era certa, di qualsiasi gentiluomo di Princeton.
Più galante del suo fidanzato, di sicuro! Infatti Dabney poteva essere
brusco e irascibile, quando lui e Annabel erano soli, senza gli anziani
a osservarlo; Dabney poteva disorientare Annabel con paradossi che lei
non sapeva bene se erano seri, o beffardi: «Tu pensi? La tua faccia assomiglia
tanto a quella di una bambola... una bambola di ceramica dipinta».
Annabel vide con sollievo che Axson Mayte si era disfatto del falcetto
dalla lama crudelmente affilata, lasciandolo cadere con noncuranza sul sentiero.
Il giardiniere l'avrebbe trovato lì, o - forse - la madre di Annabel, Henrietta,
che si dedicava al "giardinaggio" col bel tempo, occupandosi di
aiuole diserbate e generosamente fertilizzate dal personale addetto.
In una sorta di confusa felicità Annabel stava sorridendo. Oppure, forse
erano solo i nervi, l'imbarazzo. Quanti fiori primaverili, alcuni le stavano
cadendo di mano. Impulsivamente, scelse un narciso dal lungo gambo
da offrire ad Axson Mayte, per l'occhiello.
«Omaggio della Canonica di Crosswicks!»
Mayte parve genuinamente sorpreso dal gesto; si profuse in calorosi
ringraziamenti. «Dal profondo dell'anima, chère mademoiselle, la ringrazio...
lei è troppo gentile - non può sapere quanto -, una qualità rara nelle
"signore" del suo rango, mi creda.»
Benché le parole di Mayte fossero lusinghiere, o intendessero esserlo, il
giovane subito dopo si comportò in modo strano e rozzo: accorciò il gambo
del narciso azzannandolo con il suo dente forte all'altezza del fiore, in
modo da reciderlo perché si adattasse con facilità all'occhiello della sua
giacca - dove spiccava con un effetto straordinario.
«Prego, mademoiselle...»
Torreggiando su Annabel, dall'alto del suo metro e ottanta di statura,
Mayte le offrì il braccio, con esitazione, per poterla accompagnare alla Canonica
dove ora, sulla terrazza posteriore, Winslow Slade stava facendo loro segno di raggiungerlo subito.
...
.
...
Note.
1. Dal momento che le strane parole di Annabel Slade non mancheranno di sconcertare il lettore, come, all'inizio, sconcertarono me, sono obbligato a riferire che, per quel che mi è dato sapere,
la giovane donna non aveva mai posato lo sguardo su individui "forestieri" o "esotici", maschi o femmine; in compenso aveva letto avidamente molti libri, di un genere più romantico e fantasioso di quelli che leggeva suo fratello Josiah, e, per la precisione, i romanzi delle sorelle Brontè, di cui il suo preferito era Cime tempestose, come pure i versi di Byron e Shelley; le avevano parlato di una leggendaria colonia di ebrei russi e polacchi - l'Alliance Israélite Universelle -
che si era stabilita a Woodbine, nel New Jersey, qualche anno prima. (Anche questa comunità
era stata minacciata dai fanatici che si travestivano con lenzuola bianche, per nascondere la
propria identità: molto probabilmente, questi individui anonimi erano vicini di casa della colonia,
come pure agenti delle forze dell'ordine. Fu bruciata una croce, a mo' di avvertimento;
e quando l'avvertimento non venne rispettato, la casa principale dell'Alliance Universelle fu
data alle fiamme e i suoi abitanti messi in rotta nelle tenebre invernali, non so verso quale destino
- l'incidente, o gli incidenti, non furono riportati in alcun modo dai giornali dell'epoca.)
Quanto al riferimento al basilisco: com'è perverso che una ragazza giovane e pura, proveniente
da un ambiente ben protetto, si valesse di un'immagine così sgradevole e inverosimile;
infatti la lucertola del genere Basiliscus risiede nelle zone più tropicali delle Americhe, e non
nel New Jersey centrale. Tuttavia, l'altro giorno, esaminando uno scatolone di vecchi libri
ammuffiti nel mio studio, mi è capitato tra le mani Il castello del Kashmir, un libro per bambini
pubblicato da Lippincott Publishers, nel 1884, che era appartenuto ad Annabel Slade e al
fratello Josiah; infatti sul frontespizio erano scritti i nomi di entrambi. (Fu un vero colpo di
fortuna che, a una liquidazione di una proprietà a Hopewell, fossi riuscito a comprare quello
scatolone di libri, tra altri oggetti di valore, per soli otto dollari!) Sulla copertina di questo
libro illustrato assai logoro c'è (sbiadita, ma ancora emozionante) l'immagine di un giovane
cavaliere in groppa al suo destriero, che combatte con una specie leggendaria di basilisco,
o drago, dotato di artigli e zanne crudeli, di un fiato infuocato e occhi di topazio ardente: lo
sguardo esatto di Axson Mayte; perché Axson Mayte è l'immagine stessa, in forma corporea,
del demoniaco - cosa del tutto insospettata, all'epoca, dalla povera Annabel.
Fine note.
...
.
...
La figlia spettrale.
...
.
...
Adesso arriviamo alla prima manifestazione pubblica della Maledizione, la domenica mattina del 20 aprile 1905 - salvo che nessuna storia precedente dà credito a questo episodio, né alcuno dei protagonisti sapeva, o poteva intuire, cosa faceva presagire la visione della figlia spettrale.
Vale a dire, cosa faceva presagire la visione per quelli come gli Slade e il tenente Dabney Bayard, che avrebbero potuto considerarsi semplici spettatori, e testimoni sbalorditi e impietositi del collasso mentale dell'ex presidente Grover Cleveland.
Questo capitolo, inteso a essere breve, è di capitale importanza per la mia cronaca, e difficile da scrivere, penso; perché finora la drammatizzazione del mio racconto coinvolgeva solo due persone, mentre adesso sto cercando di cimentarmi con una più ampia cerchia di dramatis personae, e debbo suggerire al lettore, senza essere troppo esplicito, le sottigliezze dei sentimenti che esistevano tra i giovani Josiah, Annabel e il fidanzato di Annabel, Dabney Bayard.
(Tuttavia alcuni lettori protesteranno: la cronaca è troppo sottile. Mentre altri protesteranno perché non lo è abbastanza.)
Quella mattina, dopo le funzioni domenicali nella chiesa di Princeton, una comitiva di circa venticinque persone si recò alla "vecchia tenuta Craven" in Rosedale Road, che era stata recentemente acquistata dagli Slade, perché le sue terre di parecchi acri confinavano con la proprietà di trecento acri della Canonica di Crosswicks, che da Elm Road si estendeva verso l'interno; laddove la sorpresa era che gli Slade intendevano regalare la tenuta Craven alla giovane coppia come dono di nozze, perché vi si stabilissero dopo la luna di miele in Italia.
Naturalmente, ho visto fotografie della "vecchia tenuta Craven" che
fu rasa al suolo anni dopo, per far posto a una residenza di campagna
ancor più grande e sontuosa all'altezza del boom economico degli anni
Venti; prima d'allora, tra gli Slade e la loro cerchia, la casa era considerata
un "cottage da luna di miele" sebbene contasse ben venti stanze, con
dodici finestre sulla facciata, alte e strette, fornite di persiane nere; il tetto
spiovente era coperto da lucenti tegole d'Olanda. Una casa così grande,
con un imponente esterno di pietra calcarea di Boonton (incidentalmente,
dalla cava degli Slade a Boonton), non sembrerebbe, alla maggior parte
dei lettori, poco adusi alle stravaganze dei ricchi, una dimora da definire "cottage".
In seguito, la casa avrebbe acquisito la denominazione impropria, ironica
o semplicemente frutto dell'ignoranza, di "vecchia tenuta Bayard", sebbene
né il tenente Bayard, né la sua sposa Annabel ci avessero mai vissuto,
né avessero trascorso una sola notte sotto il suo tetto; ai tempi di questo
racconto, nel 1905, la casa portava ancora il nome del proprietario originale,
l'eroe rivoluzionario, maggiore Dunglass Craven, il più intimo degli
aiutanti di George Washington, che smascherò il complotto della spia André, e lo fece giustiziare.
Era un'allegra brigata, in abiti splendidi, quella che, viaggiando su numerose
carrozze decorate con rami di sanguinella dai fiori rosa, si recò da
Princeton alla nuova casa per un brunch, che sarebbe stato servito dal personale
della cucina di Crosswicks trasferito sul posto, così come avevano
dovuto essere portati da Crosswicks alla casa (vuota) vasellame, posate,
tavoli, seggiole e tovaglie, più una vasta quantità di viveri e bevande. Per
quanto sono riuscito a stabilire, in base a vari diari e lettere, la comitiva
era composta da Grover e Frances Cleveland, Pearce e Johanna van Dyck,
Edgerstoune e Amanda FitzRandolph, Ezra e Cecelia Bayard (rispettivamente
zio e zia di Dabney), il dottor Aaron Burr III e sua moglie Jennifer,
con la figlia Wilhelmina (che avrebbe fatto da damigella d'onore al matrimonio
di Annabel), il reverendo FitzRandolph (pastore a tempo pieno della
Prima chiesa presbiteriana, dopo il pensionamento di Winslow Slade)
e Mrs FitzRandolph e il reverendo Thaddeus Shackleton, capo del Seminario
teologico di Princeton, oltre a numerosi Slade: Winslow e il figlio
Augustus e la nuora Henrietta, Copplestone e Lenora Slade, zio e zia di
Annabel, con il giovane figlio Todd, oltre ad Annabel e Dabney, e al fratello di Annabel, Josiah.
«Nonno! Sei tanto gentile! Ci rendi felici come bambini; non sappiamo cosa dire...»
Così esclamò Annabel, vedendo la casa con le sue austere, quasi severe,
mura di pietra calcarea, e il grande peso delle tegole d'Olanda, che sembravano
una valanga pronta a rovinare al suolo; tuttavia l'erba verdeggiante
e le chiome di olmi e querce che incominciavano a mettere le foglie
conferivano alla scena un che di pittoresco, come di una casa da fiaba; anche
il tenente Bayard balbettò la sua gratitudine, momentaneamente privato
del suo solito sangue freddo nel vedere la proprietà, che presto sarebbe stata intestata a lui.
Solo in seguito fu rivelato che le trattative per comprare la casa erano
state discusse con gli zii di Dabney, prima che gli Slade procedessero
all'acquisto. Ma Dabney non ne aveva saputo niente: il piano era stato tenuto segreto tanto a lui che ad Annabel.
(Anche se, con ogni probabilità, da giovane e scaltro militare dell'esercito
qual era, diplomato con il massimo dei voti all'accademia di West
Point, Dabney aveva dato per scontato che i ricchi Slade avrebbero fatto
alla loro cara Annabel e al suo sposo un dono proporzionato al loro amore, e alla loro ricchezza.)
Eppure, al cospetto della "tenuta Craven" in quella soleggiata mattina
d'aprile, tra gli amabili invitati che festeggiavano la coppia, Dabney parve
assai sorpreso, e per una volta a corto di parole. Un intenso rossore gli
imporporò il viso, e gli occhi gli si riempirono di lacrime, che si affrettò ad asciugare con la punta delle dita.
L'atmosfera della scampagnata era luminosa, ammirata e festosa, perché
la giornata primaverile era perfetta, e la casa di pietra con le finestre
di vetrate a piombo, e i vetri Tiffany che incorniciavano la porta d'ingresso,
parve a tutti ideale per la "coppia in luna di miele". Sentire le parole
coppia in luna di miele fece arrossire Annabel, e sorridere Dabney con imbarazzo;
tuttavia Annabel non potè fare a meno di notare una certa riserva
in suo fratello Josiah, e un conseguente disagio in Dabney quando, pochi
minuti dopo, i tre giovani si trovarono per caso insieme in una stanza
al pianterreno, mentre il resto della comitiva era salito al primo piano, ad
ammirare le numerose camere da letto e gli splendidi panorami incorniciati
da ciascuna finestra. (La maggior parte delle stanze ovviamente era
vuota, ma la madre di Annabel, Henrietta, si era recata parecchie volte
alla casa con uno stuolo di servitori in missione segreta per "decorare"
l'abitazione in modo temporaneo. Il vero compito di decorarla e arredarla sarebbe toccato alla giovane coppia di sposi.)
«Che meraviglia!... che delizia! Devo dire che invidio la giovane coppia»
la sonora voce da soprano di Mrs Cleveland arrivò fino ai piedi delle
scale. «La casa è una tabula rosea, e loro la faranno propria. A differenza
della casa in cui sono entrata io, da giovane sposa...»
(Mrs Cleveland si stava riferendo con finta modestia, come spesso faceva,
alla Casa Bianca: aveva sposato il presidente Cleveland, molto più
vecchio di lei, nell'Aia Est di quella Casa, quando era solo una ragazza
che aveva a malapena terminato gli studi.)
Ed ecco arrivare la voce tonante di Grover Cleveland, che replicò in
modo scherzoso: «Cara Frances! Il tuo svantaggio iniziale lo hai superato di certo. E di molto, anche!».
Per una sorta di ostinata diffidenza, forse, i tre giovani erano rimasti
indietro. Dabney, eretto e attraente nella sua uniforme di gala, fece un coraggioso
sforzo per coinvolgere Josiah in una conversazione vagamente
maschile su svariati argomenti: le sorti dei New York Highlanders contro
i loro rivali, i Cincinnati Reds, e il calibro di entrambe le squadre in confronto
ai Boston Americans; poi provò con i cavalli, più speranzoso, perché
Dabney era un discreto cavallerizzo; e infine con le ultime pagliacciate del
presidente - Teddy Roosevelt - orgogliosamente fotografato con una distesa
di cadaveri di animali ai suoi piedi: pecore selvatiche, bisonti, cervi e
puma durante una copiosa battuta di caccia grossa nell'Ovest; Teddy che
minacciava di intervenire in Venezuela, perché non adempiva ai suoi debiti
("Così quei peones capiranno che devono comportarsi onestamente")(1);
Teddy in quasi tutte le edizioni di ogni quotidiano, con un ampio sorriso
e gli occhiali luccicanti mentre magnificava le virtù dell'imperialistico
corollario Roosevelt alla Dottrina Monroe.
Il tenente Bayard era particolarmente interessato a discutere degli
"scioperi illegali dei minatori" nella Pennsylvania orientale, ultimamente
oggetto di grandi servizi giornalistici. Dabney "smaniava" per essere
coinvolto in qualche tipo di intervento dell'esercito statunitense! (Quella
mattina, il reverendo FitzRandolph aveva alluso dal pulpito alle "violenze
anarchiche e atee" perpetrate dai minatori uniti d'America contro i padroni
delle miniere e, per estensione, contro i "cittadini rispettosi della legge"
dell'intero popolo americano.) Però, sebbene gli Slade di Crosswicks
avessero investimenti nelle miniere della Pennsylvania, come nelle fabbriche
tessili del New Jersey e della Pennsylvania, e fosse quindi prevedibile
che Josiah concordasse con i sentimenti di Dabney, il giovane si limitò
ad alzare le spalle con indifferenza, e si tenne sulle sue; e Annabel
arrossì al fianco del fidanzato, non sapendo se essere addolorata, o irritata,
per la villania del fratello.
(Josiah non aveva modo di sapere che Annabel, quella mattina, aveva
udito per caso una breve conversazione tra lui e la loro madre, Henrietta;
e che Annabel ci era rimasta male nel sentire la studiata indifferenza di
Josiah riguardo alla scampagnata di quel giorno. Se si univa alla comitiva,
aveva detto Josiah, era solo per far piacere a lei, e agli altri Slade più anziani;
perché dubitava che sua sorella, presa com'era dai preparativi per
le nozze, avrebbe notato se lui li accompagnava o no.)
Qual era il problema, si chiedeva Annabel, perché loro tre non riuscivano
a sentirsi a proprio agio quando erano insieme? Prima che Josiah
si rendesse conto che Dabney Bayard era "interessato" ad Annabel, sembrava
provare simpatia per il prestante giovanotto; i due avevano assistito
insieme alla partita di football Princeton-Yale giocata in casa, l'autunno
precedente, con un chiassoso contingente di altri giovani maschi di
Princeton. Ma Josiah aveva presto intuito i motivi di Dabney per visitare
Crosswicks, e aveva iniziato a ritrarsi da lui, pur essendo troppo educato,
o a modo suo troppo timido, per esprimere ad Annabel qualsiasi riserva
potesse avere su Dabney.
Annabel avrebbe voluto che la sua amica Wilhelmina fosse rimasta da
basso con loro, in un momento così cruciale. Ma Wilhelmina - "Willy" -
era stata la prima a correre di sopra, per un giro improvvisato della casa.
Sempre più spesso, dall'inizio di aprile, Annabel si scopriva ridotta al
silenzio quando lei e il suo fidanzato erano soli insieme: perché il loro
rapporto romantico si era sviluppato tra gruppi di amici e in riunioni mondane,
e la spinosa questione della "conversazione intima" sembrava confonderli
entrambi. Di cosa si parlava, se nessun altro poteva sentire? Inoltre,
Annabel iniziava ad accorgersi che Dabney, nonostante i suoi antenati
della Virginia, non era sempre cortese e paziente; aveva motivo di credere
che avesse un caratteraccio, perché lo aveva sentito parlare con durezza
a servitori, camerieri e simili; naturalmente non si era mai rivolto a lei
in modo scortese, ma a volte le sue osservazioni erano venate da una leggera
ironia, che le faceva venire in mente le giovani spine verdi del pregiato
roseto di sua madre, che sembravano inoffensive eppure potevano
infliggere piccoli danni se non si faceva attenzione.
Quanto al brutto carattere del tenente Bayard, Annabel pensava: Sta
solo esprimendo la propria natura. È un uomo, ed è un soldato.
Sia come sia, nonostante tutte le sue pose di sicurezza, Dabney era spesso
scombussolato da Josiah Slade, un ventiquattrenne che aveva un paio
d'anni meno di lui; ma, dei due, in apparenza era il più sicuro di sé, e i
suoi silenzi mettevano a disagio Dabney e lo inducevano a parlare ancora
di più, a volte in modo vanaglorioso; anche se lui non si considerava
una persona vanagloriosa: i più notevoli tra gli ufficiali dell'esercito, era
risaputo, erano quelli che rimanevano reticenti, mentre altri raccontavano
le proprie imprese.
Era motivo d'imbarazzo, tra di loro, che Josiah Slade avesse frequentato
l'accademia di West Point dopo la laurea a Princeton, ma solo per
quattro mesi. Di punto in bianco, aveva interrotto il corso, se n'era andato
e aveva passato parecchi mesi visitando l'Ovest, prima di far ritorno
a casa. (Quando gli chiedevano perché si fosse ritirato da West Point, di
cui era tanto entusiasta prima di iscriversi, Josiah diceva, con un'alzata
di spalle, che di "marciare in uniforme" ne aveva avuto abbastanza per
una vita intera.) Durante i mesi in cui aveva viaggiato in Wyoming, Utah,
Idaho e California settentrionale, nessuno della famiglia sapeva con precisione
cosa stesse facendo, anche se, da figlio amorevole, Josiah scriveva
ogni settimana, ancorché brevemente, per assicurare ai suoi cari che
era vivo e stava bene.
E così, faccia a faccia con il fratello della sua fidanzata, Dabney Bayard
era spesso a corto di argomenti. Com'era snervante, com'era esasperante!...
perché il giovane Bayard, con i suoi corti capelli ondulati, le ciglia
lunghe e il sorriso pronto, era abituato all'ammirazione delle donne e delle
persone più anziane e anelava solo all'ammirazione, o almeno all'accettazione,
di giovani uomini della sua età ed estrazione sociale, come
Josiah Slade.
«C'è qualche motivo per cui non ti piace Dabney?» aveva chiesto timidamente
Annabel al fratello; ma Josiah aveva detto, con tutta la sincerità
di cui era capace: «No! Niente affatto. Quello che conta, Annabel, è che
piaccia a te».
Era una risposta obliqua, che Annabel non sapeva come decifrare. Però
non potè fare a meno di notare l'uso del blando verbo piacere invece del
più vigoroso amare da parte di suo fratello.
E che dire di Josiah Slade? Il suo carattere è così complesso, contraddittorio
e problematico, e si potrebbe anche dire così "segnato dal destino",
che non mi sento abbastanza qualificato per analizzarlo qui, come
non mi sentirei qualificato per analizzare il carattere dell'Amleto di Shakespeare,
che Josiah a volte mi ricorda. Un giovane uomo di profonde passioni
che ardono sotto le ceneri, sopraffatto da meditazioni troppo cerebrali;
un giovane di famiglia "elevata", non a proprio agio in società, un
giovane deciso a seguire il corso del destino - senza sapere quale debba
essere questo destino.
Da quando Augustus Slade aveva accettato la richiesta di Dabney Bayard
e gli aveva concesso la mano della figlia, tagliando le gambe a un piccolo
battaglione di pretendenti pronti a dichiararsi, Josiah aveva iniziato a
comportarsi in modo strano, capriccioso. Tuttavia, quando Annabel gli
rivolse la sua domanda indagatrice, fu molto formale con lei, ed evasivo:
«Devi seguire il tuo cuore, Annabel. E, dal momento che nostro padre ha
detto di sì, spetta solo a te perseverare nel fidanzamento».
Perseverare nel fidanzamento! Annabel rise, lievemente ferita; come se
sposare Dabney Bayard fosse una specie di campagna militare.
Sebbene Josiah fosse più vecchio di Annabel di cinque anni, e non avesse
mai avuto molto tempo per la sorella quando stavano crescendo, era
sempre stato affettuoso con lei, e protettivo; anche se per natura aveva
modi bruschi ed era incline all'impazienza, Annabel non aveva mai dubitato
che il fratello le volesse molto bene. (Come lei voleva bene, o almeno
ci provava, al loro giovane e invadente cugino Todd, un ragazzino di
undici anni perennemente irrequieto.) Ma quando Annabel cercò di prendere
tra le sue le mani di Josiah (ah! com'erano grandi, e com'era forte
l'ossatura) lui si ritrasse con un cipiglio; e quando lei lo pregò di non tenerle
nascosto niente, come facevano da bambini, lui rispose, con un sorriso
vagamente irritato: «Ma Annabel, devi renderti conto che non siamo più bambini, ormai».
Mentre i numerosi ospiti degli Slade passavano allegramente da una
stanza all'altra al piano di sopra, Annabel, Josiah e Dabney Bayard continuavano
a restare in piedi, impacciati, davanti a un caminetto vuoto, in
uno dei salotti al pianterreno; non c'erano tracce recenti di cenere in quello
spazio vuoto, ma piuttosto alcune ossa sottilissime, che si erano asciugate
riducendosi a schegge. Per disperazione, Dabney disse: «Tuo nonno
Winslow è un uomo straordinario, davvero, come dicono tutti. Ed è stato
così generoso...». Annabel ne convenne; ma Josiah rispose solo con un grugnito,
come se l'osservazione oziosa non meritasse una risposta seria.
Surrettiziamente Annabel diede una gomitata nelle costole al fratello.
Gli lanciò un'occhiata furtiva, come a implorarlo: Ti prego, non essere villano.
Non rovinare questo giorno felice.
Sei settimane prima delle nozze, Annabel Slade non era mai stata così
bella, con la pelle leggermente accaldata, gli occhi azzurro-viola umidi,
e il labbro inferiore tremante d'emozione. Per questo brunch domenicale
alla "vecchia casa Craven" - che sarebbe presto divenuta il "cottage della
luna di miele" dei due giovani - indossava un abito nuovo color crema
di crèpe de chine nello stile a balze vaporose che andava di moda a quei
tempi: il cappello a larga tesa "pamela" generosamente ornato di piume,
di un colore intonato al vestito, era appollaiato in cima alla massa dell'acconciatura
pompadour castano-dorata, con una fascia stretta sotto la calotta
per aumentarne l'altezza. Nella luccicante cascata di balze, che tremavano
a ogni suo respiro, Annabel colpiva lo sguardo come l'emblema
stesso della bellezza femminile - del mistero femminile. Per quale motivo,
dunque, una giovane signora così amata, così palesemente fortunata,
se ne stava tra il fidanzato e il fratello, con gli occhi bassi e la fronte increspata di rughe di preoccupazione?
Ci sarebbe voluto un osservatore ancor più percettivo di Josiah, per accorgersi
che Annabel era distratta, aveva la mente altrove; può darsi che
il sibilo d'avvertimento Annabel! Annabel! potesse essere udito, mentre si
levava debolmente dalle aiuole devastate dall'inverno e ancora incolte sul retro della casa.
E può darsi che i pensieri di Annabel stessero tornando, furtivi, al ricordo
del falcetto che brillava perversamente al sole; ai fiori selvatici e all'erba
tagliati di fresco e caduti in un mucchio, destinato presto a marcire; al
ricordo di un'audace stretta di mano, e a un ancor più audace bacio sul
dorso della mano: chère mademoiselle! Lei è così gentile! Una qualità rara nelle
"signore" del suo rango...
Annabel si era esaminata più volte il dorso della mano, in cerca dell'impronta
dell'aguzzo incisivo dello sconosciuto. Ma la pelle era liscia, sottile
e pallida come panna, con una lieve filigrana di ossa sotto, e una traslucida rete di vene azzurrine.
Mentre Annabel si guardava per l'ennesima volta la mano, dal piano
di sopra giunsero grida e urli improvvisi, strilli femminili e, subito dopo,
un rumore di lotta, un trapestio - come di una persona che si dibatteva sul pavimento sopra le loro teste.
Josiah si precipitò di sopra senza esitazione, salendo i gradini a due a
due; Annabel e Dabney lo seguirono dappresso, anche se non di corsa.
In preda alla paura, Annabel si era aggrappata al braccio di Dabney; e Dabney si era piegato su di lei, come a proteggerla.
«Mio Dio, che succede? Si è fatto male qualcuno? Sembra il presidente Cleveland... è la sua voce quella?» gridò Annabel.
Di sopra, in una delle camere da letto di casa Craven, Josiah si trovò di
fronte a una delle scene più sconvolgenti della sua giovane vita: Grover
Cleveland, il nostro ex presidente, un pingue gentiluomo di circa settantanni,
e centotrenta chili, col viso paonazzo e il respiro affannoso, era
caduto sull'assito del pavimento in preda alle convulsioni e veniva tenuto
fermo, maldestramente, da parecchie persone, incluso il padre di Josiah,
Augustus, e la sconvolta Mrs Cleveland. Il vecchio gentiluomo corpulento,
che ancora ansimava sibilando, tanto da far temere che fosse sull'orlo
di un colpo apoplettico, non cessava di dibattersi, e gridava con voce accorata:
«Lasciatemi alzare... vi prego, lasciatemi alzare... State indietro
se avete cuore! Papà è qui! Papà è qui, ti dico! Mia cara figlia, non abbandonarci di nuovo!».
Sulla soglia, Josiah rimase pietrificato. Cosa stava accadendo? Il mondo
era forse impazzito? Era come la scena di un film - Assalto al treno, che
tutti avevano visto, due anni prima -, un'agitazione catastrofica, movimenti
spasmodici e scoordinati, un ritmo rapido, precipitoso, musica tanto
incalzante da rimescolare il sangue; eppure, se guardavi le immagini in
movimento, non riuscivi a coglierne il senso immediato; non potevi rallentarle, per comprendere.
Grover Cleveland, apparentemente, era caduto sul pavimento, o vi
era stato spinto per salvarlo da una caduta dalla finestra che si apriva
su una sezione del tetto di tegole; sembrava che il padre di Josiah stesse
bloccando a terra Cleveland, e Mrs Cleveland stessa - una donna matura
e giunonica, di una bellezza bruna, e, di solito, piena di sé e composta
in ogni suo gesto - stava cercando di inchiodare il marito al pavimento
mediante la rude applicazione di un ginocchio serico alla sua cintola immensa;
sforzo che aveva scoperto la bella gamba della donna, inguainata
in una liscia calza bianca, che attirò la sbalordita attenzione di Josiah,
come qualcosa che non aveva mai visto nella vita reale, né aveva mai immaginato.
È vero, gli storici miei colleghi hanno trascurato questo episodio, non
avendo idea di cosa fosse successo nella vecchia casa Crave di Rosedale
Road, a mezzogiorno del 20 aprile 1905; la loro omissione collettiva è da
attribuire allo zelo di Frances Cleveland nel soffocare i fatti sconvenienti,
al fine di proteggere l'anziano marito da censure e ridicolo; infatti l'ex
First Lady era molto sensibile alle osservazioni fatte alle spalle (massicce)
del marito, ritenendo, a ragione, che tale derisione si riflettesse anche
su di lei. Dopo che Cleveland lasciò la presidenza, sotto una nube considerevole,
nel 1897, e cercò rifugio nel "sonnolento villaggio" di Princeton,
New Jersey, toccò alla sua giovane moglie proteggerlo dalle emozioni
troppo forti e dagli eccessi nel mangiare... e nel bere; si diceva infatti che
Grover fosse "incapace di controllare la sua ghiottoneria quanto un pesce
in una boccia di vetro, che mangia tutto ciò che gli viene dato, finché non
gli scoppia lo stomaco". Malgrado la sua giovinezza, Mrs Cleveland prese
a coltivare uno stile altero e imperiale tanto in società quanto in pubblico;
pertanto, sapendo che lei e il marito erano molto richiesti, e spudoratamente
chiacchierati, Mrs Cleveland non tollerava gli sciocchi. Non solo
Woodrow Wilson, come abbiamo visto, ma molti cittadini di Princeton di
un rango sociale superiore al suo arrivarono a temere lo sguardo fulminante
della donna, la sua lingua tagliente e il suo potere di valorizzare, o
danneggiare, la posizione sociale della gente, a suo piacimento(2).
A dispetto della confusione dell'incidente alla vecchia casa Craven, sono
riuscito a mettere insieme, come un abile, quand'anche eccentrico, creatore
di patchwork, un racconto più o meno coerente, come segue.
Dopo essere salito al primo piano della casa, che per uno della sua mole
era uno sforzo notevole, Grover Cleveland si fermò dietro il piccolo gruppo
eccitato che passava da una stanza all'altra, sperando di riprendere fiato;
mentre il resto della comitiva era altrove, ad ammirare una o l'altra delle
attraenti caratteristiche della casa, Cleveland entrò in una stanza vuota
che si dà il caso fosse una camera dei bambini; passando davanti all'alta
finestra della stanza, parzialmente chiusa dalle persiane e affacciata su un
ripido angolo del tetto, vide, o gli parve di scorgere, una visione terrificante,
proprio sul bordo del tetto; immaginando sulle prime che fosse un
grosso uccello sgraziato, forse un airone azzurro maggiore, perché simili
uccelli acquatici dall'aspetto preistorico non erano rari nella Princeton
rurale, l'uomo terrorizzato si strofinò letteralmente gli occhi quando si
accorse che si trattava invece di una bambina, appollaiata sul bordo del
tetto; per gioco - o per burla? - la bimba stava facendo a pezzi una manciata
di calle, lasciando cadere i petali strappati sul terreno sottostante; i
lunghi capelli scuri le scendevano ondulati sulla schiena; la veste, lunga
e bianca, stranamente sudicia; i piedi nudi spettralmente pallidi, tutta la
pelle spettralmente pallida, del pallore inconfondibile della tomba. Incurante
dello sbalordito osservatore, la bambina riuscì ad alzarsi in piedi,
sul bordo del tetto, ridendo, e buttando in aria il resto delle calle, come se
fosse sul punto di lanciarsi nel vuoto; e come poteva salvarla Cleveland?
Gridò: «No! No! Fermati! Non devi farlo!».
Cleveland era davanti alla finestra a ghigliottina, e grugniva cercando
di sollevarla, e spalancare le persiane, e gridava selvaggiamente; col risultato
che, con ulteriore sgomento e orrore, vide la bambina girarsi rivelandosi
come la sua adorata figlia Ruth, che era morta solo un anno prima, di
difterite, nella casa estiva dei Cleveland a Buzzards Bay, Massachusetts.
Ah, cosa stava accadendo? Com'era possibile? L'adorata Ruth di Cleveland,
che gli capitava spesso di sognare, e per la quale continuava a soffrire
nell'intimità dei suoi pensieri: perché gli era apparsa qui? E cosa si doveva fare?
È un dato di fatto che, sebbene Grover Cleveland soffrisse di una lunga
serie di disturbi, persino più di Woodrow Wilson, non aveva mai sofferto di alcuna malattia mentale, né di allucinazioni.
Pur andando fiero di essere il più sensato degli uomini, senza un solo
pensiero per la "vita ultraterrena" o il "regno degli spiriti", Cleveland
non ebbe un attimo di esitazione, e si convinse che sua figlia era tornata
da lui, in quel modo misterioso; vestita degli abiti della tomba, la bimba
lo guardava al di sopra della spalla, con quell'espressione di monelleria
civettuola che, in vita, Ruth aveva spesso riservato al suo caro papà, per punzecchiarlo, e farlo ridere.
Non c'è da meravigliarsi che Cleveland avesse dimenticato che Ruth
era morta e sepolta; in preda alla frenesia sollevò la finestra più in alto
che poteva, si sporse tendendole le braccia, pregandola di venire da lui.
Incurante della propria sicurezza, cercando, malgrado gli impedimenti
dell'età e della circonferenza, di spingersi a forza fuori dalla finestra
aperta, gridò: «Ruth! Cara Ruth! Sei proprio tu! Non buttarti di sotto...
il tuo papà ti scongiura, tesoro... sono qui!... Il tuo papà è qui! Vieni da
papà! Mia povera cara! Piccola mia! Angelo mio! Non buttarti! Vieni tra le braccia di papà, ti prego...».
Il fantasma sul bordo del tetto non poteva essere visto dagli altri, evidentemente;
tuttavia, quando si precipitarono nella stanza, la situazione
fu afferrata all'istante - quantomeno fu chiaro che Grover era in preda a
una violenta allucinazione, e stava cercando di uscire a forza da una stretta
finestra, rischiando di trovare la morte sul terreno sottostante, se non fosse stato bloccato.
Di qui la lotta che seguì, alla quale Josiah si trovò ad assistere poco dopo;
l'anziano e pingue gentiluomo inchiodato a terra da parecchie persone
inclusa sua moglie che, messo da parte il parasole di seta e sollevatasi le
pesanti sottane, ingiungeva a Cleveland, con voce squillante, di smettere
immediatamente di lottare: «Santo cielo, cosa ti prende! Cos'hai in mente! Caro marito, cos'hai in mente!».
«Frances, è Ruth... nostra figlia Ruth! Guarda! Ci sta chiamando con
un cenno... tutti e due! Lasciatemi andare, per favore...»
«Ruth? Cosa vuoi dire? Dove?» Sull'orlo di una crisi isterica, Mrs
Cleveland strisciò verso la finestra aperta; ma parve non vedere alcuna
apparizione sul tetto, a meno che, a questo punto, l'apparizione non fosse già svanita.
Infine, bloccato sul pavimento di legno, l'uomo delirante non tardò a
perdere misericordiosamente i sensi; la faccia paffuta e rugosa coperta da
sudore malato, e il respiro rantolante terribile a udirsi. I soccorritori gli
aprirono lo stretto colletto inamidato, il panciotto e il davanti della camicia;
gli spruzzarono acqua sul viso e lo tamponarono con una compressa
fredda. Uno dei vetturini fu mandato a chiamare il medico di Cleveland,
il dottor Boudinot, che abitava in Lilac Lane, all'incrocio con la Hodge,
poco distante da Rosedale Road; quando il medico arrivò, il pericolo immediato
per la vita di Cleveland sembrava passato, ma un attacco del genere
non faceva presagire niente di buono per il futuro, e Mrs Cleveland,
con le lacrime agli occhi, pregò i presenti di non diffondere la disgraziata notizia.
Di tutto il gruppo, solo altre tre persone sembravano aver "visto" o "intuito" l'apparizione, per quanto mi è dato sapere.
L'undicenne Todd Slade, cugino di Annabel e Josiah, figlio di Copplestone
e Lenora Slade, non aveva assistito di persona al collasso di Cleveland,
né gli era stato permesso di entrare nella nursery dopo il fatto; tuttavia,
in seguito, il bambino eccitabile si sarebbe svegliato da un incubo
per parecchie notti di fila, sostenendo che una bambina-fantasma lo stava inseguendo.
Poi c'era la risoluta testimonianza di Amanda FitzRandolph che in seguito
affermò con insistenza di aver intravisto un'indistinta "efflorescenza
luccicante" sul tetto, nel punto esatto indicato da Cleveland; ma non
avrebbe potuto identificarla come la povera Ruth Cleveland perché "gli
spettri si assomigliano molto, tornando dall'Aldilà".
Meno chiaramente, sembrava esserci stata una precisa reazione emotiva
da parte di Winslow Slade che, pur essendo entrato nella nursery dopo
gli altri, quando l'affranto Mr Cleveland aveva perso i sensi, parve afferrare
immediatamente la situazione, ovvero cos'era che aveva "chiamato
con un cenno" Cleveland fuori dalla finestra, con un esito così catastrofico.
Infatti, nella confusione del momento, mentre gli altri si occupavano
di convocare il dottore, e Mrs Cleveland singhiozzava per l'angoscia,
Winslow aveva cercato di consolarla dicendo che ora sarebbe andato tutto
bene, perché "lo spirito della vostra figlioletta sembra averci lasciato".
In seguito, però, quando Annabel e Josiah gli chiesero se avesse visto
l'apparizione, Winslow Slade rispose, seccamente: «No. Non esistono "spiriti" nella cristianità».
Mentre era in compagnia degli altri ospiti angosciati, Annabel aveva
detto ben poco; ma quando furono finalmente soli, quella sera, alla Canonica
di Crosswicks, Annabel confidò a Josiah: «Ruth dici? Ha visto sua figlia
Ruth fuori dalla finestra? Oh, quella povera bambina... sai Josiah, la
vedevo di rado quand'era in vita, ma ultimamente, nei sogni, dopo la sua
morte, Ruth ha fatto cenno anche a me - e il perché mi spaventa tanto!».
...
.
...
Note.
1. Questa citazione da una lettera di Teddy Roosevelt al suo segretario di Stato John Hay non
era, per essere accurati, di pubblico dominio nel 1905 e gli storici ne vennero a conoscenza
solo alcuni anni dopo la sua morte, nel 1919.
2. I Cleveland, ottant'anni dopo, continuano a essere una coppia affascinante. Si riteneva
che Grover Cleveland, di ventotto anni più vecchio della moglie, l'avesse vista per la prima
volta da bambina; dopo la morte del padre di lei, che era uno dei più vecchi amici di
Cleveland, questi divenne il tutore della bambina undicenne, alla quale, meno di dieci anni
dopo, quando la ragazza studiava ancora al Wells College for Women, chiese di sposarlo. A
ventun anni, Frances era la più giovane First Lady della storia, e tale rimane fino ai nostri
giorni. I Cleveland ebbero cinque figli, dei quali la primogenita, Ruth, morì di una malattia
infantile nel 1904, all'età di tredici anni. Essendo cresciuto a Princeton, mi è capitato spesso
di vedere Mrs Cleveland - da vedova, intendo dire, perché il suo corpulento marito non
sopravvisse a lungo alle vicissitudini della Maledizione di Crosswicks, sebbene fosse una
vittima innocente del flagello, a quanto pare. Mia madre era una conoscenza amichevole
di Mrs Cleveland sia prima che dopo il suo secondo matrimonio, all'età di
quarantanove anni, con un professore di archeologia dell'università di Princeton; mi piacerebbe poter
dire di aver parlato con lei, ma ho solo ricordi confusi di quella donna straordinaria dalla
carnagione e dai capelli scuri, di cui si vociferava (da parte di detrattrici femmine di Princeton)
fosse una lontana parente di un capo indiano della Choctaw Nation dell'Oklahoma!
Fine note.
...
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...
La tromba dell'angelo; o: "Mr Mayte della Virginia".
...
.
...
Fu solo due giorni dopo, nel campus universitario di Princeton, che Josiah
ebbe una strana avventura di cui all'epoca non avrebbe potuto capire il
significato, anche se ne percepì la natura sgradevole e si sentì gelare fin
nelle ossa, come intuendo qualcosa di ciò che li aspettava.
La sua missione era far visita al professor Pearce van Dyck, un suo ex
docente di filosofia, il cui studio era al primo piano del nuovo edificio gotico
chiamato Pyne, in seguito conosciuto come East Pyne; e il cui consiglio,
o parere informato, il giovane ci teneva a chiedere. Josiah ricordò i suoi
giorni di studente a Princeton, quando era andato male negli studi, non
sapendo mai cosa voleva fare: studiare lingue antiche, incluso l'ebraico e
l'aramaico, in modo da poter leggere da solo le Sacre Scritture, per soddisfare
le molte domande sollevate dalla traduzione di Re Giacomo, cui suo
nonno Slade non era stato in grado di rispondere; oppure era più portato
per le scienze: botanica, biologia; o per la storia: il suolo d'Europa intriso
di sangue, o il più verginale, anche se non meno intriso di sangue,
suolo del Nuovo Mondo? Così come era diventato insofferente dopo poche
settimane a West Point, Josiah era stato uno studente insofferente e irrequieto
anche all'università, sospendendo i suoi studi per "viaggiare"...
a volte per "andare in giro senza meta" al pari di un comune vagabondo,
sotto l'influenza dei Racconti del Klondike di Jack London o, con minor
disperazione, di Vita sul Mississippi di Mark Twain. (In un modo non
del tutto chiaro, Josiah aveva guadagnato una notevole somma di denaro
nell'Ovest e, anche se la stava rapidamente dilapidando, non dipendeva
più dalla sua famiglia per mantenersi.)
A Princeton, Josiah era stato arruolato nella squadra di football, e in quella
di hockey e softball; aveva passato alcune settimane spacca-schiena nella
squadra di canottaggio, allenandosi a spagaiare nelle albe gelide attraverso
le nebbie spettrali che si alzavano dal lago Carnegie con il pensiero
confortante che uno sport così collaborativo era un'aspra critica all'atleta
esibizionista che disprezzava tanto, e riconosceva in se stesso. E Josiah
aveva ignorato un invito a far parte del più esclusivo degli eating club
- dove si mangiava e, soprattutto, si beveva - di Prospect Avenue, l'Ivy,
senza offrire alcuna spiegazione ai suoi fratelli-di-club delusi e pieni di
disapprovazione, oltre a un'alzata di spalle: «Le sere sono tutte uguali,
all'Ivy; dopo aver sperimentato serate del genere per tre settimane e mezzo,
sono convinto di averle provate tutte».
C'era uno spirito di forzato cameratismo tra i ragazzi - o i giovani uomini,
come amavano considerare se stessi - di Princeton. Come se niente fosse
più importante di essere rispettati, piacere, essere ammirati gli uni dagli altri,
essere "popolari", in sostanza. I voti contavano poco: se studiavi ti davano
del secchione. Un gentiluomo non aveva bisogno di un voto più alto
di una sufficienza stiracchiata; perché un gentiluomo non avrebbe dovuto
guadagnarsi da vivere con la sua intelligenza, questo era poco ma sicuro.
Così ti iscrivevi a un club, o a due, o a tre club. Andavi a fare sport come
facevano gli altri, in un affabile gregge. Ma, come a West Point Josiah aveva
presto scoperto che marciare in uniforme era di una noia mortale, così a
Princeton Josiah aveva capito che qualsiasi sforzo non superasse il livello
dei suoi compagni di corso non aveva il potere di impegnarlo a lungo.
Per compiacere suo padre, aveva perseverato negli studi a Princeton finché,
dopo molti anni, aveva conseguito una laurea in lettere. La pergamena
del diploma l'aveva nascosta immediatamente, forse addirittura smarrita.
Questa indipendenza lo aveva colmato di una sorta di inquieta euforia,
ma poi venne colto da una reazione talmente malinconica, da non sopportare
di stare da solo. Così ora andava a cercare il più comprensivo dei suoi
insegnanti, Pearce van Dyck, che lo aveva sempre ricevuto con benevolenza
nel suo spazioso studio, con le librerie dal pavimento al soffitto, poltrone
e divani in pelle, e una vista, dalle finestre di vetro impiombato, sulla
"cappella" dell'università - grande e imponente come qualsiasi chiesa.
Di tutte le persone che conosco, il professor van Dyck è l'unico che parlerà con
franchezza pensò Josiah.
Fu così che il giovane Slade bussò alla porta aperta dello studio di van
Dyck, e fu invitato a entrare; Pyne Hall pullulava gradevolmente di studenti
universitari che si affrettavano verso le lezioni, o ne uscivano a frotte
chiassose sulle scale, e nessuno badò a Josiah che, con un logoro "blazer"
di tweed e i pantaloni di gabardine, avrebbe potuto essere uno di loro, se
non fosse stato per la fronte accigliata e uno sguardo più intenso e maturo.
«Salve, Josiah! Ma che bella sorpresa.»
Tra il professore di filosofia e Josiah esisteva un rapporto rilassato e cordiale,
perché le loro famiglie erano amiche e van Dyck conosceva Josiah
fin da quando era bambino. Nei suoi corsi, Josiah era uno studente abbastanza
bravo da meritare voti alti: a volte anche uno studente brillante e
capriccioso, ma mai soggetto a cattivo umore, quantomeno non in compagnia
di van Dyck. Il professore, specialista di idealismo kantiano, era a
quell'epoca un uomo di mezza età, erudito e zelante più che "popolare"
con i suoi studenti; con lui, Josiah si sentiva quasi più a suo agio che col proprio padre.
Il grande pregio della filosofia è che scavalca ogni tipo di sotterfugio e
"punta dritto alla giugulare". Così, senza preamboli, prima ancora di sedersi
nell'ufficio di van Dyck, Josiah disse: «Professore, cosa ne pensa di
questo?», tendendo le braccia verso van Dyck, perché vedesse il mucchietto
di petali di calle strappati e ammaccati che teneva tra le mani, insieme
ad alcuni gambi e foglie, essiccati malamente e dall'odore acre.
Van Dyck guardò i resti dei fiori che, nella luce impietosa che scendeva
obliqua da un'alta finestra, sembravano più un simulacro di calle che non fiori veri e propri.
«Penso che queste siano "calle", anche se è difficile a dirsi, marce come sono. Dove le hai prese?»
«Le ho trovate.»
«"Trovate"...? Dove?»
«Sotto i miei piedi, mentre stavo camminando. Ho abbassato gli occhi... ed erano lì.»
Josiah non spiegò che aveva calpestato i petali di calle quando se n'era
andato da casa Craven, dopo la visita di domenica. Abbassando lo sguardo,
aveva visto i petali essiccati e aveva provato un brivido di riconoscimento.
La bambina morta si è lasciata dietro questi. La bambina morta pretende qualcosa da noi.
Il motivo che aveva spinto Josiah a recarsi dal professor van Dyck non
era soltanto personale: infatti van Dyck, oltre che per le erudite ricerche,
era noto per la vasta conoscenza amatoriale in fatto di botanica e orticoltura;
il suo orto, dietro la casa di famiglia al numero 87 di Hodge Road,
era una delle glorie del West End di Princeton.
«Non ricordo dove li ho trovati, professore. Ma mi chiedevo cosa ne
avrebbe pensato. Come li avrebbe identificati.»
Josiah parlò lentamente, soppesando con cura le parole.
Van Dyck aveva sparso sulla scrivania i petali ammaccati, i gambi e le
foglie spezzati. Li guardò, accigliato. «I fiori sembrano stagionati... molto
vecchi. E non è una decomposizione normale, ma qualcos'altro...» Piegò
la testa per annusarli, e si ritrasse subito, con un'espressione costernata.
«Santo cielo, l'odore è disgustoso.»
«Una specie di odore chimico, ho pensato, non organico.»
«Oddio, guarda! Si stanno decomponendo visibilmente...»
Josiah e Pearce van Dyck videro i fiori essiccati sbriciolarsi e poi ridursi
in polvere sotto i loro occhi. Rimasero alcuni frammenti di foglie secche,
un singolo calice, un odore nauseabondo di putrefazione.
«Dev'essere la reazione della forte luce del sole sulle calle. Una specie
di processo chimico accelerato...»
Il tentativo di van Dyck di trovare una spiegazione per l'inquietante fenomeno
parve a Josiah l'essenza stessa del temperamento filosofico: spremere
qualche tipo di significato dall'assenza di significato. Al pari della
poesia in rima, è uno sforzo che dà un'illusione di conforto.
«Sì, un "processo chimico". Dev'essere così.»
«Ma dove hai detto di averli trovati? "Sotto i piedi"?»
«A casa Craven, professore. Domenica.»
Dato che anche van Dyck e la moglie erano stati alla casa, per Josiah
fu naturale dirglielo; ma un momento dopo si pentì di aver pronunciato
quelle parole, che ebbero l'effetto di affascinare van Dyck e destare la sua curiosità.
«Ma... no, nessuno aveva calle "da funerale" alla casa, se non sbaglio.
E queste sono così vecchie...»
«Mi stavo giusto chiedendo cosa ne pensasse, visto che lei è un orticoltore.»
Josiah era ancora in piedi, irrequieto, l'espressione ansiosa e affaticata,
come se non avesse dormito bene la notte precedente, ma si fosse "rivoltato
nel letto" nella morsa del Paradosso.
Un uccello rapace con un grande becco affilato e artigli feroci, il Paradosso.
Essere nella sua morsa significa soffrire, ma con tale delizia, che si
potrebbe scambiare l'esperienza per una sorta di estasi.
Josiah scosse la testa, per liberarla da simili ragnatele del pensiero. Ah,
non era se stesso stamattina! Non era "se stesso" - per certi versi - fin
dall'episodio alla vecchia casa Craven, quando Grover Cleveland aveva
avuto un collasso; e Annabel gli aveva confidato che la figlia morta
di Cleveland le era apparsa in sogno, e l'aveva chiamata con un cenno.
«Josiah, perché non ti siedi, per favore? Non avrai fretta di andartene, presumo?»
Josiah, che non si era reso conto di essere in piedi e di camminare su e
giù per lo studio, non seppe come rispondere. Aveva davvero fretta? Ma di arrivare... dove?
«Ho una specie di pulsazione nella testa, professore. Se sto fermo, è più forte e fastidiosa.»
Van Dyck lo guardò strizzando gli occhi. Si era chinato sulla scrivania
per esaminare i resti sbriciolati delle calle, e ora alzò lo sguardo su Josiah,
preoccupato.
«Spero non sia stato l'odore di questi fiori a farti star male, Josiah. Adesso
sta svanendo, ma non sembra un odore naturale...»
«Bene, professore! La ringrazio! Mi è stato molto utile e adesso... adesso...
la saluto.»
«Mio caro Josiah» protestò van Dyck, «non vorrai andartene così presto?
Perché non ti siedi, possiamo parlare dello straordinario episodio di
domenica: quel povero Grover Cleveland, delirante, fuori di sé... Un tempo
circolava una storia su casa Craven: si diceva fosse infestata dal fantasma
del traditore André, deciso a vendicarsi del maggiore Craven. Però, a
quanto pare, Mr Cleveland non ha visto il fantasma della spia giustiziata,
ma quello della sua povera figlia Ruth... tu cosa ne pensi?»
«Non ci sono "spiriti" nella cristianità. Ecco cosa ne penso.»
In modo piuttosto brusco, Josiah se ne andò salutando con un disinvolto
cenno della mano; e Pearce van Dyck rimase solo, sconcertato dal fatto
che il suo giovane amico fosse in uno stato mentale così singolare, per
una manciata di fiori da funerale essiccati.
Poi, con noncuranza, Pearce spazzò via i resti dei fiori, senza accorgersi
che alcuni piccoli petali ricurvi, e frammenti di un gambo, erano rimasti
in una copia aperta dell'Etica di Spinoza all'inizio della Parte IV, Del
servaggio umano, o della potenza delle emozioni umane.
Attraversando il campus universitario con passo spedito, le spalle larghe
ingobbite nella giacca di tweed e il capo leggermente chino, Josiah fu
intercettato vicino ai gradini della Chancellor Green Library dal rettore
dell'università, Woodrow Wilson, che lo chiamò per nome e sorrise con
affetto come se Josiah fosse uno di famiglia. Con disappunto, Josiah pensò:
"Incastrato! Accidenti".
Naturalmente, non continuò per la sua strada, come avrebbe voluto; si
fermò invece a parlare con Woodrow Wilson, o meglio a consentire a Woodrow
Wilson di parlare con lui.
Wilson era in compagnia di uno sconosciuto, al quale presentò Josiah:
un uomo incredibilmente brutto, lo giudicò Josiah, con la pelle flaccida,
bianca come il ventre di un pesce e occhi ravvicinati di un intenso, quanto
innaturale, color bronzo; e qualcosa del rettile nelle labbra, la lingua
dardeggiante e umida, mentre faceva un sorriso untuoso che Josiah trovò particolarmente
sgradevole. Tuttavia non era possibile squagliarsela, perché
Woodrow Wilson insistette per presentare lo sconosciuto a Josiah, e Josiah
allo sconosciuto, come se lo scambio lo rendesse smodatamente orgoglioso.
Fu così che Josiah si trovò costretto a stringere la mano ad "Axson
Mayte", qui introdotto come un avvocato di Carnahan, Virginia, con rapporti
con la Chiesa presbiteriana, e dei cui servizi, disse Wilson a Josiah,
sperava di valersi per la sua diatriba con il consiglio di amministrazione
dell'università. Josiah, che aveva sentito solo vaghi pettegolezzi riguardo
la faida tra Wilson e Andrew West, il decano della scuola di specializzazione,
e considerava il problema del tutto insignificante, sorrise con
gentilezza e borbottò una risposta amichevole/di circostanza, ansioso di
andare per la sua strada; ma il dottor Wilson lo trattenne abilmente, posandogli
una mano sul braccio, e chiedendogli della sua famiglia: la salute
dei genitori, e della sorella e del giovane cugino, e di suo nonno Winslow.
Com'erano prevedibili, gli scambi sociali! E noiosamente ripetitivi! Eppure,
come sottrarsi?... Josiah ebbe una visione di se stesso che si liberava,
e correva via verso Nassau Street.
Questa è follia. E dalla follia, non c'è ritorno.
Il dottor Wilson era chiaramente ansioso di parlare; non c'era una facile
via di scampo. Nonostante la presenza dello sconosciuto della Virginia, il
cui sguardo era fisso su Josiah con un'intensità imbarazzante, Wilson iniziò
a fare domande soprattutto riguardo ad Annabel, perché sapeva che
Josiah e la sorella erano insolitamente vicini; disse che il giorno prima aveva
sentito voci "molto strane e angoscianti" sulla salute di Mr Cleveland,
e si chiedeva se Josiah sapesse qualcosa dell'incidente.
Con discrezione, Josiah disse di no. No.
Con discrezione, Josiah avrebbe voluto scusarsi e squagliarsela, solo
che Woodrow Wilson lo tratteneva con la mano posata leggermente sul
suo braccio, continuando a sorridergli, con lo stesso affetto familiare di
Pearce van Dyck, ma anche con qualcosa di più intenso e persuasivo, sotto
sotto, una sorta di sottile costrizione. La conversazione svolazzava inutilmente,
come un uccellino in una grande gabbia, mentre Wilson cercava
di coinvolgere anche "Mr May te".
Com'era odioso questo "Mayte" agli occhi di Josiah!... la sua detestabilità
non aveva a che fare con la semplice bruttezza fisica, che di solito
non offendeva la sensibilità di Josiah, ma con i modi servili, pusillanimi
eppure presuntuosi dell'uomo, e la natura melodiosa della sua voce; e
anche l'inappropriata informalità dei suoi abiti... perché, sebbene avesse
più o meno l'età di Woodrow Wilson, e una corporatura robusta e tarchiata,
indossava una tenuta adatta a uno studente di Princeton: blazer
color mattone con larghe spalle imbottite, camicia bianca e sottile cravatta
scura; pantaloni affusolati, scarpe dalla punta arrotondata, e un copricapo
che assomigliava a un berretto da baseball, di traverso sulla testa.
Josiah non si sarebbe sorpreso nel vedere "Mayte" con il distintivo di un
club sul bavero, tanto era assurdo il suo tentativo di imitare uno studente
universitario. Quando Axson Mayte sorrise fu per scoprire denti ingialliti,
uno dei quali, un incisivo, sporgeva di un centimetro buono dagli altri.
Tuttavia, per l'occhio accorto di Josiah, il tocco più repellente era il delicato
narciso bianco portato all'occhiello, che aveva iniziato a diventare
marrone, e ad appassire.
Sebbene Annabel fosse un'ammiratrice delle ragazze Wilson, Margaret,
Jessie ed Eleanor, e parlasse sempre con entusiasmo del rettore Wilson,
Josiah non si era mai sentito a proprio agio alla presenza dell'uomo,
perché lo riteneva pomposo, avido, ambizioso e decisamente troppo interessato
alla famiglia Slade. (Prima o poi Wilson si sarebbe candidato per una
carica politica, Josiah ne era convinto. E avrebbe voluto la benedizione
pubblica di Winslow Slade, e anche un sostanzioso contributo in denaro.)
Il senso di disagio di Josiah nei confronti di Woodrow Wilson era acuito
dal fatto che, qualche anno prima, quando era solo un ragazzino di dieci
anni, ed era già un ottimo giocatore di softball, aveva sentito Wilson dire
a suo padre, Augustus, che gli invidiava enormemente il figlio virile; perché
la sorte gli aveva riservato soltanto figlie femmine; e il venerabile nome
dei Wilson correva il rischio di estinguersi. («Sì, il tuo Josiah è il figlio che
avrei voluto, se Dio lo avesse ritenuto opportuno.»)
Adesso, alla presenza di Axson Mayte, Woodrow Wilson sollevò l'argomento
delle nozze di Annabel; non potè fare a meno di dire quanto fosse
contento che Jessie sarebbe stata una damigella d'onore; e tutta Princeton
aspettava con ansia il lieto evento. Sentendo questo, Axson Mayte s'illuminò,
e disse a Josiah strascicando le parole in una burrosa pronuncia meridionale:
«Caspita, non mi ero reso conto che lei fosse il fratello di Annabel
Slade!... Lasci che le stringa di nuovo la mano».
Era una richiesta così ridicola, che Josiah avrebbe voluto ritrarsi con irritazione;
ma Axson Mayte si affrettò a porgergli la mano e stringere la
sua una seconda volta. Josiah sentì una corrente fredda scorrergli lungo
il braccio.
Per fortuna la campana dell'Old North iniziò a battere i suoi rintocchi
e frotte di studenti si riversarono sul sentiero, molti con cappelli di strane
fogge e arcani distintivi di uno o l'altro club; c'erano "fagioli" del secondo
anno e matricole dall'aria infelice; sulla carreggiata sfrecciavano i ciclisti.
Josiah riuscì ad accomiatarsi, sebbene Woodrow Wilson gli gridasse
dietro, quasi con ansia: «Mi raccomando, salutami tuo nonno! E - naturalmente - tua madre...».
Affrettandosi verso Nassau Street dove stava passando una fiumana di
veicoli a motore e carrozze trainate da cavalli, Josiah, incapace di resistere
alla tentazione di lanciare un'occhiata alle sue spalle, vide l'alta ed esile
figura ministeriale di Woodrow Wilson accanto alla sagoma tarchiata
di Axson Mayte, ancora intenti a guardarlo e impegnati in una conversazione, Josiah odiava pensarlo, su di lui.
Il fratello di Annabel Slade!, così lo aveva chiamato quella spregevole
creatura. Che diritto aveva di accennare in modo tanto disinvolto ad Annabel, come se la conoscesse?
La conosceva davvero? Ma... come?
Scosso da questo incontro sgradevole, che strideva sui suoi nervi sensibili
come un'unghia su una lavagna, Josiah iniziò a sentirsi debole; era
la stessa sensazione che aveva provato a casa Craven, vedendo Grover
Cleveland caduto a terra, terrorizzato, e si sentì rizzare i peli sulla nuca in
una sorta di solidarietà animale con quel povero vecchio, quasi intuendo
che simili orrori erano imminenti anche nella sua vita.
All'improvviso, Josiah dubitò di avere la forza di tornare a piedi alla
Canonica, e si sentì obbligato a prendere il tram elettrico sulla Wither-
spoon, in mezzo a una torma schiamazzante di donne e scolari; e, in fondo
alla carrozza, operai e braccianti dalla pelle scura, alcuni con portavivande,
che lo guardarono con occhi velati, e facce prive d'espressione.
«Salve! C'è posto per un altro?»: così Josiah si sedette tra gli uomini, in
fondo al tram, sperando di rilassarsi in mezzo a loro, come non avrebbe
potuto fare altrove, e cercando di ignorare il fatto che, con il suo arrivo, gli uomini avevano smesso bruscamente di parlare.
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Nota dell'autore: lo snobismo di Princeton.
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Nella nostra società americana egualitaria, è considerato un male sentirsi
superiori ad altri americani; sebbene gli strati più bassi di ogni società umana
ambiscano a sentirsi superiori ad altri strati, ancora più bassi, è tuttavia
sacrosanto pretendere che non sia così; che lo snobismo, in tutte le sue forme,
sia aberrante oltre che malvagio.
Questo potrebbe essere per me il momento buono per fornire al lettore
alcune informazioni riguardo le sottili ma cruciali distinzioni di rango
sociale tra quelle persone nella nostra cronaca che appartengono alle vecchie
famiglie nobili radicate nella contea, di antico lignaggio e ricchezza,
e quelle di un tipo più recente che solo ultimamente, vale a dire nel corso
dell'ultimo secolo, sono emigrate nella zona.
La categoria originaria è quella dei pellegrini, dei colonizzatori o coloni;
la seconda, molto più vasta, è quella degli immigranti.
Da un lato abbiamo le vecchie famiglie del Jersey della statura degli Slade,
inizialmente abitanti della colonia di Massachusetts Bay che si erano trasferiti
nella colonia della Corona del New Jersey all'epoca in cui "Princeton" non
esisteva, ed era solo uno dei tre piccoli villaggi - "King's Town", "Queen's
Town", e "Prince's Town" - sulla vecchia strada a pedaggio tra New York
e Philadelphia. Accanto agli Slade, se non in competizione con loro quanto
a reputazione e ricchezza, ci sono i Morgan, i FitzRandolph, i Bayard, i
van Dyck, i Pyne (della magnifica dimora di Drumthwacket, in anni più recenti
residenza del governatore del New Jersey), le numerose famiglie Burr
(discendenti dal reverendo Aaron Burr Sr) - e altre, che vanno oltre i confini
della nostra storia. Bisogna tener presente che queste vecchie famiglie
nobili esistevano già molti decenni prima dell'università di Princeton:
infatti nella sua guisa precedente, come college del New Jersey, l'istituzione
era stata fondata a Elizabeth, New Jersey, e in seguito, nel 1748, trasferita
dal reverendo Aaron Burr Sr, a Newark; infine, dieci anni dopo, il college
fu trasferito, dal rettore Samuel Davies, nella sua attuale sede nel villaggio
di Princeton, sulla Route 27, o Nassau Street come viene chiamata, vicino
all'intersezione con la statale 206. Da questo modesto inizio, con i suoi stretti
legami con la Chiesa presbiteriana, l'università è cresciuta, e cresciuta...
fino a straripare, si potrebbe dire, divenendo un campus affollato e angusto
in cui il "verde" si vede a stento e brutte strutture multipiano si fanno
beffe dell'elegante architettura gotica del college dei primi tempi. Nel West
End di Princeton, a tutt'oggi, vivono ancora discendenti delle vecchie famiglie,
alcuni in modo quasi anonimo; perché il tempo li ha lasciati indietro,
come indicherebbe l'ammissione alla grande università di donne, "neri",
e un numero non quantificabile di ebrei, un rivolo di anarchia all'inizio di
quel difficile decennio, gli anni Settanta del Novecento, e ora un'alluvione.
Così si può vedere chiaramente la divisione tra le vecchie famiglie dei
"colonizzatori" e la frotta di "persone nuove" che si era trasferita nell'area
solo per lavorare all'università, a salari decisamente modesti.
(Deponeva a sfavore di Woodrow Wilson - come non mancavano di sottolineare
persone quali Adelaide McLean Burr - il fatto che, ricevendo un
compenso troppo misero per potersi permettere un'automobile, il rettore
dell'università fosse costretto a sbiciclettare dappertutto; questo è un tipo di
snobismo davvero crudele; tuttavia non possiamo fare a meno di ridere con
Adelaide, perché è molto spiritosa!) Naturalmente c'erano alcune sovrapposizioni,
come nel caso di mio padre, Pearce van Dyck, figlio di una delle più
eminenti famiglie "radicate nella contea", che era anche uno studioso e un
filosofo di fama nazionale, con lauree conseguite sia a Cambridge (Regno
Unito) che a Princeton. Per scendere in particolari ancor più dettagliati, Ellen
Wilson era imparentata, dal lato della nonna paterna, con i Randolph della
Virginia, la qual cosa le avrebbe permesso di rivendicare un legame familiare
con i ricchi FitzRandolph di Princeton, salvo che, dobbiamo presumere,
a Mrs Wilson mancava il coraggio di farlo, rischiando di essere snobbata.
Quanto a Josiah e Annabel, i personaggi principali del Maledetto, sebbene
essi siano individui assai tolleranti e di buon cuore, è ineluttabile che, a
loro volta, siano snob - in modo del tutto inconscio e irrimediabile, dal momento
che sono degli Slade.
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L'indicibile 1.
(Brani tratti dal diario segreto di Mrs Adelaide McLean Burr, aprile-maggio 1905).
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Questo inestimabile diario, trascritto in un codice segreto che nessun altro storico
ha finora decifrato, in origine fu scoperto in mezzo a una miscellanea di documenti,
libri contabili della casa e altri cimeli, a Maidstone House, molto tempo
dopo la morte prematura di Mrs Burr. All'epoca, scritto a mano in un codice
eccentrico e illeggibile, con inchiostro color lavanda e in una grafia ragnesca, sul
Quaderno in Pelle di Vitello Cremisi, il diario non fu riconosciuto per il suo valore.
Il presente narratore è restio a farsi avanti come l'unica persona vivente in grado
di leggere il diario di Mrs Burr con piena comprensione, tuttavia penso che
la falsa modestia sia fuori luogo; pertanto diffido gli storici rivali di quel periodo
dall'appropriarsi delle mie fatiche, che sono pienamente protette da copyright.
(Spero di non sembrare iperprotettivo verso i miei diritti, ma ho deciso di non
rivelare al lettore come, dopo mesi di frustrazione, io sia riuscito a decifrare il codice
di Adelaide, che a un occhio inesperto potrebbe sembrare un esempio perfetto
di discorso insensato, corredato da eccentrici simboli e scarabocchi teosofici.)
Il lettore dovrebbe essere informato che, poco dopo le sue nozze con Horace
Hudiger Burr Jr, nel settembre del 1891, Adelaide McLean Burr fu colpita da
un misterioso "malessere" che si manifestava con una varietà di disturbi fisici
e mentali, incluse paralisi parziali, stanchezza estrema e affanno; tra le femmine
invalide di Princeton, di quest'epoca, Mrs Burr era la più illustre, e inviava
spesso "bollettini” ad amici che non poteva vedere in società. Non era insolito che
l'inferma chiedesse di essere portata da basso per accogliere visitatori illustri a
Maidstone House, per esempio Mr Grover Cleveland e la moglie, che erano nuovi
in città, o s'intrattenesse con una scelta sorellanza di signore di Princeton, soprattutto
all'ora del tè; anche se si pensava che non avesse lasciato i confini della
proprietà di Maidstone fin dal suo ritorno dalla luna di miele alle Bermuda,
nell'ottobre del 1891.
Un altro dettaglio che il lettore dovrebbe conoscere: Maidstone House, l'avita
dimora dei Pembroke Burr che, al pari degli Slade, si erano inizialmente stabiliti
nella colonia di Massachusetts Bay, per poi trasferirsi nella colonia della Corona
del New Jersey nel corso del 1700, è una delle case più maestose del West End di
Princeton. È situata al numero 164 di Hodge Road ed è stata costruita nel 1803
in uno stile bizzarro (ancorché austero), che è un misto di romanico e gotico "imbastarditi",
in granito di colore cupo che tende al luminoso a seconda della potenza
della luce. Con più di venticinque stanze nella casa vera e propria, e un'altra
dozzina nella vecchia rimessa delle carrozze e negli alloggi degli schiavi sul
retro, Maidstone esercita un curioso fascino sull'osservatore: suggerendo, con la
sua architettura quadrata e un po' tozza, i suoi camini torreggianti e le finestre
eccezionalmente alte, strette e "opprimenti", spesso chiuse dalle persiane, un'insolita mescolanza di funereo e sublime.
Come il lettore sa, la mia infanzia trascorse all87 di Hodge Road, che è solo
a mezzo isolato da Maidstone House. Era una fantasia infantile, anche se presa
molto sul serio dai nostri impressionabili servitori, e da altri lavoratori e bottegai
della famiglia che venivano spesso a casa, che Maidstone House fosse "infestata
dai fantasmi” molto prima della morte orribile di Adelaide Burr.
INDICIBILE! - l'incidente di cui tutta Princeton mormora stamattina.
Ma come farà a informarsene una signora?
Non so per certo quando abbia avuto luogo (due sere fa?) e se la donna
cui è capitato (è stato un oltraggio? - ma che delizia!) era del genere
che va in giro da sola, al crepuscolo; se era una residente di Princeton, o
abitava in uno scialbo paesetto dei dintorni.
Che ingiustizia, vedermi negata una simile informazione! - ma se il crimine
contro la signora è INDICIBILE come si può parlarne, a una signora?
Horace non mi dirà niente. Horace è austero e muto come tutti quelli
della sua schiatta. Horace si limita a mormorare, in risposta alle mie domande
incalzanti: "Non c'è niente che non vada, cara Adelaide, per quanto
ti riguarda" e l'argomento è chiuso; perché Horace vorrebbe proteggere
la sua Micia da ogni cattiveria, come ha fatto - adorato marito! - per i quattordici anni della nostra unione.
(Il mio bel marito dai baffi arricciati non potrebbe mai
immaginare, nella sua innocenza, com'è perfida la sua Micia, in cuor suo;
come sono audaci e sfrontati e disinibiti i suoi pensieri!)
Un pomeriggio di tè e pasticcini e squisiti dolcetti al
caffè. Ma che noia, quando Micia bramava solo di sentire qualche notizia
dell'INDICIBILE in mezzo a noi, di cui le signore sono tenute a non sapere
nulla; e tutte le chiacchiere vertevano sul dottor faccia-di-prugna-secca
Wilson e sul decano mano-tesa Andrew West che scatenano una tempesta
nel loro stupido "bicchier d'acqua". Lo so, mi si considera "screanzata"
- "irriverente", come minimo - per aver soffocato a stento uno sbadiglio,
esasperata dal LENTISSIMO dei pettegolezzi di Mrs FitzRandolph;
e la cugina Wilhelmina, quella bambina cresciuta troppo, mi ha lanciato
un'occhiata di maliziosa solidarietà mentre sua madre non la finiva più di
blaterare, relazionandoci su chi sta dalla parte del dottor faccia-di-teschio
Wilson e chi dalla parte del decano centosessanta-girovita West nel consiglio
d'amministrazione; perché tutt'a un tratto sembra che l'intera città
sia divisa in due. Consiglieri e ex alunni dell'università e vedove potenti
e naturalmente i Cleveland con il loro considerevole peso (Grover è
presidente del consiglio d'amministrazione, e si dice fortemente favorevole
a West) eccetera! Micia si è consolata mangiando una mezza dozzina
di dolcetti al caffè, con una montagna di panna - che, come avrei dovuto
aspettarmi, mi hanno fatto star male quella sera. Ma ah! - a quali misure
è capace di ricorrere Micia, per pura, squisita NOIA.
È fastidiosamente poco chiaro: sembra che l'INDICIBILE
abbia coinvolto una delle nostre più distinte famiglie del West End!
Com'è crudele e frustrante, che non siano ancora stati rivelati altri dettagli.
E si è accennato a un altro incidente INDICIBILE, questo capitato all'ex presidente Cleveland che, per ragioni assai misteriose, si trovava nella vecchia casa Craven in Rosedale Road, con un folto gruppo di persone inclusi molti membri della famiglia di Winslow Slade, vale a dire, i nostri cittadini più eminenti; un consesso che doveva avere qualcosa a che fare con le imminenti nozze Slade-Bayard. Ma Horace piuttosto deluso, sembra sinceramente all'oscuro di questo incidente accaduto solo domenica scorsa.
Il dottor Boudinot viene a visitarmi. In seguito alla scorpacciata di dolcetti al caffè un tale mal di stomaco, e 18 ore di malessere così tremendo che sarebbe preferibile la Morte.
Bisogna passare a prendere il dottore con la macchina. A Micia viene
prescritta l'ennesima medicina. Sono 14 anni che non ha la mente lucida.
Questa nuova medicina sotto forma di pasticche gessose viene ritirata
alla farmacia di Princeton da Abraham: il ragazzo più scuro che io abbia
mai visto, nero come un tizzone, nuovo nel nostro personale, imparentato
con la nostra cuoca e governante Minnie. Almeno, credo siano parenti.
e credo che questi siano i loro nomi ridicoli.
Sulla serica chaise longue di Mamma Burr, Micia giace
innocente e ansimante, tremando nel suo scialle Valle-del-Kashmir e rimuginando
pensieri segreti per annientare tutta Princeton! Chissà se Satana
verrebbe a Maidstone House, se convocato? Quali sono i "riti neri"
richiesti, per, convocare questo signore? E le punizioni - ovvero piccole
umiliazioni - inflitte ai nemici di Micia a Princeton, sarebbero un motivo
sufficiente perché Micia "venda" l'anima al diavolo?
Cugina Wilhelmina! Quanto vorrei che si confidasse
con me, come con una cugina più vecchia; che mi parlasse dei (tormentati?)
segreti della sua vita; perché credo che "Willy" sia disperatamente
innamorata di Josiah Slade, come si dice siano altre ragazze e donne di Princeton.
e Josiah Slade ha mai rivolto un pensiero alla ragazza? Se non come a
un'amica di sua sorella Annabel? C'è da dubitarne!
Ma Willy è così giovane e impetuosa, lei e la deliziosa Annabel che
sono tanto amiche, fin dalle elementari; come le invidio!
Temo di apparire vecchia, ai loro occhi - molto più vecchia di loro: e
non importa che la faccia di Micia sia senza rughe e gli occhi luminosamente
scuri e svegli; e la pelle sempre un po' febbricitante, e il respiro
accelerato; e il mio sorriso sia quello di una bimba sorniona tutta fossette
- il sorriso che trafigge il cuore di Horace, come dice lui. e i miei capelli
rimangano fini e leggeri come fumo che si leva intorno alla mia testa
- anche se più radi di quand'ero ragazza - di un bel castano chiaro
striato di rosso - e se ci sono brutti capelli grigi di una grana più ruvida,
la mia cameriera Hannah è diventata esperta nei riflessi all'henné; e il
caro Horace, come tutti i mariti, non se ne accorge nemmeno.
Ami ancora la tua povera piccola Micia - ho chiesto a Horace ieri al crepuscolo,
tremando sul suo petto - o preferiresti una moglie più forte, una
moglie più robusta e giunonica, come Frances Cleveland? e a questa malinconica
domanda, Horace ha risposto soltanto con un bacio sulla mia fronte calda.
In segreto, Micia divora La dottrina segreta di Madame
Helena Blavatsky. Anche se la prosa è oscura e di difficile accesso,
come un giardino soffocato dai rovi. e molto viene dimenticato, nel corso di una singola pagina.
Tuttavia: Micia desidera tanto dei compagni di Teosofia! Individui abbastanza
coraggiosi da affrontare queste verità della Scienza occulta (come
viene chiamata: perché è davvero una Scienza). Ma ahimè - qui siamo tutti
presbiteriani e episcopalisti; i più radicali tra noi, unitariani!
La Società teosofica d'America ha la sua sede a Manhattan, a Gramercy
Park. Lì si tengono riunioni alle quali sono ammessi solo gli invitati. Ho
un tuffo al cuore, sono così speranzosa - perché credo che solo i teosofisti
possano comprendere il mio desiderio di un mondo dello spirito al
quale solo le persone molto speciali hanno accesso, per superiorità di Intelletto e Aspirazioni.
e un bambino ti guiderà - non è un insegnamento dei teosofisti!
(Se solo Micia non fosse una patetica invalida e potesse viaggiare in
automobile! - ma Horace disapproverebbe.)
(Tutti i Burr e i McLean disapproverebbero perché non sono che provinciali
di vedute ristrette, che Madame Blavatsky deriderebbe.)
Madame Blavatsky ha detto NON C'È RELIGIONE PIÙ ALTA DELLA
VERITÀ.
Madame Blavatsky ha promesso NOI PASSEREMO AI NOSTRI CORPI
ETEREI QUANDO IL TERZO OCCHIO SI APRIRÀ ACCORDANDOCI
LA VISIONE SPIRITUALE.
Madame Blavatsky ha promesso UN DEVI (ANGELO) CUSTODE VEGLIERÀ
SU DI NOI SE ASCENDEREMO A UN PIANO PIÙ ELEVATO.
Al che Micia aggiunge un fervido AMEN.
Per tornare alla cugina Willy. Penso ci sia un febbrile
segreto in lei.
Non sono in grado di giudicare se Wilhelmina a vent'anni sia bella come
dicono alcuni o come dicono altri abbia la mascella troppo pronunciata e
la sua faccia "forte" e colorita non si addica a una signora. Vorrei che potessimo
essere amiche. Ma lei è giovane, e mantiene le distanze; viene di
rado a Maidstone per il tè con sua madre e sua zia; o, se è qui, ci guarda
tutti con occhi sognanti, come se i suoi pensieri fossero altrove; si unisce
alla conversazione sulle nozze imminenti, naturalmente, perché è la damigella
d'onore di Annabel, un onore davvero unico qui a Princeton perché
il matrimonio Slade-Bayard sarà il grande evento sociale della stagione.
Però, Wilhelmina spera di iscriversi alla New York School of Art, per
studiare con il famoso pittore Robert Henri. Ma non fa a tempo a parlare
di questo desiderio che sua madre la interrompe per rimproverarla, il
viaggio quotidiano di andata e ritorno in treno sarebbe estenuante; e il
padre di Wilhelmina non acconsentirebbe mai a che vivesse in città; quindi
è un'idea assurda.
Così la ragazza viene zittita e mentre arrossisce, lacrime (di rabbia?)
le brillano negli occhi marroni. La cara Willy è impetuosa e franca e io
trovo che non può non piacermi, una fanciulla che avrebbe potuto essere
la mia più cara amica alla Girls' Academy; quando ero la più felice delle
ragazze, credo; e anche la più birichina. Willy indossava un completo
davvero straordinario: gonna bianca di piqué, ben inamidata; camicetta
bianca di cotone con maniche a sbuffo e polsini stretti; giacca a righe
scure per accentuare il busto lungo e i fianchi stretti; un cappello Vedova
Allegra di paglia nera senza ornamenti e della giusta misura piccola;
scarpe nere e semplici e adatte a camminare, fatte a mano dal nostro
calzolaio di Bank Street. (Perché Willy si vanta di "camminare, camminare
e camminare" ogni giorno - lungo il canale e le sponde selvagge
del lago Carnegie; scandalosamente sola.) Sul bavero della giacca, un delizioso
orologino a spilla, il piccolo quadrante capovolto; al quale, ho visto,
la mia cara cugina lanciava spesso occhiate furtive mentre le persone
più vecchie di lei continuavano a blaterare e blaterare. Cara Willy, non posso biasimarti!
(Santo cielo, le voci che circolano a Princeton sull'onda
della discordia Wilson-West! La più eccitante è che Andrew West è accusato
in certi ambienti di dilettarsi di magia nera. Horace ha detto che c'è
del vero nell'accusa perché è risaputo che all'università esiste un gruppo
di scienziati ricercatori che si avventura in esperimenti sul cervello umano
tramite la dissezione (puah!) e simili amenità; all'insaputa dell'amministrazione
dell'università e della maggioranza del corpo docente, questi
scienziati, con la scusa della Biologia Naturale, portano avanti la loro ricerca
illecita nelle viscere di Guyot Hall.)
Horace si rifiuta anche solo di accennare a cosa sia
l'INDICIBILE, in mezzo a noi - "Niente che riguardi te, cara Adelaide".
Eppure io lo so, è qualcosa di scioccante e spaventoso; orribile quanto la
dissezione. Le mie signore visitatrici sono ancora meno informate di me,
a quanto pare, e sono così deludenti che mi viene voglia di sputare. "È
stato un furto, un pestaggio, un omicidio?" - così insistevo a chiedere a
Horace ti prego, dimmi; è stato un omicidio?". (Perché non potevo dare
espressione all'INDICIBILE, quell'orribile oltraggio che potrebbe essere
inflitto a una donna o a una ragazza, da un uomo; e il disgusto e lo sgomento
che in seguito getta un'ombra perenne sulla vita della malcapitata,
e di cui lei non potrebbe parlare più di quanto le sarebbe possibile se
le avessero tagliato la lingua, come alla povera Filomena.) Ma Horace si
ostina a dire che non è niente che riguardi la sua cara Micia.
Il nipote di Horace, Dabney Bayard, passa per il tè, con
una schiera di parenti Bayard talmente decrepiti che avrei giurato fossero
trapassati molti anni orsono; il tenente Bayard, come viene chiamato ora,
nella sua attraente uniforme da ufficiale, tutto sorrisi baffuti e fascino della
Virginia e una curiosa insistenza (quel giovanotto credeva che Micia
dalla vista lunga non lo vedesse?) nel guardare la giovane Hannah mentre
distribuiva le tazze da tè, perché la ragazza è sempre più prosperosa.
temo, e ben fatta come una donna adulta; con una pelle color caffè, labbra
e naso carnosi; molto silenziosa, deferente e obbediente; non granché
"sveglia", come si capisce dallo sguardo a volte sfuocato. Però giovane
e innocente in tutto e per tutto, ne sono certa; perché a questo ci pensa
Minnie. e quando Hannah si è assentata dalla stanza, il tenente Dabney
è divenuto presto irrequieto; si è messo a parlare vagamente delle nozze
in giugno e del viaggio della luna di miele (Venezia, Firenze, Roma
- ah, quelle città favolose, che la povera Micia desidera tanto vedere!) e
casa Craven in Rosedale Road che sarà intestata alla giovane coppia (anche
se si dice sia infestata dai fantasmi: non ha paura degli spettri il tenente
Bayard?), lanciandomi un'occhiata piena d'imbarazzo quando gli
ho chiesto, come se mi fosse appena venuto in mente, cosa mai fosse accaduto
a casa Craven l'altro giorno? - di cui nessuno voleva parlare? Dopo
un silenzio sgomento, ha tirato un lungo respiro e ha detto: "Zia Adelaide,
non credo di capire cosa intendi. Io presto pochissima attenzione ai pettegolezzi".
Santo cielo, questo era un rimprovero! Mi son sentita scorrere una tale
rabbia nelle vene, che avrei voluto poter invocare il Principe delle Tenebre
e i suoi rapidi strumenti di vendetta; se solo Andrew West fosse un caro
amico di Horace, e un confidente della povera Micia!
Oltre al rimprovero, qualcosa nello sguardo del tenente Bayard mi ha
spaventato. Perché anche il tenente sembrava spaventato - per un momento
almeno. e quando è uscito accompagnando i vecchi parenti vacillanti
mi sono sentita debolissima, e Henriette Slade, che era rimasta indietro
per confortarmi, mi ha propinato una grossa presa di tabacco da fiuto
- Ladies' Snuff, si chiama - molto più leggero del Gentlemen's - e perfetto
per la bisogna - prendendolo dalla sua boccetta di cristallo, che portava
nascosta nella manica e avvolta in un fazzoletto di pizzo; un delizioso
attacco di starnuti per schiarire la testa, avrei potuto piangere di sollievo.
Horace mi bacia la fronte e dice che sono febbricitante.
Dice che il dottor Boudinot deve essere obbedito - nessuna emozione
eccessiva nella vita di Micia! Mi mette in guardia contro il vortice
dei pettegolezzi locali, che assomiglia a una tempesta di vento carica di
terra, sabbia, pula, particelle di concime - è molto pericolosa da
respirare! Quando gli ho fatto delle domande sul tenente Bayard - a proposito
del quale si dice che a West Point il giovanotto sia stato punito per una
violazione del... del cosiddetto codice d'onore?... però non è stato espulso,
grazie all'influenza della sua famiglia - Horace si è portato subito l'indice
alle labbra, contrariato: No. Adelaide! Questo non è niente di cui io
abbia mai sentito parlare e non parliamone più.
Più tardi, assicurandomi che sono ben protetta in
questa casa, ha detto che tutti gli abitanti di Hodge Road e dintorni sono
ben protetti, dopotutto non è Camden Town, New Jersey! - il che ha provocato
la mia pronta domanda: Perché parli di Camden? - e Horace per
un attimo è parso confuso, come se si fosse espresso male. Poi, come a
stroncare la mia curiosità, si è messo a parlare a lungo del nostro consulente
finanziario, Mr Harrison, e di affari di Wall Street, e di Mr Depew
e Mr Hill - e Mr Roosevelt (il che mi ha rianimato un pochino perché
le prodezze di "Teddy" sono divertenti sui giornali). Però i discorsi su
sindacati e scioperi continuano ad annoiarmi - simili basse questioni
non mi interessano più di quanto avrebbero potuto interessare Madame
Blavatsky - e rifuggo da discussioni su agitatori di folla che hanno iniziato
ad affliggere la nostra società con richieste di SALARI PIÙ ALTI e
la loro volgare minaccia di SCIOPERI. Horace diventa livido, dice che
non sono altro che criminali; bisognerà ingaggiare la Pinkerton, se l'esercito
statunitense non aiuterà la nostra causa; gli anarchici vanno eliminati,
per servire la giustizia. Che vile avidità, desiderare solo SALARI
PIÙ ALTI come se non ci fosse una COSCIENZA PIÙ ALTA cui noi tutti dobbiamo aspirare.
Gli agitatori e i loro capi non l'hanno mai imparato - che l'uomo non deve vivere di solo pane?
NOIA per tutta la settimana; e lunedì un tè ambizioso,
e Micia si sentiva forte e allegra, e la maggior parte delle signore erano in gran forma.
È venuta Frances Cleveland, una gradevolissima sorpresa; in forma strepitosa,
tutta piume e gioielli e colorito intenso (infatti si mormora che la
ex First Lady abbia un tocco di sangue indiano, cosa che manda Grover
su tutte le furie se la stampa scandalistica ne parla); e la cugina Mandy
di buonumore, a dispetto della sua salute; e l'angelica Annabel Slade, la nostra
debuttante in carica di Princeton e futura sposa; e la sua noiosa madre
Henrietta che è così maledettamente buona: e l'affascinante Johanna
van Dyck, anche se vestita in modo un po' trasandato a mio parere; e la
vecchia Mrs Washington Burr, madre di Horace, che non ricordavo di aver
invitato; e la piccola Ellen Wilson in un abito infelice che non donava per
niente ai suoi lineamenti cavallini e alla figura tozza. (Sono molto arrabbiata,
"Willy" ha mandato le sue scuse! Ma erano così fiacche che non le
ho neppure ascoltate, espresse dalla sua stupida zia.)
La povera Ellen Wilson, invitata a Maidstone House per puro senso del
dovere e cortesia; e perché il marito è il rettore dell'università, e non si
poteva evitare. Una donna sprovveduta, che si è lasciata convincere da noi
a confidarsi sulla spinosa questione del decano West e la scuola di specializzazione,
e ha farfugliato che il decano e i suoi sostenitori "lo rimpiangeranno
amaramente se l'ira di Woodrow verrà scatenata e la sua
salute minacciata" - e noi signore ascoltavamo in un silenzio sgomento.
La donna è volgare, o semplicemente sprovveduta? - è così che si esprime
la gente a Prospect? La cugina Mandy ha discretamente cambiato argomento
chiedendo a Lenora Slade la sua ricetta per le meringhe al cocco
che ci aveva portato, davvero deliziose. Così, l'imbarazzo è stato mitigato,
e Mrs Wilson si è risparmiata ulteriori scempiaggini.
Poi si è discusso delle nozze imminenti: l'abito da sposa di Annabel
che sarà una "visione", promette Mrs Slade, nel nuovo stile Direttorio, e
la damigella d'onore e le altre damigelle che sono eccitatissime; e molti
ospiti illustri che raggiungeranno la Canonica di Crosswicks da varie parti
del Paese, inclusa Washington, DC; e la luna di miele a Venezia, Firenze e
Roma; e il progetto di Josiah di studiare l'idealismo tedesco a Heidelberg,
o, forse, partecipare alla spedizione polare nel Klondike! - e chiacchiere
d'ogni genere, gradevoli al momento ancorché trascurabili solo mezz'ora
dopo. Signore! - avrei voluto gridare alzandomi dalla mia chaise longue
come una valchiria - signore! Possibile che nessuna di voi sappia che qui
a Princeton è stato perpetrato un crimine INDICIBILE, che riguarda una
femmina e è molto grave e misterioso, e i giornali locali non ne hanno
dato notizia e gli uomini cospirano nell'affermare di non saperne niente.
e di poterci proteggere dal male? Ma ovviamente Micia non ha detto
nulla, salvo chiedere a Hanna di servire altro tè.
Ed ecco una sorpresa. Tra scoppi di risa, Frances
Cleveland mi confida gli ultimi sviluppi della faida Wilson/West; ciascuno
dei due gentiluomini sta corteggiando la ricca vedova Pyne di Baltimora,
una donna di novantanove anni il cui defunto marito, Horatio Pyne, classe
1822, ha stanziato qualcosa come 60 7 milioni di dollari per Princeton.
La spinosa questione, come dice Frances con un lampo dei suoi bei denti
bianchi, è se il denaro andrà all'università senza istruzioni specifiche, o
se andrà all'astuto decano West, in modo che lo possa usare per costruire
il suo impero della scuola di specializzazione su un'alta collina, poco lontana
dal campus. (Perché, a quanto pare, il decano West desidera fondare
un contro-campus tutto suo, che rivaleggi con quello del rettore dell'università
che regnerebbe sui laureandi dalla Nassau Hall.) Mrs Cleveland
mi informa delle accuse di "occultismo e mesmerismo" lanciate contro
West dai Wilson; mentre quel barilotto del decano fa notare che ultimamente
ha percepito "misteriose vibrazioni di pericolo e malevolenza"
emanare dalla casa del rettore a Prospect; un'idiozia che ci ha fatto ridere
entrambe a crepapelle. Frances è molto attraente; è prosperosa e, accanto
a lei, Micia si sente a stento femmina.
Una bellissima donna che è stata giovane così a lungo agli occhi dei
suoi connazionali, essendosi sposata a 21 anni alla Casa Bianca, Frances
Cleveland sta infine accusando le devastazioni del tempo; dovute, senza
dubbio, al lutto dello scorso anno; la morte improvvisa della figlia Ruth;
e al compito che la impegna giorno e notte di far-da-moglie. come dice
lei, al vecchio pappagorgia 120 chili Grover.
Ah, cosa deve essere, si chiede all'improvviso Micia, spaventata - fare
veramente la moglie?
Uno dei miei giorni di fiacca in cui non oso avventurarmi
da basso. Ho a malapena la forza di togliermi la camicia da notte
per indossare il negligé.
e mi faccio spazzolare i capelli da Hanna, e sistemare gli scialli. Alle
11 del mattino sono già sfinita.
Ricordo i vecchi giorni spaventosi da ragazza, quando ero obbligata a
essere imbustata, cosicché boccheggiavo in cerca d'aria e vacillavo anche
solo camminando. Quei giorni sono ormai lontani, perché Micia non
si avventura fuori casa e le viene così risparmiata la tortura delle
stecche di balena e tutte le altre che deve sopportare il mio sesso, a parte la
tribù delle invalide.
e stasera Horace ha bussato piano alla mia porta, perché aveva saputo
da Hanna e altri che Micia non stava bene. e mi ha portato un vasetto
di houstonia caerulea e aquilegia selvatica e una ciotola di mirtilli
comprati al mercato dei coltivatori di Stockton. e così abbiamo consumato
una cena leggera insieme e sembra che non siamo mai stati più felici
a dispetto della tragedia di 14 anni fa. Mentre la pioggia oscurava le
finestre, Horace ha cercato di rallegrarmi cantando brani di canzoncine
insensate e ninne nanne e una delle dolci canzoni dei tempi del nostro corteggiamento.
Ah! Possa la rosa rossa vivere in eterno
Sorridere sul cielo e sulla terra!
Perché mai dovrebbe piangere la bella
Perché mai dovrebbe morire?
La povera Micia desiderava ingenuamente un'amicizia
con Mrs Cleveland e adesso rimpiange la sua follia perché è di dubbio
gusto abbandonarsi a simili rivelazioni e confidenze non richieste! -
è tutta la mattina che ho la nausea e il mal di testa, e ho ingollato troppe
di quelle pasticche bianche e gessose del dottor Boudinot, ricordando lo
scambio di ieri. Perché l'ex First Lady ha trascinato la nostra conversazione
sull'argomento del suo (noiosissimo) marito Grover, e mi ha chiesto
se avevo sentito parlare di un "collasso" a casa Craven, mentre erano lì
in visita due domeniche orsono; e cosa mi aveva riferito Horace, e cosa
si diceva in città. "Adelaide, io devo sapere cosa si dice di noi. Non sopporto
che la gente mormori alle mie spalle." Per la prima volta ho visto
un'ombra di peluria sul suo labbro superiore. Non per questo mi è parsa
meno bella. Le ho assicurato che non si diceva niente e che nessuno a
Princeton era più rispettato di Mr Cleveland e lei. Questo parve volerlo
credere; poi si è spinta oltre, chiedendo cosa mi era stato riferito sull'apparizione
spettrale" e, cosa più singolare di tutte, se recentemente, nel
mio boudoir, in qualsiasi momento del giorno o della notte, avevo immaginato
di vedere la defunta Ruth.
(Com'era disperata la povera donna, e sgraziata nella sua angoscia!
Se è così che si riduce una madre in gramaglie, ringrazio Dio di non aver
mai messo al mondo un figlio, né mai lo farò.)
Balbettando ho assicurato alla donna sconvolta che no, non l'avevo immaginato;
né avevo sognato la bambina. Tutto quello che ho sentito dire,
Mrs Cleveland, è che vostra figlia era una bambina bellissima, angelica.
Al di là di questo, non so niente.
In quel momento il mio piccolo orologio francese ha battuto graziosamente
l'ora. Speravo che Mrs Cleveland si alzasse, si rassettasse le sottane,
e si congedasse; perché la sua carrozza aspettava accanto al marciapiede.
(Se Micia avesse la forza di camminare, una breve passeggiata
idilliaca come quella tra Madison House e Westland, nemmeno mezzo
chilometro, sarebbe una grande ricompensa per la mancanza d'aria di
questa vita; ma, disgraziatamente, la povera Micia non può farlo.) Però,
Mrs Cleveland non se n'è andata. Invece, a bassa voce, ha continuato a
battere sullo stesso spaventoso tasto - spiegando che dalla mattina del
20 aprile, quando Ruth (pare) era apparsa a suo padre, parecchie persone
avevano detto a Frances di aver visto, o sognato, la sua povera figlia: tra
loro la più giovane delle ragazze Wilson, Eleanor, che sosteneva di aver
visto la faccia di Ruth premuta contro il vetro della sua finestra al secondo
piano di Prospect House, nel cuore della notte, i suoi occhi "grandi come
quelli di un gufo" e le labbra dischiuse come se cercasse di respirare senza
riuscirci. La povera bambina morta aveva implorato di poter entrare
nella stanza della ragazza Wilson, ma Eleanor era troppo terrorizzata per
comportarsi in modo sensato, e si era nascosta sotto le coperte. "Naturalmente
è solo un sogno" ha detto con amarezza Frances Cleveland "tuttavia
è molto scortese e volgare da parte della ragazza Wilson fare una simile
affermazione sulla nostra Ruth; che mai, in vita, è stata sua amica;
come io e Grover non siamo 'amici' dei Wilson - niente affatto! Però" -
e qui il tono di Mrs Cleveland si è ammorbidito - "Annabel Slade ha riferito
un'esperienza simile, in un delizioso bigliettino scritto a mano per
me, che ho ricevuto proprio ieri; e il figlio di Lenora Slade, Todd, quello
strano bambino, sostiene di essere stato inseguito da una stanza all'altra,
nel sonno, da una ragazza con 'grandi occhi sgranati' - che deve essere la
nostra Ruth! Avevo pensato, cara Adelaide, so che potrebbe essere sciocco
e insensato, tuttavia pensavo di pregarti, in virtù della tua sensibilità
che tutta Princeton loda: se Ruth viene a visitarti, tu non respingerla -
ma ordinale, per favore, di venire da me. la sua madre addolorata, che la
ama con tutto il cuore, e non l'ha dimenticata."
e via di questo passo: sono trascorsi alcuni minuti imbarazzanti prima
che mi facessi coraggio e le dicessi che sono una donna cristiana, e non
credo in fenomeni quali gli "spiriti".
(Lo so, Madame Blavatsky sarebbe delusa dal mio comportamento,
ritrarmi in modo così convenzionale da qualcuno che aveva
chiesto il mio interessamento; tuttavia, così mi è parso allora, non avrei
potuto permettere che la defunta bambina Cleveland mi tormentasse nel
sonno, che era già abbastanza tribolato il più delle notti e mi lasciava stremata
la mattina dopo. Non ho conosciuto Ruth Cleveland da viva; quanto
ai Cleveland li conosco a malapena, e Horace non ha mai approvato
il secondo mandato alla presidenza di Mr Cleveland, che si è rivelato un
disastro e uno scandalo.)
(A meno che: la bambina morta potrebbe essere un devi?)
Sono giù di corda e irascibile. Ho rimproverato Hanna
e l'ho fatta piangere. Temo di aver perso l'amicizia di Mrs Cleveland;
e vedo così di rado la cara Willy; e non mi interessa nessuno. (Quanto
alla cugina Wilhelmina... oggi pomeriggio ho lasciato cadere in un
orecchio avido di pettegolezzi che la mia giovane cugina è perdutamente
innamorata di Josiah Slade, mentre Josiah nutre per lei solo sentimenti
fraterni; questo è il segreto di Wilhelmina che Micia occhi-lunghi ha scoperto.)
(Un'altra diceria di Princeton, riferitami da Caroline
FitzRandolph, con preghiera di segretezza: sembra che, nel suo primo
anno da cadetto a West Point, il tenente Bayard sia stato punito per aver
violato uno dei principi del codice d'onore; se per aver "barato" nel solito
modo, o in un'altra maniera più ambigua; o per "plagio" di materiale
scritto; o per aver "intimidito" - "minacciato" - un altro cadetto, non è
dato sapere. Quando l'ho riferito a Horace, la sua risposta è stata tutt'altro
che amichevole: Non parlarne. Adelaide. Quel giovanotto non è stato
espulso e presto si sposerà entrando a far parte della famiglia Slade.)
Confidato a Caroline tutto quello che Mrs C mi aveva
detto, pregandomi di non ripeterlo; così, rabbrividendo, ci siamo strette le
mani gelide e abbiamo riso spaventate, dei "fenomeni" di fantasmi, spiriti
e apparizioni che ci circondano. Durante tutta la visita Caroline si è
comportata in modo strano, ho pensato - come se, quando non osservavo,
stesse cullando tra le braccia un bimbo invisibile - una visione molto
inquietante, perché mi pareva quasi di vedere il neonato in fasce, gli
occhi stranamente pallidi e sfocati e le labbra molli e bagnate; una piccola
creatura patetica, forse priva di un'anima. e così sono arrivata a capire
che Caroline aveva "avuto" un bambino così, a un certo punto della
vita; e lo aveva "perduto"; e adesso era senza figli come Micia, ma non
altrettanto contenta della sua condizione.
Pur avendo riso con me - perché non è una fervida ammiratrice della
nostra ex First Lady - Caroline si è interrotta di colpo e stringendosi al
seno il suo (invisibile) pargolo, ha detto con tono di rimprovero Adelaide!
È perfido da parte nostra scherzare così, dobbiamo chiedere perdono a Dio.
Horace che legge voracemente sia le riviste scientifiche
che l'Atlantic e Harper's ha detto, il mondo invisibile degli spiriti è
affine al mondo degli agenti patogeni cui Joseph Lister attribuì un'esistenza
sostanziale qualche decennio fa, per spiegare la malattia. Come non ti
avventureresti di tua volontà nel mondo degli agenti patogeni per paura
di subire un grande danno, allo stesso modo non ti avventureresti di tua
volontà nel mondo degli spiriti.
Lower Witherspoon Street - una zona incolta e disabitata
che si dice sia una palude - un luogo infido e pieno di serpenti - è
dove il corpo è stato rinvenuto. Una ragazzina - dicono - e che parole orripilanti
- Dove il corpo è stato rinvenuto - da farmi perdere i sensi! Questo
avveniva molte notti fa, e finalmente viene rivelato. e tutta Princeton non
parla d'altro, salvo, naturalmente, noi signore del West End, e in particolare
noi signore invalide, che veniamo risparmiate.
Mi è giunta notizia, tramite Mandy e Caroline, di un tè
"molto ambizioso quand'anche eterogeneo" a Pembroke House dove Mrs
Strachan ha parlato a lungo dell'"uomo nuovo" di Princeton - un certo
Axson Mayte - che pare tutti abbiano conosciuto, perché il rettore Wilson
lo ha presentato ai membri preferiti del corpo docente. Mrs Strachan ha
lodato l'uomo come "notevole, dotato di grande intelligenza" - soprattutto
per la legge; Mrs van Dyck lo considera "freddo e affettato e non
un vero gentiluomo"; però mia zia Jennifer è stata risoluta nel dichiararlo
un giovanotto molto assennato, nel suo giudizio sul duello tra Alexander
Hamilton e Aaron Burr Jr - un duello perfettamente regolare, combattuto
sul suolo del New Jersey. (Il nostro povero antenato Aaron Jr, che il mondo
condanna per aver ucciso "a sangue freddo" il riverito Padre Fondatore
e Federalista Hamilton, ministro del Tesoro di George Washington! Eppure
era stato Hamilton a sperare di "manomettere" le pistole del duello,
perché gli fosse consentito di colpire Aaron Jr, dritto al cuore; il caso volle
che Hamilton sparasse in modo frettoloso e per primo; ma non in modo
accurato, cosicché il gravemente offeso Aaron Jr potè restituire il suo colpo,
con tutta calma e precisione. Pertanto, perché dovrebbe essere biasimato
Aaron Jr? Se Hamilton avesse ucciso lui, il mondo lo avrebbe pianto?
Noi Burr abbiamo sopportato abbastanza calunnie, penso! È ora di
difendere il nostro buon nome.) Lode allo sconosciuto Axson Mayte che
si è espresso in modo molto ragionevole in questo senso, senza la minima
consapevolezza, si crede, che c'erano discendenti di Aaron Burr nella comitiva.
Rimpiango amaramente di non aver conosciuto quest'uomo, che
si dice sia un "eccellente avvocato" del Sud, sotto la Linea Mason-Dixon.
Fiacca e stordita e afflitta da palpitazioni. Il dottor
Boudinot ha prescritto un'altra medicina, che mi lascia la bocca secca e
mi accelera il polso. Letto I dolori di Satana di Marie Corelli e poi mi son
sentita strana - come se la voce febbrile dell'autrice mi sussurrasse all'orecchio;
mi ha spazientito La decorazione della casa di Edith Warton; non ho
capito un singolo paragrafo di La dottrina segreta di Madame Blavatsky.
QUELLA MONELLA DI MICIA è sgusciata nella biblioteca di Horace e
ha alzato il ricevitore del "telefono" - il nostro nuovissimo telefono Bell
- ha composto il numero del dipartimento di polizia di Princeton e ha
chiesto in un rauco sussurro se avevano arrestato 1'"Assassino tra noi" ma
poi si è affrettata a rimettere il pesante ricevitore sulla forcella ansimando
e boccheggiando in cerca d'aria - col mio povero cuore che batteva
come un tamburo. (Perché ormai sono ragionevolmente certa che c'è stato
un omicidio, e senza dubbio di peggio perpetrato sul corpo della vittima;
e il corpo è stato rinvenuto nella palude in fondo a Witherspoon, se
non nella zona deserta di Kingston vicino al canale e al Millstone River;
e la vittima era una femmina - ma non sono sicura dell'età o di altri dettagli
della sua vita perché ho origliato, immobile come un topo in chiesa,
le chiacchiere che i servitori negri si scambiano quando credono che noi
non siamo nei paraggi. Horace non deve saperlo.
Per rallegrarmi, Horace mi ha letto dei brani di The Gentleman from Indiana
di Booth Tarkington, che insieme a lui era stato membro dello stesso
eating club di Princeton e del Glee Club e del Triangle Club. Ho riso
sdraiata sulla chaise longue, finché all'improvviso mi sono sentita debole;
poi, all'improvviso irritata; non so perché, ho spazzato via dal tavolo
tutte le mie medicine e una brocca d'acqua che Hanna mi aveva appena
portato; un incidente solo a metà, e a metà no. Horace era sconvolto
mentre io piangevo e piangevo; e mi ha consolato; anche se mi è parso
un po' rigido e spaventato; e c'era una certa stanchezza nelle sue membra
mentre mi portava nella mia camera. Quando gli ho chiesto di Axson
Mayte che aveva conosciuto quel giorno a pranzo al Nassau Club, è stato
telegrafico: ha detto solo che Mayte, a suo avviso, non era un gentiluomo.
e c'era qualcosa nel suo incarnato e nella forma del naso, che non gli
quadrava. Ma quando l'ho pregato di spiegarsi, non ne ha voluto sapere.
"Hai i nervi a pezzi, Adelaide. Adesso ti do la tua medicina per la notte,
è ora di dormire." Parlava seriamente, mio marito, e ho capito che non
dovevo contraddirlo. Perché è più saggio non contraddirli, in momenti
del genere. Che ingiustizia però, quando tutta Princeton brulica di eccitazione,
e ogni sorta di notizie e pettegolezzi, alla povera Micia si chiudono
già gli occhi, e sono solo le 9 di sera, e presto - ogni barlume di quella
che Madame Blavatsky chiama la divina scintilla dell'essere si spegnerà.
Contraffacendo la mia calligrafia per emulare quella
di Frances Cleveland, e usando un inchiostro viola scuro per il quale la
signora è famosa, ho scritto al RETTORE e MRS WILSON, PROSPECT
HOUSE, PRINCETON: Caro Rettore e Mrs Wilson, voi siete proprio stupidi
se credete che qualcuno nella comunità possa preferire voi al virile
Andrew West e non siete di buon lignaggio anche se insistete nel darvi
delle "arie". e le vostre figlie sono bruttine e hanno una faccia cavallina
come il padre e una figura sciatta come la madre e per di più hanno
i denti sporgenti. Sinceramente. Un'amica.
Questa missiva, in una busta semplice, affrancata, l'ho affidata a Hanna
perché corresse fuori a imbucarla in una cassetta delle lettere su Nassau
Street, mentre faceva commissioni in città.
Horace a New York City, a far visita al nostro broker
in Wall Street; perché ci sono alcune complicazioni nel suo testamento,
o nel nostro testamento congiunto; a cui non penso mai, perché il dottor
Boudinot mi ha detto di non preoccuparmi minimamente - "Lei ci seppellirà
tutti, Mrs Burr!" e con domande furtive e timide, come quelle
di una signora nubile molto avanti negli anni ho interrogato Minnie e
Abraham; e anche Hanna e altri due o tre; perché è risaputo che quando
i negri mentono a una persona bianca, gli si può leggere l'inganno negli
occhi perché sono come bambini privi d'astuzia, in cuor loro. Così a
furia di chiedere, penso di aver saputo che la ragazza assassinata aveva
solo undici anni; padre ignoto e madre una poco di buono che lavora al
caseificio di Bank Street. Ecco fatto, dopo tutte le mie congetture. Povera
bambina! Povera innocente! - perché sono sicura che la bambina doveva
essere innocente, a quella tenera età. Però era di un ambiente malfamato
e (si mormora) di sangue "misto". Sono cose che capitano a gente del
genere, Dio abbia pietà delle loro anime.
"Mrs Burr, prego non chiedere, non più, Mrs Burr, per
favore" - così ha pregato Minnie, proprio stamattina, quando l'ho convocata
nella mia stanza da letto, perché mi parlasse francamente delle circostanze
dell'omicidio; e se la bambina era stata "maneggiata in modo innaturale".
Perché è una cosa cruciale da sapere, per il benessere di tutta la
comunità. Anche se è troppo bestiale, e mi farà solo star male sapere. "e
va bene Minnie, non dirmelo" ho ribattuto, offesa, e ho soggiunto: "Ma
se mi succede qualcosa di brutto, sarà colpa tua". Minnie ha cominciato
a tremare e agitarsi; non è una donna forte come si potrebbe pensare, anche
se è figlia di schiavi venuti da Norfolk, pertanto di un ceppo forte e
affidabile; tuttavia si dice che non sia stata bene, per via di una malattia
femminile di cui è meglio non parlare. Basti sapere, suppongo, che c'è un
mostro tra di noi, nel Borgo di Princeton.
Una notte di vento furioso e noi due al calduccio nella
nostra stanza matrimoniale, accanto al fuoco che Abraham ha acceso
e attizzato come una fornace ardente. e Horace è meno irritabile, dopo
l'incontro con il broker; i nostri testamenti sono stati stilati, e io ho firmato,
senza affaticarmi gli occhi, come ha consigliato Horace, per cercare
di leggere l'arcano sproloquio-legale. e l'attrito con i sindacati si è
placato, penso. Se non altro, Horace ha smesso di inveire al riguardo. Ingenuamente
ho chiesto a Horace se c'era stato qualche progresso nelle
indagini sull'omicidio, e lui è parso molto sorpreso che io sapessi che si
trattava di un omicidio: e non ha voluto ammettere di saperne qualcosa,
ha solo detto che non sapeva di nessun delitto grave nel Borgo, negli
ultimi anni. Poi ha preso il romanzo di Mr Tarkington e si è messo a
leggere; e io gli ho posato una mano sul polso e l'ho pregato di non essere
condiscendente con me; perché volevo conoscere la Verità, e avrei
conosciuto la Verità, come debbono tutti i teosofisti. e Horace mi ha detto,
con una risata, che l'unico problema di Princeton di cui avesse sentito
parlare, al Nassau Club, riguardava alcuni mattacchioni che avevano di
nuovo buttato giù a martellate un pezzo della recinzione di ferro battuto
che il dottor Wilson aveva fatto costruire per circondare Prospect House;
perché i ragazzi trovano davvero offensivo che il rettore e la sua famiglia
di femmine pretendano la privacy, proprio nel bel mezzo del campus.
("Il dottor Wilson è una di quelle persone" ha affermato Horace in
tutta serietà "che un giorno potrebbe riuscire a impressionare il mondo,
ma non può essere preso sul serio a Princeton, New Jersey.") Più tardi, in
preda al mal di testa e al malumore ho acconsentito controvoglia a prendere
la mia medicina dalla mano di Horace, e il caro Horace ha cercato
di confortarmi, e forse voleva le coccole; così gli ho permesso di sdraiarsi
sopra la trapunta e premermi il suo peso addosso, ma con molta delicatezza
- perché Horace è diventato corpulento negli ultimi anni. e può
darsi che siano trapelate altre fatiche da parte di Horace, ma Micia non
ci ha fatto caso, perché le si stavano già chiudendo gli occhi. "Ti rincresce"
gli ho chiesto in un sussurro, e il caro gentiluomo ha baciato i miei
occhi chiusi, - "ti rincresce di avere una moglie inferma, che non è mai
stata una moglie, né mai lo sarà" e lui ha negato tutto con forza, come fa
sempre; e ha canticchiato una canzoncina dolce; e i suoi baffi ricciuti mi
facevano il solletico, mentre pensavo alla bambina martoriata nella palude,
e provavo un dolore intenso al centro stesso del mio essere, e un attimo dopo - ero andata...
Ma c'è una sorpresa: non c'è stata nessuna bambina assassinata
a Princeton, né di undici anni, né di un'altra età. Due persone si
dice siano state assassinate - "giustiziate" - per comportamento scorretto
e per offesa ai loro superiori - non a Princeton ma a Camden, New Jersey.
Queste persone, di cui ho letto sul Philadelpia Inquirer. trovato per caso
nello studio di Horace, si chiamavano Lester e Desdra Pryde di Camden.
Cosa sia stato fatto loro, e perché, non è spiegato sul giornale, nel breve
articolo a pagina otto; ma lo sceriffo della Contea di Camden ha dichiarato
che, delle 500 persone che hanno assistito all'esecuzione, "Non un singolo
testimone oculare" si è fatto avanti. È una brutta storia ma troppo
distante da Princeton per suscitare compassione, temo. e si capisce dal
tono dell'articolo che i Pryde erano negri, e non bianchi; e sono stati puniti
per una scorrettezza che avrebbe potuto essere evitata da un comportamento
più prudente da parte loro.
e così non c'è nessun delitto INDICIBILE a Princeton,
dopotutto, ma, come aveva preannunciato Horace, solo un vortice di pettegolezzi.
Non so se sono sollevata, o delusa. Povera Micia, fuorviata!
Ho riposto il giornale di Horace dove non si accorgerà che è stato toccato;
poi ci sarà il sonnellino, e l'ora del tè nel tardo pomeriggio e ah!
- NOIA a raffiche, come etere portato dall'aria.
...
.
...
La ragazza in fiamme.
...
.
...
Un pomeriggio sul finire di maggio, Annabel Slade, Wilhelmina Burr e il
cugino di Annabel, Todd, stavano camminando lungo l'argine del torrente
Stony Brook, sul limitare della foresta di Crosswicks; le giovani donne erano
impegnate in una fitta conversazione mentre il ragazzino - che all'epoca
aveva undici anni ma ne dimostrava meno e si comportava come un
bambino più piccolo - sgambettava in giro, e gridava ordini al cane degli
Slade, Thor, che accompagnava la piccola comitiva nel suo giro.
«Thor, qui! Thor ubbidisci.»
Il bambino aveva una voce acuta, che faceva abbaiare il cane. La bestia
era un maturo pastore tedesco dal manto ondulato grigio scuro.
«Thor corri! Vai!»
Com'era chiassoso il bambino! E il bel cane, che di solito non abbaiava, adesso stava ululando, eccitatissimo.
Fuori dal bagliore del sole di maggio e dentro la luce maculata della
foresta correvano il bambino e il cane. Le giovani donne potevano sentirli
avanzare nel sottobosco con schianti simili a bastoni battuti con forza.
Annabel gridò: «Todd? Per favore! Aspettaci».
Ma il bambino s'inoltrò ancor più a fondo nella foresta facendo correre il cane davanti a lui.
A meno che il cane non fosse sulle tracce di qualche creatura, e si tirasse dietro il ragazzo in un'estasi di sete di sangue.
«Todd! Hai promesso...»
Invano - ridendo - Annabel chiamava il cugino testardo.
Ma Annabel non si stava davvero lamentando di Todd, il cuginetto che
amava teneramente. La sua infaticabile energia era una meraviglia per lei,
che a sua volta poteva camminare per chilometri, con le sue scarpe da passeggio,
nella foresta di Crosswicks e lungo l'argine del torrente; quasi fino
a casa Craven e ritorno, su Rosedale Road. E Wilhelmina era una camminatrice ancor più esperta.
In quel pomeriggio di maggio le giovani donne erano vestite in modo
molto pratico per una gita all'aria aperta; Annabel con una camicetta dal taglio
maschile a righe blu, col colletto alto e una cintura stretta; Wilhelmina,
o "Willy", con pantaloni turchi alla moda e una camicetta con cintura. Annabel
si era infilata un giaggiolo acquatico nella crocchia di capelli serici
raccolti sulla nuca; un fiore di estrema delicatezza che imitava l'azzurro
violetto dei suoi occhi. La sua paglietta da marinaio le dava una piacevole
aria sbarazzina e, appena fuori portata dalla Canonica, Annabel, imitando
l'amica più audace, si era sollevata il velo dal viso, trovandolo soffocante
e spiacevolmente caldo. «Mia madre si preoccupa della mia "fragile"
carnagione inglese» disse Annabel «ma non riesco a credere che il
sole possa trasformarmi in una vecchia rugosa nel giro di un'ora sola.»
«Non un'ora sola, ma un accumulo di ore. È questo il pericolo che percepiscono le signore più vecchie di noi.»
Ma Willy parlò con leggerezza e noncuranza. La vecchia compagna di
scuola di Annabel si era liberata da un pezzo del rispetto filiale per i prudenti
moniti di sua madre, e aveva un modo così impetuoso di esprimersi,
che Annabel non poteva fare a meno di ridere.
«Bene. Allora dovremo correre il rischio. Dopotutto il secolo è molto
giovane - andrà avanti per un pezzo.»
Nei circoli di Princeton, era risaputo che Annabel Slade e "Willy" Burr
erano unite come sorelle, benché fossero molto diverse. Mentre Annabel
possedeva la grazia da silfide di una principessa da fiaba, naturale e apparentemente
spontanea, tuttavia con un'aria trasognata, Willy presentava
un contrasto drammatico: impudente, brusca, dalle mascelle forti, e occhi
che fissavano in modo troppo diretto, e troppo spesso ironico. Il fascino
notevole di Willy sulle prime era oscurato, a un occhio superficiale, da una
certa imperturbabilità nella figura, come nel carattere. Era bruna, con una
carnagione un po' scura e molto florida, mentre Annabel era pallida come
avorio, con capelli chiarissimi e ciglia e sopracciglia biondissime; Willy era
più energica, mentre Annabel sembrava muoversi con leggerezza; eppure,
quando erano insieme, le due giovani erano quasi sempre allegre, sussurravano
tra loro, e ridevano molto. («Se solo Dabney potesse farmi ridere,
come fa Wilhelmina!» diceva Annabel, sospirando.) I giovanotti si lamentavano
di Wilhelmina Burr per i suoi umori imprevedibili - "non provocati";
non si poteva contare che si facesse viva quando aveva promesso; quando
giocava una partita di croquet, di tennis su prato o su campo, non ci si poteva
aspettare che perdesse con grazia con i suoi avversari maschi, anzi sembrava
fin troppo decisa a vincere e, dopo aver vinto, tendeva a esprimere
una certa soddisfazione. Inoltre Willy non si prendeva cura dei propri capelli,
o dei vestiti e dell'aspetto, come facevano, coscienziosamente, altre
giovani signore di Princeton; i "pantaloni turchi" di Willy sarebbero stati
appropriati per una ciclista, o anche una giocatrice di hockey; il suo cappello
di paglia disadorno sembrava esser stato piantato in testa in fretta e
furia, senza alcuna pretesa di fascino. Willy aveva gettato via i guanti, o li
aveva persi; e portava in spalla, come una vagabonda in un'illustrazione,
una sacca di tela in cui aveva infilato l'album da disegno, i gessetti colorati
e altri strumenti per dipingere. La sua camicetta a collo alto era di cotone
bianco, con le gale del colletto flosce e i polsini visibilmente sporchi.
Povera Wilhelmina, come appariva decisamente svantaggiata, accanto
alla sua bella amica! - infatti Mrs Burr non faceva che rimproverarla,
e lamentarsi, e preoccuparsi che nessuno avrebbe mai voluto sposarla,
se non per la posizione e la ricchezza della famiglia. (Willy aveva "debuttato"
a New York un anno prima di Annabel ma, fino ad allora, aveva
ricevuto solo una manciata di offerte di matrimonio inaccettabili, da
giovanotti privi di mezzi, o da giovani di famiglie senza lustro: il che serviva
solo a divertire la giovane donna, il cui commento era che non vedeva
l'ora di declinare un'offerta "irresistibile", come una governante in
un romanzo rosa, per lo scalpore che avrebbe suscitato nei circoli bene
di Princeton; ma purtroppo il Fato glielo impediva.) Willy si curava così
poco della bellezza femminile, o dei propri sentimenti, che non si era offesa
quando Todd Slade, all'inizio della passeggiata, aveva offerto alla cugina
il delizioso giaggiolo acquatico mentre a lei aveva dato un rametto
di actea dicendo: «A te toccherà questo, "Willy" - perché pare sia velenoso;
e Todd si accorge che non lo puoi soffrire». Invero, ben lungi dall'essere
offesa dalle strane parole pronunciate con freddezza dal ragazzino,
Willy accettò il ramoscello ridendo, e se lo infilò nello chignon sulla nuca.
È ora di ammettere che Mrs Adelaide Burr, la "povera Micia", non era
stata del tutto male informata, rispetto all'INDICIBILE delitto nei dintorni
di Princeton; e non si trattava del brutto episodio di Camden, New
Jersey, ma della scomparsa di una ragazzina di tredici anni, durante la
notte del 30 aprile, dalla casa dei genitori su Princeton Pike, a metà strada
fra Princeton e Trenton; dopo una ricerca, il corpo di Priscilla Mae
Spags fu rinvenuto galleggiante nel canale Delaware-Raritan, non lontano
dalla casa della famiglia; però i dettagli riguardanti la natura del
crimine erano poco chiari, vuoi perché gli agenti delle forze dell'ordine
non volevano rivelarli, vuoi perché sapevano molto poco. Né c'era
alcun accenno del turpe delitto sul settimanale di Princeton. Le autorità
di Trenton avevano agito con notevole rapidità nell'arrestare e interrogare,
a Trenton, un maschio "senza fissa dimora", un immigrato
dell'Europa orientale che fornì loro, con estrema facilità, una confessione
firmata - firmata, vale a dire, con iniziali tracciate rozzamente, perché
il disgraziato non sapeva né leggere né scrivere l'inglese, o parlarlo in
modo coerente, e non sembrava nemmeno sicuro della propria data di nascita!
Dunque, il pericolo di ulteriori violenze indicibili nell'area fu eliminato,
o così parve; di sicuro non avrebbe dovuto esserci alcun pericolo nel
bosco di proprietà degli Slade, che si estendeva per parecchie miglia lungo
Rosedale Road. (La foresta di Crosswicks, com'era nota sul posto, e
la campagna circostante erano segnalate come proprietà privata da cartelli
che vietavano l'accesso a tutti gli intrusi, naturalmente; un cacciatore
o un bracconiere tra i locali sarebbe stato davvero spericolato a mettere
piede sulla proprietà Slade, e rischiare le ire del guardiacaccia degli
Slade, un conoscente stretto dello sceriffo della contea.)
Le giovani donne camminavano spedite, anche se a braccetto, com'era
loro abitudine; cercando di non irritarsi per il trambusto provocato dal
cuginetto di Annabel e da Thor che correvano avanti nei boschi; chiamandolo,
senza una nota di rimprovero perché come un cavallino a briglia
sciolta Todd si adombrava se veniva sgridato, anche da Annabel che adorava,
ma con dolcezza, gli gridarono: «Todd! Per favore cerca di non allontanarti
troppo, ti spiace? Non farci preoccupare!», e per tutta risposta,
dal sottobosco della foresta, il ragazzino si mise a gridare di "diavoli"
che lui e Thor stavano spaventando - di "streghe" e "Troll" - del famigerato Diavolo del Jersey(1) in persona; poi con diabolica furbizia tornò
sui propri passi e le raggiunse da dietro, con Thor alle calcagna che abbaiava
furiosamente, con l'intento di spaventarle; e in verità, in parte ci
riuscì. Con voce acuta e cantilenante Todd chiese alle due giovani donne
dal sorriso tirato: «Il Diavolo del Jersey chiede: Cos'è che è rotondo,
e piatto, e vuoto e non dice bugie?».
«Rotondo, e piatto, e vuoto, e non dice bugie?»
A differenza di suo fratello Josiah che era bravo negli indovinelli, come
nelle sciarade e altri giochi da salotto, Annabel era in difficoltà in questi
casi; e cercò di distrarre il ragazzino scostandogli i capelli dalla fronte accaldata,
togliendogli le lappole dai vestiti, e dichiarando che il suo indovinello
era "troppo difficile" per lei - il che provocò la frustrazione di
Todd che si mise a digrignare i denti, a saltare in aria e a battere le mani
rumorosamente; Annabel era abituata a queste bizze infantili, e si sforzò
di ridere, mentre Willy si ritrasse per evitare che il bambino capriccioso
le rovinasse addosso. (Era vero, come intuiva Todd, che Willy non condivideva
affatto l'affetto indulgente di Annabel per lui.) E ora Todd si rivolse
a Wilhelmina: «Cos'è che è rotondo, e piatto, e vuoto, e soprattutto
per te, non dice bugie?».
Willy cercò di sorridere, come si fa con i figli troppo vivaci e irritanti di
parenti e amici; offrì al bambino un pasticcino ai fichi, che lui accettò, e
divorò in pochi secondi; poi dichiarò con mala grazia che, sebbene lei fosse
piena di buona volontà, come diceva il suo nome "Willy", non aveva
l'intelligenza per risolvere l'indovinello. Con voce sprezzante Todd disse:
«È uno specchio, Miss Burr. Uno specchio, e lei lo sa. Grossa Lappola:(2)
uno specchio. Il rovescio di uno specchio, la parte posteriore. Come il suo
posteriore, Miss Burr, che non dice bugie, a differenza di una faccia. E adesso
mi dia un altro pasticcino ai fichi. Thor e io siamo molto affamati».
Annabel protestò: «Todd! Non devi essere villano».
«Siete voi che non dovete essere villane, tutte e due, fingendo di non
conoscere il mio indovinello.»
Ma l'umore di Todd era così mutevole che presto si calmò dopo aver
divorato il secondo pasticcino ai fichi, che spezzò a metà per dividerlo
con l'avido pastore tedesco; e insistette perché Annabel e Willy restassero
dov'erano, perché era ora di sentire una storia - Annabel non gli aveva
promesso di raccontargli una storia se fosse stato buono durante la
passeggiata? E lui era sicuro di essere stato buonissimo, perché lui e Thor
avrebbero potuto essere molto, ma molto meno buoni.
Le giovani donne non intendevano sedersi proprio in quel momento, o
in quel posto; ma Todd trovò delle radici affioranti e contorte che formavano
una specie di sedile; e così si sedettero, vicino allo Stony Brook che
scorreva tranquillo, e Annabel tirò fuori dalla sua borsa di paglia un libro
per bambini, per leggere a Todd la sua favola preferita di Hans Christian
Andersen, Il brutto anatroccolo; e badando a non disturbare, Willy fece uno
schizzo a pastelli dell'amica; un ritratto intimo di Annabel che desiderava
moltissimo avere, per ricordare com'era prima del matrimonio; perché
per qualche motivo, sentiva che avrebbe perduto la sua migliore amica
una volta che fosse divenuta Mrs Dabney Bayard e fosse andata a vivere
nella vecchia casa Craven.
(Sì, è strano che Todd, a undici anni, chiedesse che si leggesse per lui,
come se fosse ancora un bambino piccolo; ma Todd non "leggeva" con facilità,
sostenendo che lettere e numeri gli si "accavallavano" negli occhi,
quando cercava di dar loro un senso.)
Alla fine della storia, Todd batté le mani e dichiarò che, quando lui fosse
diventato un cigno, non sarebbe stato così gentile con gli anatroccoli
che lo avevano deriso: «Perché Todd ha una buona memoria per i torti, e
non dimenticherà né perdonerà i suoi nemici». Il che provocò il rimprovero
di Annabel: «Ma una volta diventato un cigno, Todd, tu sarai un cigno,
e avrai il codice di comportamento di un cigno - vale a dire che sarai
virile e nobile».
«Ma Todd sarà ancora Todd, allora?» La domanda del bambino fu espressa con una certa ansietà.
«Ma certo! Naturalmente.»
Sdraiato nell'erba, Todd rifletté sull'affermazione della cugina con finta
serietà, ma poi reagì nel tipico stile-Todd, rotolandosi sulla schiena, scalciando
in modo frenetico, e protestando con gemiti striduli, come se un
avversario invisibile gli stesse facendo il solletico o lo stesse aggredendo.
(Povero Todd Slade! Il lettore sarà forse curioso sul suo conto, soprattutto
alla luce degli sviluppi successivi; perché, dei "maledetti", Todd fu certamente il più importante.)
Nei suoi primi due anni di vita, Todd sembrò manifestare tratti superiori
di una certa precocità - nel camminare, nel parlare, nel "ragionare",
in una certa misura - ma poi, per ragioni che nessuno sapeva spiegarsi,
era parso "regredire"... come se desiderasse rimanere un bambino piccolo
un po' più a lungo e un bambino particolarmente difficile, che mostrava
lampi d'intelligenza, di genialità persino, in un complesso di caratteristiche
estremamente infantili. Quanto a statura, Todd non era sotto
la media per un ragazzino della sua età, anzi era piuttosto alto; ma di costituzione
particolarmente sottosviluppata, e aveva la testa troppo grossa,
e i piedi così scoordinati che inciampava, o cadeva di continuo, tra lo
sgomento dei genitori, e gli sberleffi degli altri ragazzi. Ma, cosa ancor più
sconcertante, Todd cercava spesso di prendere cose che non erano lì - ma
di lato, spostate di qualche centimetro. Più il suo comportamento era infruttuoso,
più Todd diveniva frustrato e impaziente.
Il bambino preoccupava soprattutto suo padre Copplestone, un uomo
scaltro, di grande acume per gli affari, e di successo nel commercio, che
andava fiero della propria abilità nel parlare e nello scrivere, infatti era
stato capo del Debate Club di Princeton, e un popolare "man on campus",
ovvero uno studente "ben ammanicato" durante i suoi anni universitari; e
non riusciva a sopportare che il suo unico figlio "si rifiutasse" (per come la
vedeva lui) di imparare a leggere e scrivere; e fosse così testardo da tenere
un libro non sotto gli occhi, ma di lato, a parecchi centimetri dalla testa, o
addirittura capovolto. Questa "burla", quale la considerava Copplestone,
era particolarmente esasperante, e doveva essere punita con la disciplina.
«Accidenti, quel bambino è un demonio, o ne ospita uno» dichiarava
Copplestone alla madre di Todd in lacrime, dopo uno dei loro alterchi
padre-figlio, nei quali, quanto a volume vocale e comportamento frenetico,
Todd trionfava, mentre Copplestone usciva furibondo dalla stanza.
(Tuttavia si diceva, forse in modo irresponsabile, che in privato
Copplestone somministrasse la "disciplina" al figlio ribelle: se con le mani,
con la frusta o la cinghia, non è dato sapere. Di sicuro, Winslow Slade, a
quanto risultava, non aveva mai castigato i figli Copplestone e Augustus,
né aveva mai alzato la voce con loro quando erano giovani.)
Ciononostante, Todd non imparava il suo alfabeto e tantomeno l'aritmetica,
a dispetto degli sforzi di suo padre e di numerosi tutori; col risultato
che, dopo il suo dodicesimo anno, la famiglia aveva rinunciato a forzarlo,
e si era rassegnata alla cocciutaggine del ragazzo, alla sua caparbietà,
o come diavolo la si voglia chiamare. (In seguito, quando Todd era più
grande, dopo che il trauma della Maledizione aveva fatto il suo corso, sembrava
che fosse in grado di "leggere" e persino di "scrivere", almeno fino
a un certo punto; qualcuno sosteneva anche che fosse "sopra la media"
per molti rispetti, infatti Todd era iscritto alla Princeton Academy quando
io vi entrai in prima elementare nel 1911, e doveva aver seguito corsi
regolari.) Benché incline alle bizze e ad accessi d'ira, Todd poteva comportarsi
anche in modo molto dolce; per parecchio tempo era stato il beniamino
di sua cugina Annabel, e anche, di quando in quando, di Josiah,
che non aveva la pazienza della sorella con il cuginetto. (Josiah era molto
frustrato dal fatto che, nei giochi da tavolo come la dama e gli scacchi,
Todd vinceva spesso, non perché fosse un giocatore migliore, ma perché
barava in modo spudorato e abilissimo, con un tocco così leggero che veniva
scoperto di rado. «Diventerà un brillante uomo politico a Tammany
Hall, dove il denaro evapora nell'aria» disse Josiah, «sempre che, a differenza
di certuni a Tammany Hall, riesca a stare fuori dalla galera abbastanza
a lungo.»)
Wilhelmina si imponeva di ricordare che Todd Slade era solo un bambino
- solo un bambino di undici anni: tuttavia temeva quel che di precoce
e penetrante scorgeva nel suo sguardo, e a volte si chiedeva se il bambino
non possedesse dei poteri da chiaroveggente. Perché una domenica
a Crosswicks, qualche mese prima di questa passeggiata, Todd si era fatto
strada attraverso un capannello di adulti, diretto con decisione verso
Wilhelmina, per stringerle la mano con gravità e porgerle le sue condoglianze
con voce bassa e insinuante; perché, disse, dal momento che Josiah
non partecipava alla serata, Miss Burr era condannata a "una mera masticazione
di cibo insipido", e alla "auscultazione di musica stonata". Una
dichiarazione così assurda in bocca a un bambino, che Willy non riusciva
a credere alle sue orecchie. Poi, quando il ragazzino malizioso ripeté le
sue parole, guardandola con un'espressione di genuina commiserazione,
Wilhelmina divenne rossa come un papavero, e fece fatica a respirare, nel
rendersi conto che Todd Slade conosceva - possibile che lo sapesse tutta
Princeton? - il segreto del suo amore per Josiah Slade.
Ma non l'ho mai detto a nessuno! Nemmeno ad Annabel.
Dopo questo episodio, Wilhelmina era molto circospetta nei confronti
di Todd Slade, eppure gli era grata, per non aver rivelato il suo segreto a
nessun altro, per quel che ne sapeva.
E dunque, Todd desiderava ancora che qualcuno leggesse per lui, invece
di leggere da solo; e Annabel amava accontentarlo, perché la cosa lo
rendeva felice, come se fosse un bambino di tre o quattro anni, così facile
da fare felice. Dopo Il brutto anatroccolo Todd volle sentire La collina degli
Elfi, un vecchio classico delle favole per bambini, e dopo ancora La regina
delle nevi - che Annabel esitava a leggere per motivi suoi. Ma Todd si ostinò
tanto, pestando i piedi e rovesciando gli occhi all'indietro, che Annabel
non potè fare a meno di cedere; però la sua voce sembrava più esile, e il
piglio meno animato, cosicché dopo pochi minuti Todd cominciò ad annoiarsi,
e si mise a canticchiare, a sospirare e a strappare ciuffi d'erba per
tirarli a Thor ed eccitarlo. Mentre Annabel leggeva l'episodio della corsa
in slitta del bambino con la Regina delle Nevi, e di come "volassero" su
boschi e laghi, su terra e mare, mentre sotto di loro il vento soffiava e i lupi
ululavano, e la neve letale luccicava, Todd sbadigliò nervosamente, come
se lui fosse indifferente a simili terrori; e infine strappò il libro dalle mani
della cugina! - poi, prima che la sbalordita Annabel potesse protestare,
balzò in piedi e corse verso la foresta, mandando avanti il cane eccitato,
entrambi, bestia e bambino, abbaiando con una sorta di folle esaltazione.
«Annabel, hai viziato tuo cugino» disse Wilhelmina. «Non farà che peggiorare,
se continui così.»
«Ma... cosa dovrei fare? Cosa dovrebbe fare ciascuno di noi? Todd è...
quello che è.»
«Ne sei proprio sicura? Questo è un modo di darlo per perso; perché
non potrà mai diventare un adulto, e nemmeno un giovanotto alle superiori
o al college, se viene viziato così.»
Sorprendentemente, Annabel non lo negò; ma il suo dolce viso arrossì
in modo sgradevole, e con gli occhi lucidi di lacrime, si limitò a chiudere
il libro di favole e lasciarlo cadere.
«Sì, hai ragione, Willy. Questa è la mia ricompensa.»
Quando, poco dopo, Willy esaminò il suo disegno di Annabel, scoprì
che il ritratto dell'amica era così venato di preoccupazione, e malinconia,
e uno strano accenno di cinismo (nella piega delle labbra di Annabel), che
decise di non farglielo vedere e giudicò più prudente piegare il disegno
in fretta e nasconderlo nella borsa. Accorgendosene, Annabel chiese, con
una risatina risentita, se il disegno era davvero così brutto; e Willy disse:
«Sì, lo è, un pochino... ma è colpa dell'artista, non della modella. Ci riproverò
presto... un'altra volta».
Le due amiche ripresero la loro passeggiata, seguendo Todd nella foresta;
però ormai il loro umore si era rabbuiato e non avevano più voglia
di camminare sottobraccio.
Dopo parecchi minuti di tensione, Willy disse, a voce bassa, frenata
dall'emozione: «Annabel, spero che non "ti lascerai trasportare dalla corrente"
lontano da me, e dagli altri amici che ti amano - dopo che tu e
Dabney vi sarete sposati. Talvolta temo che tu stia già "andando alla deriva";
perché, a meno che non me lo sia immaginato, sei stata un po' distante,
e distratta, ultimamente, almeno in mia compagnia...».
Annabel si affrettò a protestare: «Questo non è vero, Willy! Tu sei la
mia ancora - tu e Josiah. Io non mi lascerò mai "trasportare dalla corrente"
lontano da voi: giuro che non perderò nessuno dei due».
Willy sorrise, sentendo il suo nome accoppiato a quello di Josiah Slade e
si limitò a osservare che le sembrava strano che Annabel giurasse che non
avrebbe perso suo fratello, o la sua più vecchia amica: «Il che mi fa pensare
che tu sia un po' preoccupata, Annabel, ed esiti a parlarne».
Di nuovo, Annabel si affrettò a protestare, con una risatina: «No, Willy.
Adesso stai cominciando a infastidirmi e a tormentarmi. Forse dovremmo
cambiare argomento, che ne dici?».
«Ma certo. Consideralo cambiato.»
«In cuor mio, Willy, e nell'anima - non sono per niente preoccupata. Sono...
molto felice...»
Ma la voce di Annabel suggeriva il contrario, così Willy si girò verso
di lei e, cingendole la vita, disse: «Cara Annabel, che succede? Ti prego, dimmelo».
«Te lo ripeto, non c'è niente da dire.»
«Quando voglio bene a qualcuno, non lo giudico, lo sai. È per qualcosa
tra te e Dabney? Ha a che vedere con... i tuoi genitori? Non ci sono parole,
cara Annabel, per esprimere quello che provi?»
«Nessuna parola» disse Annabel piano, con un sospiro, «... nessuna parola.»
Le giovani donne stavano seguendo Todd e Thor nella foresta, a poca
distanza. Passo dopo passo la loro conversazione stava assumendo un
tono in accordo con l'ombra maculata dal sole, o con l'oscurità, mentre si
lasciavano alle spalle il cielo aperto. Willy disse che si sentiva un po' offesa
che Annabel non si confidasse di più con lei; dopotutto si era confidata
con Annabel molte volte, da quando erano diventate "amiche del cuore"
in quinta elementare alla Princeton Academy for Girls. «Con chi potresti
parlare, Annabel, se non con la tua più cara amica?»
Annabel rise. Senza allegria, e con un'aria irritata.
«Chi lo sa, magari con tua zia Adelaide, di cui si dicono strane cose, a
proposito di un "incidente" durante la sua luna di miele.»
«Mia zia Adelaide? E perché mai?»
«Perché si dicono strane cose su di lei. E sull'"incidente" durante la sua luna di miele.»
«Perché ne parli? Nessuno sa cosa è successo. Perlomeno io non lo so.
Nella nostra famiglia, non si parla di cose del genere.»
«Quello che non capisco, Willy, è: l'incidente è avvenuto durante il viaggio,
o in una locanda dove alloggiava la coppia in luna di miele? E "l'incidente" è stato irrevocabile?»
«Si è sempre parlato di un "incidente" di "natura non specificata". Credo
sia avvenuto alle Bermuda, o sulla nave da crociera diretta alle Bermuda.»
«E così, tua zia Adelaide è a un tempo una "donna sposata" e tuttavia,
per molti aspetti, una semplice "ragazza" - non molto più vecchia di noi,
alla fin fine. E la sua figura è inalterata, perché non ha avuto figli. E lei
e il marito sono così uniti, si dice - e rimangono una coppia romantica.»
«Sì, così si dice. Comunque trovo difficile parlare con Horace - e lui con me.»
«Cosicché non si sa se Adelaide Burr sia stata colpita da una qualche
tragedia» disse Annabel, meditabonda, «o da una benedizione.»
In tutto questo, Annabel si rigirava l'anello di fidanzamento col diamante
di famiglia sul dito, dove le stava largo.
Per parecchi minuti le due giovani donne camminarono in un silenzio
penoso, mentre più avanti Todd gridava qualcosa a Thor e Thor abbaiava;
poi, dall'interno della foresta arrivò una zaffata di un lieve odore salmastro,
là dove la terra sprofondava in una specie di acquitrino.
«Todd? Dove ti sei cacciato?» gridò Annabel, senza troppa speranza che il cugino le rispondesse.
Ora le giovani donne presero a camminare a passo più spedito. C'era
una specie di sentiero nel bosco, che si allargava gradualmente, fino a
espandersi in tutte le direzioni, morbido, cedevole ed elastico sotto i piedi.
Willy esclamò che era delizioso camminare lì: «Mi sembra di galleggiare, senza peso».
Annabel rise, sorpresa. «Sì... "senza peso".»
Ma qualcosa si era attaccato al bordo della sua camicetta, e alle sottane.
Con sgomento vide che l'orlo del suo bel vestito a righe blu era strappato
e sporco; le balze inferiori delle sottogonne bianche erano sudice. Con un
piccolo singhiozzo spazzolò via lo sporco, poi lasciò ricadere la gonna e
disse, come se le fosse venuto in mente solo in quel momento: «Per favore,
non pensare che io sia pazza, Willy - e ti prego di non ripeterlo a nessuno
-, ma mi sono chiesta spesso come mai fratelli e sorelle non possano
continuare a vivere insieme, dopo che sono cresciuti, e non parlo di vecchi
scapoli e vecchie zitelle eccentrici, ma... di gente perfettamente normale!
Come mai il mondo insiste tanto sul matrimonio? Da quando ero una bambina
di dodici anni, giuro che mia madre non ha pensato quasi ad altro,
per me; ogni parente femmina della famiglia non ha fatto che complottare.
Quando speravo di diventare una scrittrice di libri per bambini, o un'illustratrice,
o un'artista - loro mi dicevano solo: forse, dopo che ti sarai sposata,
e avrai avuto i tuoi bambini, potrai dedicarti a un "hobby" del genere.
Ma nessun bambino, o giovanotto, che voglia diventare uno scrittore
o un artista - o un musicista o uno scienziato - si sente dire che dovrebbe
prendere quell'aspirazione come un "hobby". Perché, mi domando?».
«Per la stessa ragione per cui a noi non è "permesso" votare. Siamo solo
cittadini di seconda classe, sebbene residenti degli Stati Uniti d'America come i nostri fratelli.»
«Mio padre mi ha spiegato che il suffragio femminile è "ridondante":
una donna voterà come il marito, o, per ripicca, voterà contro il suo voto,
annullandolo. In ciascuno dei casi, il voto femminile è sprecato.»
«Neanche per sogno! Prima vogliamo provarlo.»
«Ma come mai sorelle e fratelli non sono incoraggiati a vivere insieme?
Intere famiglie potrebbero vivere insieme, come si faceva in passato. Mi
sentirò così... sola - stranamente sola - con Dabney soltanto; come lui si
sentirà solo con me, penso. E, come ben sai, non c'è nessuno come Josiah
che sappia andare d'accordo con la gente - quantomeno con me. Non abbiamo
nemmeno bisogno di parlare, il più delle volte; siamo felici anche
in silenzio, quando siamo insieme. Invece, con Dabney, c'è sempre bisogno
di parlare; nervosamente... Per cui finisco per chiedermi» disse Annabel
in fretta, a bassa voce, «perché dobbiamo sposare degli estranei, e abitare
separati dai nostri cari? Sai, mia cugina Eleanora, che vive a Wilmington,
si è sposata qualche anno fa, ed è quasi morta dando alla luce un bambinone
robusto, perché aveva avuto la febbre reumatica da piccola, e il cuore
ne aveva sofferto; e a quanto pare, lei e il marito adesso vivono insieme
come fratello e sorella, e nessuno si sente in dovere di criticarli. Invece, se
un fratello e una sorella veri, consanguinei, mettessero su una famiglia
indipendente, la società li giudicherebbe con disapprovazione, e disprezzo.
Com'è ingiusto, Willy, e illogico! Non sei d'accordo?»
Willy mormorò un debole assenso - perché non le piaceva la piega che
aveva preso la conversazione, né quella foga unilaterale - e soggiunse con
fanciullesca malinconia: «Basti pensare che noi tre potremmo vivere tutti
insieme, in un nucleo familiare del genere, se solo vivessimo in un'epoca
più felice; a Fruitlands, per esempio, o a Oneida, o nella comunità Shaker.
Perché "fratello e sorella" non può essere allargato per includere "fratelli
e sorelle" al plurale? Non ci sarebbe nessun pericolo in questo».
Così aveva parlato Willy in modo impetuoso, incurante, e irrevocabile!
Provò il bisogno, adesso, di premersi le mani sulle guance calde, per
rinfrescarsi e calmarsi; perché era sgradevolmente accaldata, nell'ombra
maculata dal sole della foresta, con il suo fondo umido ed elastico; si sentiva
i capelli bagnaticci e ruvidi come crine di cavallo sulla nuca. E perché
le erano parsi così chic i suoi "pantaloni turchi", che adesso erano punteggiati
di lappole e sporchi di fango sul bordo?
Le giovani donne si fermarono, e Annabel staccò le lappole dagli abiti
dell'amica e dai propri. Nugoli di moscerini, zanzare e piccole mosche nere
che pungevano avevano iniziato a sciamare all'interno della foresta. Con
una certa irritazione, Annabel disse: «Sì, Willy: hai ragione. Ma è troppo
tardi, per me. Mi sono innamorata e sono condannata - appartengo a un
altro, in corpo e in spirito - e né Josiah, né il focoso tenente possono salvarmi:
neppure tu, cara Wilhelmina».
Fu in quel momento che le due amiche fecero la loro scoperta: Todd e
Thor non erano più visibili da nessuna parte; anche se le grida e le risate
del ragazzino e i latrati selvaggi del cane sembravano riecheggiare da
ogni direzione della foresta.
Annabel avanzò per prima inoltrandosi nella boscaglia, chiamando a
gran voce il nome del cugino; poi, titubante, cedette la guida a Willy, che
avanzò in un'altra direzione, gridando: «Todd! Sei molto cattivo! Perché
ti nascondi? Vieni qui immediatamente!».
Dopo alcuni minuti angosciosi, mentre s'inoltravano in una parte della
foresta che sprofondava, molliccia, in una sorta di acquitrino, là dove
evidentemente sfociava lo Stony Brook, le giovani donne finalmente videro
Todd, in una specie di radura, in cui giacevano in confusa profusione
dei tronchi giganteschi, pietrificati, sembrava, e poderosi come
monumenti crollati. La luce del sole che cadeva obliqua in questo spazio
aperto, avendo assunto la peculiare caratteristica della grande foresta, in
qualche modo non sembrava una luce solare naturale, o la luce del sole
stesso, ma piuttosto uno strano fulgore lunare, argenteo, inquietante ma
non del tutto sgradevole.
E Todd era lì, a capo chino, gli scuri capelli arruffati in ciuffi irti sopra
la faccia pallida; ma sebbene entrambe, Annabel e Willy, lo chiamassero,
sembrava non udirle; e Thor non spiccò un balzo dal letto di licheni su
cui giaceva, per andar loro incontro scodinzolando, come faceva di solito.
Le giovani donne avevano notato che Todd non era solo in quello strano
spazio: ma davanti a lui, a intrattenerlo in una conversazione intensa,
c'era una ragazza sconosciuta sia ad Annabel che a Willy, dal corpo snello,
anzi spettrale, con lunghi capelli scuri e ribelli, e un viso rotondo, dalla
pelle scura, e dalle ossa angolose; e occhi scuri che sembravano ardere
di passione. La ragazza era vestita in modo rozzo con quelli che sembravano
abiti da lavoro, che erano sudici, strappati, o persino bruciati. Le
dita della sua mano destra sembravano deformi, o mutilate. Ma la cosa
più notevole era che piccole fiamme pulsavano lievi intorno alla ragazza:
sollevandosi ora dai capelli scarmigliati, ora dalle spalle rattrappite,
ora dalla mano tesa! - perché la ragazza si stava sporgendo verso Todd,
come ad afferrargli la mano.
Cosa ancor più notevole, intorno al collo della ragazza c'era una corda
grezza, legata in un nodo scorsoio; la corda era lunga tre metri e mezzo
circa, e l'estremità era annerita, come dal fuoco.
E Dio! - come ardevano gli occhi color topazio della ragazza, e con quale veemenza!
La visione infernale era forse un gioco di luce? Gli occhi spalancati di
Annabel e Wilhelmina le stavano ingannando? Le fiamme pulsavano intorno
alla ragazza, e guizzavano, e scemavano; e divampavano di nuovo,
vibrando lascive, tinte d'azzurro come una fiamma del gas; così tenui, nella
loro bellezza infernale, che avrebbero potuto essere illusioni ottiche, o
miraggi, provocati da uno strano effetto della luce morente.
«Todd! Vieni qui...»
Con voce rotta Annabel lo chiamò, ma Todd non diede segno di sentire.
Infatti sembrava che Todd fosse vittima della malia della ragazza demoniaca,
e non riuscisse a riscuotersi per sfuggirle, come se non capisse
cosa potevano significare quelle fiamme azzurrine e pulsanti, o la corda
grezza intorno al collo della ragazza; o il pericolo che correva, mentre lei
gli si avvicinava per toccarlo, accarezzarlo, con le sue dita ardenti, e lui non si ritraeva.
«Todd! Sono Annabel - Annabel e Wilhelmina - e siamo venute per portarti a casa. Todd!»
Tuttavia, la ragazza in fiamme non era forse una visione elettrizzante? -
nonostante la pelle scura, il naso piatto e un po' grosso, e labbra carnose,
e capelli ribelli e sporchi che le ricadevano sulla schiena; e quei misteriosi
occhi luminosi; e il cappio intorno al collo, che doveva essere molto scomodo,
perché sembrava abbastanza stretto da ostacolare la respirazione...
Forse Todd aveva creduto che la ragazza avesse la sua stessa età, ma uno
sguardo più attento rivelava che era molto più vecchia, almeno della stessa
età di Annabel o Wilhelmina, una giovane donna, non una bambina.
E poi c'era il pastore tedesco Thor disteso in modo così strano sul letto
di licheni a pochi metri dai piedi della ragazza in fiamme, il muso teso, le
orecchie ritte in due triangoli, gli occhi adoranti fissi sulla ragazza: come
mai Thor non abbaiava, ma ansimava soltanto, come se avesse corso per
una grande distanza per buttarsi a terra, come in venerazione?
Quando Annabel e Wilhelmina, tenendosi per mano, corsero avanti con
un grido di preoccupazione, la ragazza in fiamme si girò verso di loro,
con un'espressione di rabbia, sgomento e angoscia: ora un parossismo
di fiamme avvolse la sua figura, cancellandola del tutto; e in un batter
d'occhio, come se non fosse mai esistita, la ragazza in fiamme scomparve.
«Todd! Grazie a Dio sei sano e salvo!» gridò Annabel precipitandosi
verso il cugino, ad abbracciarlo; e rimase scioccata quando Todd si divincolò
e la fissò con uno sguardo di rabbioso disprezzo.
«Ecco la cugina Annabel» intonò Todd, con la cantilena che faceva imbestialire
suo padre, «che è venuta troppo presto; ed ecco Miss Willy, che è
venuta non richiesta; ed ecco Todd, che aveva finalmente trovato un'amica
nella foresta, ma l'ha perduta: povero, sciocco Todd, lasciato tutto solo.»
Cosa ancor più allarmante, il pastore tedesco, che conosceva Annabel
da quando era ancora un cucciolo, e conosceva Wilhelmina Burr quasi da
altrettanto tempo, si era rizzato sulle zampe e ringhiava dal fondo della
gola, le orecchie tirate indietro e il pelo dritto, e i denti aguzzi scoperti
come se - era mai possibile? - non riuscisse a riconoscere la giovane donna
sconvolta dai capelli biondi e la sua amica dai capelli scuri.
...
.
...
Note.
1. Il Diavolo del Jersey è una creatura leggendaria il cui habitat naturale sono le Pine
Barrens, foreste acquitrinose nel New Jersey meridionale, e a quanto si dice è un uccello/
rettile predatore che misura più di due metri, e ha un lungo collo e un lungo becco affilato,
e artigli acuminati. Secondo la leggenda, il Diavolo del Jersey era il tredicesimo figlio di
una strega chiamata Mother Leeds, o, in alcuni documenti, Mother Spags, che viveva nelle
Pine Barrens ai tempi della guerra rivoluzionaria. (Sì, è una coincidenza questa ripetizione
del nome "Spags" - il tipo di impiccio in cui gli storici s'imbattono più spesso di quanto
l'uomo comune sospetterebbe. Ma non c'è alcun "significato" nella maggior parte delle
coincidenze, come sono certo non ci sia neppure in questo caso.) Il Diavolo del Jersey è
stato avvistato centinaia di volte solo nel ventesimo secolo, ed è stato oggetto di molte ricerche
amatoriali; il Diavolo si lascia dietro enormi impronte di zampe d'uccello sulla neve
e nel fango, e cumuli di escrementi dall'odore così disgustoso che si sa di cani che hanno
vomitato, o sono addirittura morti tra le convulsioni, per essere stati così imprudenti da
avvicinarsi troppo. Nel 1909, il Diavolo del Jersey fu avvistato in numerose zone del New
Jersey e della Pennsylvania, vicino al confine del New Jersey; con più frequenza a Camden,
dove, secondo le cronache dei giornali, il Diavolo "attaccò" un gruppo di fedeli alla Prima
chiesa metodista; e in seguito, in un'altra parte di Camden, un circolo sociale. (Col che si
intende un club privato per gentiluomini? O forse "social club" era un eufemismo da giornalista,
per indicare una taverna o un saloon?) A quanto si dice, gli agenti della polizia di
Camden spararono al Diavolo in questo secondo avvistamento, ma il Diavolo sfuggì alla
cattura, levandosi in volo sopra il Delaware River, il che provocò un tale panico nel Jersey
meridionale, che scuole e uffici governativi vennero ufficialmente chiusi per parecchi giorni,
finché parve che il Diavolo del Jersey fosse tornato nelle paludi desolate delle Pine Barrens.
All'epoca di questo scritto, nel 1984, il Diavolo del Jersey sopravvive nella leggenda, ma è
un bel po' di tempo che non viene avvistato, se non da bambini e adolescenti inaffidabili.
Per una storia dettagliata si veda The jersey Devil di James F. McCloy e Ray Miller Jr (Middle
Atlantic Press, 1976).
2. Burr in inglese significa "lappola". [NdT]
Fine note.
...
.
...
Nota dell'autore: la confessione dello storico.
...
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...
Sebbene sia raro che uno storiografo parli francamente di simili questioni,
tutti noi che siamo impegnati a ricostruire il passato - raccogliendo, selezionando
e distillando una moltitudine di fatti pertinenti - siamo quasi
sempre assaliti da due dilemmi: il fenomeno degli eventi simultanei e il fenomeno
dell'autenticità delle prove.
Nel raccogliere il mio materiale per Il maledetto: una storia dei tragici eventi
del 1905-1906, Princeton, New Jersey, che è stata un'impresa di decenni,
se non di tutta una vita, sono stato costretto a eliminare molte parti, onde
il lettore non fosse distratto da un eccesso di informazioni; tuttavia sarebbe
in malafede da parte mia pretendere che, mentre il mio racconto procede
nella mimesi di una "favola", con il fulcro dell'attenzione centrato
su alcuni personaggi chiave, gli altri siano bloccati in una sorta di fregio,
e si astengano dal pensare, sentire, parlare e agire - ovvero dal partecipare
alla storia. Mentre scrivo di Annabel Slade, Wilhelmina Burr e Todd,
nella foresta di Crosswicks, avviene sicuramente che Woodrow Wilson,
Adelaide Burr, Josiah Slade, i Cleveland e il tenente Bayard, e tutti gli altri
seguitino a vivere le loro vite, ignari del fatto che il "fulcro" dell'attenzione
si è spostato altrove: come non hanno la più pallida consapevolezza
di essere personaggi di una cronaca di un tempo lontano mentre uno storico
fatica per illuminare il pathos della loro situazione. Ma, poiché sono
limitato da una cronologia lineare, e da esigenze di stampa, come potrei
procedere altrimenti? E quand'anche desiderassi includere in questa cronaca
tutto ciò che accadeva a Princeton, a quei tempi, come potrebbe esser
portata a termine un'impresa così titanica?
Quindi, sebbene sia tentato di esaminare certe scene di singolare interesse,
che di sicuro getterebbero un po' di luce sulla cronaca, non posso farlo,
ma devo affrettarmi a passare oltre, con rimpianto: perché c'è Woodrow
Wilson, parzialmente vestito, che giace malato nel suo letto, al primo piano
di Prospect; che si contorce in preda al mal di stomaco, dopo un pranzo
di gala al Nassau Club in onore del presidente Teddy Roosevelt; un evento
che ha esasperato, frustrato e infine mandato su tutte le furie il suscettibile
rettore dell'università, che trovava insopportabile ascoltare vanterie
così smaccate, e spaventosi racconti di mattanze di animali nell'Ovest;
mentre l'angosciata Ellen Wilson è china su di lui, a somministrargli tutte
le medicine che prende l'uomo sofferente, e a pregare che il marito non
muoia! - tutto questo, quasi alla vigilia delle nozze Slade-Bayard il 4 di
giugno, alle quali la loro cara figlia Jessie avrà un ruolo così importante.
Borbotta Mr Wilson a denti stretti: «Quell'uomo è grossolano. È volgare.
È un buffone - un gradasso. Non mi rispetta. È condiscendente con me -
e proprio qui a Princeton, neanche a dirlo! È una cosa insopportabile». (Così
il rettore dell'università di Princeton, a proposito della scortesia nei suoi
confronti da parte del presidente degli Stati Uniti.) Frattanto, altrove, si
svolge una scena penosa:
«Mr Ruggles, mi dispiace. Il contratto era per un anno, come lei sa. E non sarà rinnovato».
«Ma... perché no?»
Tristemente, il preside della facoltà di studi classici scuote la testa.
Perché? Perché no? Domande cui è impossibile rispondere, pare.
«Ma... pensavo... mi hanno lasciato credere...»
Il giovane sembra genuinamente scioccato. Ha avuto un'esperienza
d'insegnamento assai brillante e produttiva, ne è convinto, come precettore
di latino; invero Yaeger Ruggles ha dedicato gran parte del suo tempo
a comportarsi come una sorta di tutore personale per molti dei suoi
studenti universitari, gravemente insufficienti in latino.
«I ragazzi hanno imparato moltissimo, tutti quanti. Parecchi mi hanno
detto, in particolare...»
«Mr Ruggles, grazie.»
«... i loro genitori hanno espresso gratitudine, e mi hanno cercato...»
«Sfortunatamente il contratto non sarà rinnovato, come ho cercato di
spiegarle: noi siamo molto spiacenti.»
«Ma chi sono... questi "noi"?»
Tristemente, il canuto preside della facoltà di studi classici scuote di
nuovo la testa, con un'espressione di muto dolore. Come a informare il
giovanotto sbalordito e profondamente ferito: Non chieda. Non le verrà detto.
Lei è espulso dalla nostra grande università e non ci sarà un rientro.
«Signore, come potete trattarmi in modo così ingiusto? Così irragionevole?
Per quali motivi mi state licenziando?»
«Mr Ruggles, non la stiamo "licenziando". Il suo contratto non sarà rinnovato,
il che è molto diverso. Ci sono state denunce anonime, capisce.»
«"Denunce anonime"... ma...»
«Mr Ruggles, per favore chiuda la porta quando esce, la prego.»
Di lì a poco, in un'altra scena ignominiosa, Yaeger Ruggles viene convocato
nello studio tappezzato di libri del capo del Seminario teologico di
Princeton, il reverendo Thaddeus Shackleton, che lo informa, con lo stesso
tono cupo e implacabile del preside della facoltà di studi classici, che "per
il bene di tutti gli interessati" si pensa sia meglio che Mr Ruggles lasci il
seminario alla fine del trimestre di primavera, che cade il prossimo lunedì.
«Ma, reverendo Shackleton... perché?» chiede Yaeger Ruggles. «Per quale
motivo? Dove ho sbagliato? Lei deve spiegarmi in che modo ho sbagliato.»
Il primo anno di Ruggles al seminario era andato "eccezionalmente bene":
il suo insegnante di lingue antiche della Bibbia aveva espresso lodi smaccate
per il giovane studioso, e il suo insegnante di doveri pastorali aveva
predetto che sarebbe divenuto un ministro "molto attento e responsabile"
in un futuro non lontano. Nel suo secondo anno, i risultati accademici avevano
continuato a essere buoni fino a marzo, quando era stato registrato un
"calo decisivo" nel suo lavoro, e persino parecchie assenze ingiustificate.
«Il seminario si trova ad avere molti più aspiranti all'iscrizione di quanti
non siano i posti disponibili. Abbiamo una lista d'attesa di una dozzina
di persone - che sono altrettanto "meritevoli". Quindi, purtroppo, Mr Ruggles...»
«Ma, non capisco...»
«Non ci è dato, Mr Ruggles, di "capire". Noi dobbiamo aver fede, e
dobbiamo perseverare.»
In una nebbia d'incomprensione, il giovane si allontana barcollando.
Così ferito, che un osservatore da una breve distanza avrebbe potuto
discernere un'andatura leggermente claudicante.
Lui non mi avrebbe tradito, vero? Mio cugino Woodrow...
Alla Nassau Hall Yaeger viene seccamente informato che il rettore Wilson
non è nel suo ufficio. E che l'agenda dei suoi appuntamenti è così fitta per
il resto della settimana, che non sarà possibile vederlo.
Yaeger protesta: «Ma... io sono il cugino di Mr Wilson, della Virginia.
Lui mi conosce. Sono sicuro che vorrebbe parlare con me».
La segretaria del rettore prende nota del suo nome.
«Per favore, dica a Mr Wilson... che c'è stato un terribile malinteso. Lui
capirà a cosa mi riferisco, spero. Gli dica... che Yaeger non si arrenderà.»
A un chilometro e mezzo di distanza, a Maidstone House, Mrs Adelaide
Burr si è addormentata leggendo La dottrina segreta, e, svegliandosi da un
sonnellino leggero e insoddisfacente, vede, o immagina di vedere, una
faccia premuta contro il vetro della sua finestra: una bambina-fantasma
dalla pelle scura, con i lineamenti tesi dalla collera, o dalla fame; una sconosciuta
per Mrs Burr, perché non assomiglia a nessuno che Mrs Burr abbia
mai visto. Però, prima che Mrs Burr possa tirare il fiato per gridare, la
creatura svanisce, con il tacito accenno che tornerà presto.
E qui nella nursery di Mora House, al 44 di Mercer Street, a mezzo chilometro
da Maidstone, la giovane cugina di Mrs Burr Amanda FitzRandolph
è interrotta mentre allatta il figlioletto Terence, disturbata da un rumore di
passi, o da un sospiro, o un'ombra o - sarebbe possibile? - la diafana figura
di un uomo che scivola accanto a uno specchio sulla parete. Girandosi,
stringendo il piccolo al seno, Mandy non vede niente, non ode niente;
sa di essere sola con Terence, a eccezione dei domestici in un'altra parte
della casa; tuttavia, è in preda a un tale attacco di tremiti, che deve adagiare
il piccolo nella culla, per non lasciarlo cadere, o fargli male - perché
c'è un momento di confusione in cui a Mandy sembra che il suo bambino
non sia più Terence, ma il figlio di qualcun altro - ha il naso più grosso
del caro nasino di Terence, le labbra più carnose, i sottili capelli scuri
da neonato più ispidi, e il colore stesso della pelle più scuro. È colta dalle
vertigini e l'assale un pensiero: Edgerstoune non mi farebbe una cosa simile.
Accanto al caminetto della stanza che viene usato di rado, c'è un attizzatoio
dall'aria pericolosa che le dita di Mandy vorrebbero brandire, ma lei
resiste, resisterà, chinandosi a consolare il neonato inquieto, sussurrando:
«Su, non è niente, Baby deve dormire».
Lì vicino, in una bella casa coloniale al 99 di Campbelton Circle, Miss
Wilhelmina Burr si guarda in uno specchio a figura intera nella camera
da letto, mentre una sarta francese, inginocchiata accanto a lei, fa delle
modifiche all'orlo del vestito di satin rosa pallido che la ragazza indosserà
per il matrimonio di Annabel; il suo occhio critico registra ben poco
dell'attraente visione nello specchio, ma si fissa, con crudele intensità, sui
difetti - del viso, della figura, della persona. Wilhelmina non è dell'umore
di Willy, oggi - la sua personalità "Willy" dipende da altri, come Annabel
e Josiah; da sola non è altro che Wilhelmina, figlia di genitori che sembrano
incapaci di guardarla se non con disapprovazione, perché non è una
bellezza; e non è il tipo di giovane donna che la mancanza di bellezza potrebbe
rendere, a ragion veduta, incantevolmente remissiva, e dolcemente
acquiescente. Né Wilhelmina si degna di osservare il vestito, la lunga
gonna aggraziata bordata da una doppia fila di balze che salgono sul davanti
a incorniciare un inserto di pieghe delicate, un insieme che dona alla
sua figura un po' angolosa. Al contrario, la giovane donna sottomessa, costretta
adesso a trattenere il respiro per adattarsi alla vita stretta dell'abito,
all'improvviso sente che potrebbe esplodere - deve esplodere: sente
che rischia di scoppiare a piangere, o a ridere, o di mettersi a gridare per
la disperazione, o sussurrare parole oscene. (Questo, Wilhelmina scopre
di farlo talvolta nel sonno; parole così oscene! - così inaspettate! - che, di
giorno, Wilhelmina conosce a malapena.) Perché le nozze imminenti della
sua più cara amica mettono in umiliante risalto la sua solitudine. Josiah
non mi ama, e non mi amerà mai.
Tutt'al più, Josiah è "affezionato" a Wilhelmina, che chiama "Willy"
con la naturalezza di un cugino, o un fratello; ammira la sua intelligenza
e la sua bravura a croquet; ma per anni non l'ha mai veramente guardata,
ne è sicura. Nella loro ultima conversazione, Josiah aveva parlato dei
suoi nuovi, numerosi progetti - studiare filosofia in Germania, viaggiare
di nuovo nell'Ovest o meglio ancora nel Nord, nelle regioni artiche; iscriversi
alla Lega dei giovani americani socialisti a New York City - nessuno
dei quali avrebbe incluso Wilhelmina Burr.
Dato che Wilhelmina era stata un'ottima studentessa e aveva memorizzato
molti passaggi di Shakespeare, l'acuta comprensione dell'animo
umano da parte del grande poeta le era abbastanza familiare da farle capire
che, mentre un odio intenso potrebbe capovolgersi ed esplodere come
"amore", nel caso di un semplice affetto ciò non potrà mai avvenire. E
Willy non potrà mai essere una sorella per Josiah come lo è Annabel - non
c'è nessuna possibilità di competere, negli affetti di Josiah, con Annabel.
Senza sentire una domanda della sarta, Wilhelmina continua a guardarsi
allo specchio, come sbalordita dalla propria singolare bruttezza; forse
sarebbe meglio, più delicato da parte sua, scomparire, come Ofelia,
staccarsi dall'Amleto della sua ossessione, che non ha alcuna ossessione
per lei. Pensando, con una vendicatività che non è tipica della sua natura
buona e generosa, come niente le piacerebbe di più che possedere, anche
solo per poco, quel misterioso potere sul genere maschile che esercitano
giovani donne quali Annabel Slade, nella loro assoluta innocenza e bellezza;
perché, nella sua infelicità, che cosa importa a Wilhelmina dei suoi
presunti talenti artistici e intellettuali, se nessuno la ama; se Josiah Slade
non la ama. Le batte il cuore per il desiderio meschino che Josiah possa
essere tormentato da una feroce gelosia per lei, per il fascino che esercita
su un gentiluomo-rivale. Allora soffrirebbe come ho sofferto io. Saremmo una
coppia ben assortita per tutta la vita.
Più o meno a quest'ora, nell'ampia sala conferenze della McCosh Hall,
nel campus universitario di Princeton, il professor Pearce van Dyck si interrompe
nel bel mezzo di una lezione sull'etica kantiana, per scostarsi
dal leggio e tossire in un fazzoletto; il professor van Dyck soffre di una
misteriosa allergia, o di un'infezione polmonare, da parecchie settimane,
a intermittenza; la malattia non peggiora in modo apprezzabile, ma non
guarisce neppure; mentre una cinquantina di studenti universitari lo guardano
con una sorta di affascinata compassione, il professor van Dyck tossisce,
tossisce e tossisce: ha le lacrime agli occhi, dietro gli occhiali dalla
montatura in metallo, che minacciano di cadergli sulle guance mentre cerca
disperatamente di schiarirsi la gola; cerca di staccare dal fondo dei polmoni
o dei seni la sostanza viscosa, quale che sia, che minaccia di soffocarlo;
poi finalmente il giovane precettore, che siede in prima fila, si alza
e gli si avvicina con trepidazione: «Professor van Dyck, posso aiutarla?».
Frattanto, in Nassau Street, a Witherspoon, il decano Andrew West incontra
Mrs Frances Cleveland, dalla carnagione scura e gli abiti sfarzosi,
che sta facendo compere in città con una delle figlie, accompagnata da
una cameriera negra; e s'intrattiene con la signora in un'amabile conversazione
di parecchi minuti, nel corso della quale s'instaura una specie di
flirt, o meglio la pretesa di un flirt; perché né Andrew West né Frances
Cleveland provano una genuina attrazione l'uno per l'altra, tranne un'attrazione
"sociale"; Andrew West viene informato che la salute di Mr
Cleveland è "perfettamente ristabilita" - Grover si è ripreso dal suo collasso
nervoso di parecchie settimane prima, tanto che è di nuovo in grado
di consumare la sua solita prima colazione, che Mrs Cleveland è felice
di descrivere nei dettagli, in quanto è la dimostrazione del benessere del
marito: bistecca, prosciutto della Virginia, costolette di maiale, frittura di
pesciolini: merlanghi e sperlani; e anche, occasionalmente, manzo sotto
sale e cavolo cappuccino, mentre sfoglia la solita sfilza di giornali - «Perché
Grover è molto O currant, mi creda; è la sua linfa vitale». In tutto questo
Andrew West ascolta con aria di estremo interesse, perché è nel temperamento-da-decano
dell'uomo sfruttare al massimo ogni opportunità. Pertanto,
dice Mrs Cleveland, rigirando il manico d'avorio del suo parasole,
«le voci che sono circolate a Princeton, sul conto di Grover, sono del tutto
infondate; e spero che lei, Mr West, farà la sua parte nel combatterle».
Secondo il diario tenuto da Henrietta Slade, nuora di Winslow, il dottor
Slade, a quest'ora, si è appartato nel suo angolo preferito del jardin anglais
alla Canonica, immerso in una delle sue attività di studioso, se al lavoro
sulle traduzioni della Bibbia, o a raccogliere i suoi vecchi sermoni,
o a scribacchiare passaggi sul suo diario (il diario che disgraziatamente
sarebbe andato distrutto nella primavera del 1906), non le è dato sapere;
Henrietta però nota un "cambiamento preoccupante" nel suocero, che era
sempre stato di indole placida e stabile, bendisposto tanto verso la sua famiglia
quanto verso il suo pubblico, raramente irritabile o affaticato e distratto:
ma ultimamente, Winslow non è più "se stesso" - è irritabile, affaticato,
distratto, e meno incline di una volta a trascorrere del tempo con
la sua famiglia, o con gli amici abituati a passare a trovarlo nella sua biblioteca.
Forse è in ansia per il matrimonio, perché è stata invitata tantissima
gente. Forse è preoccupato per le condizioni del tempo, perché è stata programmata
una festa all'aperto qui alla Canonica. Dopodiché, Henrietta, madre della
futura sposa, si lascia andare a pagine e pagine di preoccupazioni per il
matrimonio, di scarsissimo interesse per la Storia.
E Josiah Slade prende l'impulsiva decisione di raggiungere un numeroso
gruppo di amici che sono a caccia di orsi sulle Poconos Mountains,
nonostante manchino pochi giorni al matrimonio della sorella, nel quale
dovrà svolgere un ruolo importante. «E se... ti succede qualcosa?» chiede
Annabel, implorante; e Josiah risponde ridendo: «Non mi succederà niente,
non a me, te lo prometto», e Annabel insiste: «Tornerai, vero? La sera
prima? Non più tardi? Josiah?» quasi pregando il fratello: Tornerai, non mi
lascerai sola in questa circostanza... vero?
E il bel tenente Dabney Bayard, mentre si prova una camicia di cotone
egiziano e un paio di pantaloni affusolati, si accorge per caso, per pura
noia, di un piccolo insetto nero sul collo del sarto italiano inginocchiato
davanti a lui; pigramente allunga una mano per stringerlo fra le dita e lo
schiaccia fra le unghie, col risultato che il sarto grida di dolore e di sorpresa,
e si allontana con un balzo da Dabney: perché la macchiolina nera
non è un insetto, ma un neo o una piccola verruca, profondamente radicata
nella carne dell'uomo.
...
.
...
La moglie spettrale.
...
.
...
La mattina del 4 giugno 1905, proprio la mattina delle nozze Slade-Bayard,
il giovane Upton Sinclair, che viveva con sua moglie e un bambino piccolo
in una cascina malandata su Rosedale Road, non molto lontano dalla
tenuta Craven, aveva percorso parecchi chilometri a piedi per andare
in città, avendo un gran bisogno di sgranchirsi le gambe dopo troppo
tempo passato a scrivere; e, senza sapere niente del matrimonio, e niente
dei partecipanti, a parte una vaga conoscenza del nome Slade, al quale il
giovane socialista associava, naturalmente, gli eccessi dello sfruttamento
capitalista delle masse, gli capitò di vedere, in Nassau Street, una processione
di maestose automobili e carrozze trainate da cavalli, come in una
specie di sfilata regale. «Non è un funerale, perché non c'è il carro funebre. Uno sposalizio?»
Per alcuni minuti, Upton Sinclair si fermò sul marciapiede a guardare
la vistosa opulenza messa in mostra: infatti, i veicoli a motore che arrivavano
alla Prima chiesa presbiteriana di Princeton erano esclusivamente
automobili di lusso, di fabbriche quali Pierce-Arrow, Lambert, Halladay,
Buick, Cadillac, Oldsmobile; le finiture erano tutte d'ottone luccicante,
com'erano luccicanti i parabrezza di vetro. E le carrozze trainate dai cavalli,
che col passare degli anni erano sempre meno numerose, inesorabilmente
rimpiazzate dalle automobili, qui trasudavano un'aria romantica
e senza tempo, e di grande eleganza. Upton, che non possedeva né
un'automobile né un cavallo, rimase a guardare con un sorriso imbarazzato,
perché nel suo mesto stato d'animo il giovane socialista non provò
indignazione, ma piuttosto una certa invidia - non per l'opulenza, ma per
la presenza evidente di famiglie e coppie. Questa era la classe dominante
della provincia, presuppose Upton; tuttavia, a ben guardare, era una tribù
composta essenzialmente da famiglie, e al centro di ciascuna, una coppia.
Era un'istituzione sociale borghese: la famiglia, e al suo centro, la coppia.
Tuttavia Upton la considerò con molta malinconia.
Il suo matrimonio, la sua cara moglie Meta - ah! Com'era tutto problematico,
e precario, negli ultimi tempi; Upton era venuto a piedi in città,
invece di farsi prestare un cavallo e un calesse dal suo vicino
agricoltore-padrone-di-casa, per evadere dai confini della propria capanna-studio da
scrittura e dai confini del proprio cervello, ossessionato ultimamente dal
suo dilemma coniugale a detrimento delle sue energie creative.
Upton infatti amava molto la moglie: eppure sapeva che un simile amore
era una pastoia, che era snervante; e indegno del socialista ideale. E
sapeva che un simile amore può essere precario, basato com'è su fondamenta
di pura emozione, e non sul rigore intellettuale di Marx, Engels e
altri pensatori rivoluzionari.
All'aria aperta, che era un po' troppo calda, e decisamente umida, Upton
rimuginava sulla moglie: la sua infelicità, la sua disperazione, il suo misterioso
cambiamento di personalità, nelle ultime settimane. Come poteva
lui, un venticinquenne che non aveva alcuna esperienza di matrimonio
e paternità, combattere con un simile cambiamento? Solo la notte precedente,
dopo una cena raffazzonata che la moglie aveva preparato nella
cucina mal attrezzata della cascina, Meta aveva pianto di rabbia, e poi di
disperazione; dichiarando che "non poteva andare avanti così, ma pregava
di trovare la forza di liberarsi dalla sua infelicità"; con orrore del marito,
aveva osato puntarsi una pistola alla tempia e per almeno dieci angosciosi
minuti non si era lasciata convincere da Upton a consegnargli l'arma.
A quell'ora, il loro bambino dormiva nella sua culla nella stanza accanto.
Così, la crisi immediata era passata, ma Upton era rimasto sconvolto,
demoralizzato e confuso; intontito come se avesse ricevuto un colpo in
testa con quello stesso revolver che la moglie si era portata dietro di nascosto,
e che era appartenuto a suo padre, un ex ufficiale dell'esercito che
Upton non aveva ancora conosciuto.
Tuttavia, Upton era deciso a adempiere ai propri doveri domestici, e
completare le compere del sabato e le commissioni in città, come se non
fosse accaduto niente; infatti l'umore di sua moglie era così incostante
che, quando le avesse parlato più tardi, quello stesso giorno, poteva darsi
benissimo che non ci fosse niente che non andava, e che Meta avesse
dimenticato la sua angoscia della sera prima.
Meta, però, era arrivata a detestare "l'ambiente idilliaco" in cui viveva
la giovane coppia, nella campagna vicino a Princeton; e ogni pasto preparato
nella squallida cucina con la sua stufa a legna e il lavandino con la
pompa a mano era un tuffo nell'ignoto, così come ogni sforzo di accudire
un neonato afflitto da coliche costanti era carico di possibilità di disastro.
«Penso di non essere una buona madre» aveva iniziato a lamentarsi
Meta «come non sono una buona rivoluzionaria. Se questa fosse la Rivoluzione
francese, dovrei essere ghigliottinata.» Il suo umorismo era inconcepibile
per Upton. La sua risata era aspra, inquietante - non la dolce
risata gutturale della giovane donna di cui Upton Sinclair si era innamorato,
solo due anni prima.
Il futuro, che a Upton era parso così promettente, adesso era incerto;
come il progredire del socialismo nelle società capitaliste di Europa e
America, precario e fortuito, imprevedibile come un enorme gioco d'azzardo.
Era evidente che servivano riforme in ogni campo, dalla vergogna
del lavoro infantile nelle fabbriche dell'intero Paese, alle condizioni umilianti
e disumane dei negri del Sud, le cui vite non erano migliorate dalla
schiavitù dei loro nonni. Tuttavia, come dovevano affrontare un'entità
così massiccia, lui e i suoi compagni socialisti? Aveva il coraggio necessario?
Rimuginando su questi problemi, Upton perse il senso del tempo; era
tipico da parte sua piombare in un sogno a occhi aperti, dal quale il pianto
del bambino o la voce aspra della moglie lo riscuotevano, quasi ignaro
di dove si trovava. Sul marciapiede di Nassau Street, veniva spintonato
dai pedoni, che si fermavano a guardare a bocca aperta le porte ora
chiuse della Prima chiesa presbiteriana di Princeton dall'altra parte della
strada, dove stavano celebrando la cerimonia nuziale privata. La maestosa
processione di automobili e carrozze era finita; il gruppo esclusivo di
invitati alle nozze era tutto all'interno, evidentemente.
«Spero che saranno più felici di quanto siamo stati Meta e io. Spero che
non sia l'istituzione del matrimonio il vero dilemma, ma solo il nostro stato
d'animo passeggero - transitorio...»
Ci fu un mormorio tra la folla, quando, dall'altra parte della strada, furono
spalancate le grandi porte bianche della chiesa; e una giovane donna
in abito da sposa e un uomo in abito da cerimonia scesero rapidamente i
gradini di pietra: possibile che fossero gli sposi, così presto? La giovane
donna indossava un abito da sposa di seta bianca di abbagliante bellezza,
con un lungo strascico che accarezzava il selciato sporco; il gentiluomo, in
marsina e guanti bianchi, aveva un cappello a cilindro che lo faceva sembrare
di un'altezza grottesca, come fosse sui trampoli. Malgrado l'eleganza
dei vestiti, la coppia di sposi novelli si muoveva in modo frettoloso e
goffo, con urgenza quasi, come stesse fuggendo; e salì su una carrozza
chiusa che li attendeva accanto al marciapiede, trainata da quattro cavalli
- quattro! (E ciascuno di questi cavalli, vide Upton, era uno splendido
esemplare - perfettamente nero, con la testa alta, criniera e coda intrecciate,
e nemmeno una macchia bianca sulle zampe anteriori o i garretti a
distrarre l'occhio ammirato.) Tale era la tetraggine del giovane socialista,
che non riuscì a reagire nel solito modo a quell'esibizione di avidità capitalista,
ma si chiese tristemente come mai una giovane donna così adorabile,
forse nemmeno ventenne, fosse stata accoppiata a un gentiluomo di così
singolare bruttezza! - lo sposo, infatti, aveva almeno tre volte l'età della
giovane sposa, un corpo tarchiato, guance flaccide e una faccia da rospo.
Upton, che teneva un diario nascosto sotto le assi del pavimento della
sua capanna da scrittura, ripeté mentalmente quello che ci avrebbe scritto,
una volta tornato a casa; perché ben pochi minuti della vita del giovane
scrittore andavano "persi" - ovvero non venivano trasformati in prosa
utile, per una futura consultazione, se non per la pubblicazione.
La teoria rivoluzionaria non ha bisogno di dimostrare che un simile matrimonio
è forzato. La sposa è stata VENDUTA - come un bene mobile. Si vergogni
la sua famiglia, e tutta la sua tribù! Nonostante la sua giovinezza e bellezza
angelica, la sposa deplorerà presto la sua vita.
Una volta messosi in moto, a piedi, Upton si smarrì presto nella natura
assai terrena delle sue commissioni, facendosi strada lungo l'affollata
Nassau Street, poi su Chambers, Bank e Witherspoon; consultando sovente
le sue annotazioni per la mattina: farina, zucchero, mais, uova, sapone,
pane, tè, barbiere, biblioteca - quest'ultima sottolineata più volte,
perché Upton era immerso in un romanzo di "ideologia socialista", sulla
guerra civile, ed era venuto ad abitare vicino all'università di Princeton
soprattutto per consultare gli speciali archivi storici dell'università. (Sembrerà
una strana ironia, al lettore, che proprio Upton Sinclair desiderasse
consultare il materiale in dotazione alla Princeton University mentre nel
proprio intimo denunciava l'istituzione come un baluardo di privilegio
caucasico; e ancor di più, che un simile comportamento occulto contraddicesse
il principio segreto del socialismo: NESSUN COMPROMESSO CON IL NEMICO.)
Come avvenne che Upton Sinclair, autore dell'ambizioso romanzo giovanile
King Midas e malaccorto creatore dell'esperimento-beffa Il giornale di
Arthur Stirling, andasse ad abitare vicino a Princeton, New Jersey, è una
storia complessa in superficie, ma sotto sotto abbastanza semplice: essendo
squattrinato, dopo il fallimento dei suoi primi due libri, aveva stretto un
patto finanziario con il ricco socialista George D. Herron, grazie al quale
lui e la sua famiglia sarebbero stati mantenuti a trenta dollari al mese, in
un ambiente molto diverso dalla loro soffitta pestilenziale a New York City,
mentre Upton lavorava a una trilogia sulla guerra civile destinata a convertire
le masse al socialismo. Il primo romanzo, Manassas, era stato completato;
il secondo, Gettysburg, era a buon punto; Appomatox di là da venire:
il culmine, Upton ne era convinto, della visione socialista. Né Upton
Sinclair né il suo sponsor Mr Herron potevano dubitare che la trilogia
avrebbe suscitato un vasto interesse popolare, se le masse ne fossero state
informate, e incoraggiate a leggerla; infatti Jack London non aveva avuto
un successo notevole con analoghi racconti "popolari" - "d'avventura"?
Anche se era sempre frustrante cercare di convertire gli oppressi, che avevano
a cuore le illusioni della classe dominante, come fossero le proprie.
Il dilemma è che, negli Stati Uniti, ogni cittadino senza un soldo crede che, con
un po' di fortuna, potrebbe divenire un milionario; e così non vuole porre restrizioni
ai "baroni del furto" - in caso un giorno divenisse uno di loro! Così rifletteva
Upton, e lo avrebbe trascritto sul suo diario la sera stessa.
Su simili questioni, Upton faceva spesso lezione a Meta, nei primi mesi
di matrimonio. In particolare, Upton era incline a citare lo Zarathustra di
Nietzsche: Solo là dove finisce lo Stato, inizia l'essere umano che non è superfluo.
Sebbene Upton si sapesse estraneo a Princeton, un vero nemico alieno
al suo interno, lui e Meta avevano spesso passeggiato, la sera al crepuscolo,
lungo la frondosa Prospect Street, per ascoltare di nascosto gli studenti
universitari che cantavano nei loro sfarzosi eating club. «Caspita, i ragazzi
cantano come angeli. Com'è possibile?» esclamò Meta; oppure nell'ancor
più sontuoso West End del villaggio, dove si potevano vedere vecchie
case grandiose dell'epoca rivoluzionaria: Maidstone, Mora, Pembroke,
Arnheim, Wheatsheaf, Westland (che si diceva essere la casa dell'ex presidente
Grover Cleveland, in Hodge Road) e non ultima la Canonica di
Crosswicks, vagamente visibile da Elm Road. Badando però a non lasciarsi
condizionare dall'architettura di quelle case grandiose, o dalla società
cui appartenevano; poiché tutta la ricchezza deriva dal lavoro di altri,
schiavi salariati delle macchine. Questo sarebbe cambiato, diceva Upton,
quando "la fase storica delle classi" avesse completato il suo corso. Così,
mentre Meta ascoltava, Upton la istruiva sulla triplice dialettica di Marx,
Engels e il concetto di lotta di classe di Saint-Simon, la teoria del
valore-lavoro di Smith-Ricardo; e gli illustri predecessori spesso citati da Marx
ed Engels: Fourier, Owen, Feuerbach, Hegel. Non poteva essere un caso,
diceva Upton con foga, che Marx e Darwin avessero entrambi pubblicato
dei libri rivoluzionari nel solo anno 1859; né poteva essere un caso, nella
propria vita, che, in un periodo di disperazione in cui si faceva strada a
fatica nel City College di New York, gli fosse capitata tra le mani una copia
del libro visionario di Nietzsche Così parlò Zarathustra: «In un'ora la
mia vita è cambiata». Infatti, gli sembrava chiaro, a lui come a un numero
crescente di contemporanei, che il futuro avrebbe visto Zarathustra come
il vero salvatore del genere umano: «Poiché il Gesù Cristo del cristianesimo borghese è screditato».
A occhi chiusi, commosso, Upton declamò per Meta molti passaggi entusiasmanti
di Zarathustra, che non potevano non influenzare la sensibilità
di chiunque li ascoltasse e concluse con le eccitanti parole: «Una vita
libera è ancora libera per le grandi anime. In verità, chiunque possegga
poco è posseduto molto meno: ricompensato dall'encomio di una piccola povertà!».
Al che, Meta osservò: «Allora noi siamo molto encomiabili, suppongo! Perché siamo più che un po' poveri».
Come mai la sua giovane moglie piangesse tanto, e si lasciasse travolgere
da uno stato di malsana depressione, Upton non lo capiva, perché il suo
temperamento era completamente diverso: gli piaceva pensare a se stesso
come a un tipo intraprendente, un rabattino. E così si sentiva costretto
a rimproverarla con dolcezza, per la sua immersione nei dolori egoistici
della vita privata mentre la Rivoluzione era alle porte e aveva bisogno di
tutte le loro energie. Non c'era forse la prospettiva di un futuro radioso, il
Good Time Corning(1) della canzone, quando la classe operaia, andando alle
urne, avrebbe rovesciato il governo borghese esistente, impadronendosi
dei mezzi di produzione e accelerando l'avvento della società senza classi
e senza Stato prevista da Marx? «Per quanto poveri possiamo essere, per
quanto ci tocchi soffrire, se conosciamo il futuro, questo ci basta, Meta.»
«Ma noi non "soffriamo" quanto la maggior parte del popolo» disse
Meta, titubante, «come i negri, e gli immigranti più poveri. E noi sappiamo
leggere: c'è sempre una possibilità di evasione, tramite i libri.»
«I libri non sono mezzi di "evasione", Meta! I libri sono strumenti di
conoscenza, di apprendimento su come far fronte al futuro.»
Upton era stato brusco, perché, sebbene facesse spesso la predica a
Meta sulle particolari ingiustizie subite dai negri e dai poveri immigranti,
non gli piaceva che lei sembrasse contraddirlo quando era nel suo stato d'animo idealista.
Era rimasto sorpreso e gratificato - molto sorpreso e gratificato - dalla
reazione inattesa che stava ricevendo il suo romanzo di denuncia sulla
scandalosa condizione dei lavoratori dell'industria della carne di Chicago,
La giungla, nella sua forma serializzata sulla rivista socialista "Appeal to
Reason"; il direttore stesso si era dichiarato sbalordito dall'aumento delle
vendite, e prediceva un successo ancora più notevole per il futuro. (Upton
non aveva voluto entusiasmare troppo Meta e suscitare false speranze,
ma molti editori di New York, incluse le roccaforti capitaliste Macmillan
e Doubleday, avevano espresso interesse a pubblicare il romanzo sotto
forma di libro; e aveva iniziato a non sembrare più soltanto una fantasia,
che Upton potesse presto avere i mezzi per perseguire i suoi agognati
fini: produrre una commedia, fondare una rivista, organizzare un'associazione socialista a Brooklyn.)
Ormai l'"idillio romantico" della campagna del New Jersey si era guastato,
perché la vita nella vecchia cascina sgangherata era dura, anche se le
condizioni erano state molto peggiori quando la giovane coppia e il
figlioletto appena nato avevano dovuto trascorrere il loro primo inverno
a Princeton in una catapecchia isolata con carta catramata e riscaldata da
un'unica stufa a legna ed erano tutti infreddoliti e quasi sempre malati.
(Se non fosse stato per la carità dell'agricoltore-padrone-di-casa e di sua
moglie, il piccolo David sarebbe potuto morire di laringite difterica; ma
nelle notti più fredde, più implacabili, la giovane famiglia Sinclair fu invitata
a dormire a casa dell'agricoltore, che era ragionevolmente riscaldata,
anche se non proprio "calda".) Adesso, sebbene vivessero in una cascina
tutta loro, l'abitazione era molto primitiva, con un tetto che faceva
acqua, assi del pavimento marce, e topi che scorrazzavano all'interno dei
muri; pertanto, i nervi di Upton erano insolitamente sensibili ai
piagnucolìi e agli strilli pressoché incessanti del piccolo, che lo distraevano dalla
sua concentrazione. Così, col clima più mite, Upton tornò nella capanna
di carta catramata, per lavorare in solitudine all'ambizioso Gettysburg.
(Upton Sinclair era così dedito al proprio lavoro, che aveva deciso di non
passare mai meno di dodici ore al giorno alla scrivania, con la disgraziata
ma necessaria conseguenza che Meta era obbligata a mungere la mucca,
in dotazione della cascina, e badare a uno stuolo di galline spennacchiate
che deponevano pochissime uova, e cercare di proteggere i magri frutti
di un piccolo frutteto e di un orto da interi eserciti di vermi, insetti e lumache
che li infestavano a turni. Upton mostrava tutta la sua comprensione
per la frustrazione di Meta, come per il suo sfinimento; ma non le
perdonava la disperazione che esprimeva con tanta frequenza: se un giorno
avessero dovuto contribuire a fondare una colonia socialista sarebbe
stata in un ambiente rurale, quindi l'attuale lavoro alla fattoria era un addestramento eccellente.)
Meta lo faceva sentire in colpa, e scatenava il suo risentimento, quando
si lamentava di essere "sola" - e "annoiata"; non aveva infatti il marito,
e il piccolo David, e la moglie del fattore con cui parlare? Senza contare
tutti i compagni socialisti con cui poteva intrattenere una corrispondenza,
come faceva lui ogni giorno. Ma Meta lo supplicava, diceva di desiderare
ardentemente un cambiamento di scena, foss'anche la piccola novità di
fare un giro in città col calesse "mangiato dai tarli"; eppure, stranamente,
diveniva sovreccitata quando si vestiva "per la città", mentre Upton attaccava
la giumenta in modo maldestro, e dichiarava che non poteva andare
con lui dopotutto - aveva l'affanno, o le batteva forte il cuore, o le
era esploso un "dolore al basso ventre". (A quel tempo, Meta soffriva di
una malattia degli organi riproduttivi femminili, in seguito al travaglio di
quattordici ore che aveva dovuto sopportare nel reparto maternità sprovvisto
di personale al Bellevue, e per questo le era stato consigliato, da un
compagno-medico socialista, di prendere il preparato di Lidya Pinkham,
ed evitare le carni rosse. E di non restare di nuovo incinta finché non si fosse rimessa in salute.)
Però c'era la speranza che la Rivoluzione arrivasse presto. Adesso la
data probabile era stata fissata per il 1910, da teorici socialisti che Upton stimava moltissimo.
Spesso, nei mesi successivi alle sue avventure nei mercati di bestiame e
nei mattatoi di Chicago, il giovane scrittore si lasciava andare a vividi ricordi
di quei giorni, che erano trascorsi con la rapidità di sogni febbrili;
mentre andava in giro a fare le sue commissioni, la mattina del 6 giugno
1905, rimase sorpreso dalla follia della borghesia che lo circondava, da come
quegli individui abbienti assomigliassero a bestie condannate al macello,
del tutto ignare del loro destino. Mancavano cinque anni alla Rivoluzione!
Non ci sarebbero state teste tagliate, ma fortune andate in fumo, illusioni tribali saltate in aria.
Tuttavia, Upton sentiva un'acuta disparità tra questi individui e se stesso:
lui infatti indossava indumenti da operaio, pantaloni di un tessuto scadente
e a buon mercato, una camicia sbiadita; in testa un logoro cappello di paglia, razziato nella stalla del fattore. I cittadini di Princeton invece
erano così eleganti! Solo pochissimi, che dovevano essere comuni lavoratori,
per lo più dalla pelle scura, avevano abiti simili ai suoi; i domestici
dei ricchi erano vestiti meglio, nelle loro uniformi lavate e stirate di fresco.
Upton aveva trascorso due mesi a Packingtown, a Chicago, vivendo
tra i lavoratori del mattatoio, e adesso li rimpiangeva moltissimo. In
posti simili la ferocia della lotta di classe si vede a occhio nudo, mentre qui nella
dorata Princeton bisogna scavare sotto la superficie, per vedere con un occhio "soprannaturale".
Upton annotava questi passaggi nel suo diario, ogni sera, fedelmente.
Un giorno i Diari di Upton Sinclair in più volumi sarebbero stati letti dalle masse, sperava.
Mentre si faceva strada tra la folla del sabato che faceva compere in
Nassau Street, nonostante cercasse di intrattenere pensieri vivaci e ottimisti,
Upton si ritrovò a pensare in modo ossessivo alla scena della sera prima:
Meta seduta al tavolo traballante della cucina, col revolver in mano,
la lunga canna puntata alla testa - anzi, premuta contro la pallida pelle
della tempia. Com'era parsa vulnerabile la povera giovane donna, in quel
momento! Era un gesto più rivelatore della nudità; Upton avrebbe voluto
distogliere lo sguardo. Non avrebbe mai perdonato il rozzo padre-soldato
di Meta per aver dato alla figlia un'arma del genere, o averle permesso
di prenderla da casa sua; a quale scopo, Upton non riusciva a immaginarlo.
(Non voleva pensare che il padre di Meta credesse che la figlia
avesse bisogno di proteggersi da lui.) Le sue guance scavate erano solcate
di lacrime; la mano le tremava visibilmente; con voce piatta e disperata
Meta aveva parlato del disprezzo che provava per se stessa, per essere
una "cattiva madre", per la sua incapacità di premere il grilletto.
Una visione terribile, che Upton non avrebbe mai dimenticato. E avrebbe
trovato molto difficile da perdonare.
«È la madre di mio figlio. Quel povero bambino non dovrà mai sapere.»
Distratto, Upton si trovò a fissare il proprio riflesso allampanato nella
vetrina di un negozio: una specie di spaventapasseri, con un cappellaccio
di paglia sdrucito. Curarsi poco del proprio aspetto è ben diverso dallo
scoprire, all'improvviso, quanto si debba apparire eccentrici agli occhi della
gente. Come un vagabondo, si trascinava dietro i suoi acquisti recenti
in un trabiccolo composto da due ruote, con una scatola verticale da imballaggio
e un manubrio. Si accorse di essere davanti alla vetrina del negozio
di dolciumi Joseph Sweet in Palmer Square, di fronte a un'opulenta
esposizione di bastoncini di menta piperita, petitsfours, gelatine, bonbon
e caramelle luccicanti; e, molto più elaborati, cioccolatini dalle forme ingegnose
(pulcini, soldati, orsi, persino strumenti musicali e dirigibili in
miniatura) - l'ennesima manifestazione di quello che Thorstein Veblen
chiamava esibizionismo consumistico. Per uno che, come Upton, evitava cibi
ricchi, oltre alla carne, una vetrina siffatta era nauseante da guardare. Ah,
voleva entrare nel negozio, a protestare! Far notare al proprietario, ai commessi,
alla clientela sorridente, che razza di spreco rappresentavano simili
lussi, che vanità, quando nelle vicine Trenton e New Brunswick, per
non parlare delle ignobili aziende che sfruttavano la manodopera lungo
il fiume Delaware, bambini di soli cinque o sei anni sfacchinavano
quattordici ore al giorno, per pochi centesimi. Non lo sapevano i cittadini
di Princeton - non gliene importava?
Upton non aveva letto resoconti di prima mano, ma aveva sentito parlare
di un fatto ignominioso che aveva avuto luogo a Camden molte settimane
prima: un linciaggio pubblico, di un giovane nero e di sua sorella,
giustiziati da figure incappucciate avvolte in tuniche bianche del
temibile Ku Klux Klan, un delitto cui avevano assistito non meno di cinquecento
persone ammassate in un campo. Isolato com'era nella campagna
di Princeton, Upton non aveva avuto modo di sapere qualcosa di più
dell'incidente, se non attraverso le lettere speditegli da compagni di New
York, che parlavano soprattutto di altre questioni. Era significativo per
Upton, che nessuno dell'area di Princeton con cui aveva parlato sapesse qualcosa
di quella violenza. E dire che, il giorno prima, il presidente degli Stati
Uniti, Teddy Roosevelt, aveva fatto visita a Princeton, come ospite d'onore
di ricchi sostenitori politici. Upton rimpiangeva di non aver scoperto
di più sulla visita di Roosevelt, e di non aver partecipato al picchetto
fuori dalla residenza in cui aveva soggiornato il presidente. Un giorno,
sarebbe divenuto un martire della rivoluzione: arrestato, picchiato dalla
polizia, condannato per false accuse di disturbo della quiete pubblica,
di comportamento indecente, di tradimento. Il vero rivoluzionario non
aspetta di essere chiamato, ma cerca da sé il proprio destino. La sua fede è il suo
coraggio.
Fu allora che, girandosi, in uno di quei momenti fortuiti che possono
cambiarti la vita, gli capitò di vedere sua moglie Meta dall'altra parte
della piazza - dunque, in un modo o nell'altro Meta era venuta in città,
lasciando a casa il bambino? - con la moglie del fattore? - possibile?
- però un attimo dopo, mentre la giovane donna si allontanava, in compagnia
di un'altra persona, Upton arrivò quasi a dubitare che potesse essere
lei. Quella giovane donna, benché assomigliasse a Meta in modo impressionante,
stessi capelli ondulati color miele, e il grazioso cappellino
di paglia uguale a quello di Meta, indossava una lunga gonna a balze con
disegni floreali che Upton avrebbe potuto ricordare dai giorni del loro corteggiamento,
ma che non aveva più visto addosso alla moglie da moltissimo
tempo. Alla fattoria, Meta indossava abiti informi, a volte maschili
- perché le apparenze non contavano, ovviamente, nella loro nuova vita
da bohémien. Gli occhi dovevano avergli giocato un brutto tiro, pensò
Upton. E quando sbirciò verso la parte opposta della piazza affollata, un
momento dopo, la donna dai capelli color miele era sparita.
Ciononostante, Upton si sentiva debole per l'emozione. Se Meta era venuta
in città senza di lui, quello era un atto di potenziale infedeltà - un
tradimento. E lasciarsi dietro il piccolo David! Si chiese come fosse potuto
accadere che il suo matrimonio, iniziato con sentimenti così romantici
e idealismo socialista, si fosse guastato; fosse diventato una trappola; per
lui non meno che per sua moglie. Tuttavia era una trappola le cui sbarre
erano esseri umani, una donna e un bambino piccolo che lui amava più
di se stesso. Impensabile che possiamo separarci. Eppure, come possiamo continuare
a vivere insieme? E se... se fossimo vittime di un altro “errore", e venisse
al mondo un altro bambino innocente...
Così rimuginava Upton, attraversando l'indaffarata Nassau Street per
entrare nel campus dell'università, e poi nella Chancellor Green Library;
nella maestosa sala di consultazione dai soffitti alti, dove, come in passato,
Upton provò un fremito di gioia - perché il giovane autore speranzoso
non dubitava che i libri potessero cambiare il mondo; il suo modello era Charles Dickens, come pure la grande autrice americana Harriett
Beecher Stowe al cui libro, La capanna dello zio Tom, veniva comunemente
attribuito il merito di aver scatenato la guerra civile!(2). Quindi perché Upton
Sinclair non avrebbe dovuto prendere posto tra i grandi autori della civiltà
occidentale? In tutta franchezza, Upton era ormai segretamente annoiato
dell'ampolloso melodramma della sua trilogia sulla guerra civile, anche
se George Herron dichiarava di trovare il primo romanzo "emozionante";
tuttavia, poiché aveva firmato un contratto per terminarlo, lo avrebbe
fatto; perché Upton Sinclair era un uomo di grande integrità, di un'integrità
ai limiti della dabbenaggine a volte, lo accusava sua moglie. Ciò
che desiderava fare più di ogni altra cosa, era iniziare un nuovo romanzo
quale La giungla - "una bomba incendiaria di romanzo", come era stato
definito dai suoi compagni socialisti - che avrebbe promosso la causa della
riforma sociale nel mondo. L'intera nazione degli Stati Uniti - se non il
mondo intero - sarebbe stata costretta ad accorgersi di lui: perché i suoi
bersagli erano il cartello della carne bovina, e il trust del petrolio, e i vergognosi
"profitti" (come un arguto socialista chiamava i profeti evangelici)
della religione borghese. Upton se la prendeva anche con l'ipocrisia
dell'"istruzione pubblica" americana e la falsità del giornalismo stesso,
in particolare con i tabloid scandalistici, la cosiddetta stampa "gialla" di
Hearst. Sebbene fosse solo a metà di Gettysburg, con la mole di Appomatox
ancora davanti, Upton aveva già iniziato a fare progetti per due nuovi romanzi,
attacchi satirici contro le arti nella cultura borghese, da intitolare
Mammona e Money Writes. Infatti era sicuramente vero, come predicava il
profeta Zarathustra: Meglio arrabbiarsi che farsi umiliare. E se vi maledicono,
non mi piace che vogliate benedire. Piuttosto unitevi al coro delle imprecazioni.
Per natura Upton era un uomo gentile, e non aveva mai "imprecato"
in vita sua. Ma era deciso a imparare.
Un'altra volta, attraversando Washington Road dopo aver trascorso molte
ore fruttuose alla Chancellor Green Library, in mezzo a giovani universitari
che sgobbavano con impegno, Upton vide, o gli parve di vedere, sua
moglie Meta sul marciapiede opposto; questa volta, indossava un abito
color crema che Upton non riconobbe, ed era in compagnia di un gentiluomo
alto, in completo di lino, un perfetto sconosciuto per lui. Però, la
giovane donna era indubbiamente Meta: con i suoi ricci castano ramati
che sfuggivano da sotto il cappello di paglia a tesa larga, il profilo sbarazzino
e il colorito "scozzese" delle guance, che negli ultimi mesi erano state
così pallide. E, per un breve momento, parve che lei lo avesse intravisto!
A meno che Upton non fosse un po' stordito per aver mangiato poco o
niente quel giorno. È molto sciocco, a immaginare che la sua giovane sposa
adorante lo stesse tradendo con uno sconosciuto.
Tuttavia si mise a seguire la coppia, che stava andando nella direzione
opposta; la giovane donna con un parasole giallo, e il braccio intrecciato
con naturalezza a quello del gentiluomo alto; ma dopo un lungo momento
si riscosse, per dirigersi vacillando verso Witherspoon Street, la sua ultima
fermata prima di tornare a casa.
Benché fosse contrario ai suoi principi pranzare fuori, perché il cibo dei
ristoranti era spaventosamente caro, e con ogni probabilità non altrettanto
nutriente di un pasto preparato in casa, Upton pensò fosse una buona
idea recuperare le forze alla Knight's Court Tavem in Witherspoon Street;
altrimenti rischiava di avere un capogiro e crampi per la fame. Entrando
nella sala sgradevolmente fumosa della taverna cercò di non badare agli
studenti universitari seduti alla maggior parte dei tavoli, perché era tenuto
a trovarli antipatici, a detestarli persino, in quanto rampolli di ricche
famiglie, che frequentavano il college come se fosse un country club
di loro proprietà per diritto ereditario. (Mentre lui aveva dovuto arrabattarsi
con lavori part-time per mantenersi al City College di New York in
mezzo a una frotta bramosa, a volte frenetica, di immigranti e figli di immigranti,
alcuni dei quali eccezionalmente intelligenti, e sfacciatamente
ambiziosi e opportunisti. Ma erano i figli e le figlie del proletariato, quindi
non provava avversione per loro.) Upton aveva sentito cose sorprendenti
sulla speranza di Woodrow Wilson di riformare l'università di Princeton,
in particolare di innalzare gli standard accademici, che a quel tempo
erano molto inferiori a quelli di Harvard e Yale, per non parlare delle famose
università inglesi su cui erano modellati i college della Ivy League.
Da studente universitario, senza un reddito familiare per mantenersi,
Upton era vissuto in condizioni d'indicibile povertà. Tuttavia non rinnegava
quell'esperienza, perché era stato allora che si era convertito al socialismo,
e aveva provato una forte affinità con tutti i lavoratori, vittime
della macchina infernale del capitalismo. Invece, questi studenti di Princeton,
molti dei quali ostentavano le feluche delle loro associazioni, venivano
privati, in un certo senso, di questo tipo di conoscenza, e non sapevano
che lo stile di vita borghese era in rapido declino; che le loro famiglie
erano condannate a una precoce estinzione; che l'Apocalisse era alle porte
e le avrebbe spalancate su una nuova era. Ah, la Gerusalemme futura!
- quando uomini e donne di tutte le razze e i colori si sarebbero riconosciuti
parenti, e mai più nemici.
Non era ancora dato sapere come si sarebbe sviluppata la Rivoluzione.
Ma Upton supponeva che le argomentazioni dei filosofi anarchici fossero
assai convincenti: la società si sarebbe frammentata in comunità indipendenti
e autogovernate di individui in totale accordo tra loro, che pertanto
non avrebbero avuto bisogno della polizia, dell'esercito, di guardiani
della morale, né di un governo. Sconfitta e deposta la vecchia Divinità, il
Genere Umano avrebbe finalmente preso il potere. E il Proletariato, trasformato,
avrebbe insegnato ai suoi vecchi nemici di classe le virtù del riserbo,
della carità, della condivisione comunitaria, e il disprezzo per l'avidità.
Nella taverna affollata, Upton ordinò formaggio, pane nero e un bicchiere
di latte alla cameriera stupefatta, e si perse in questi pensieri, che
avevano l'effetto di consolarlo. Poi, mentre le giovani voci maschili divenivano
sempre più chiassose, allegre e cariche dei mille entusiasmi della
giovinezza, non potè fare a meno di origliare; sentendo notizie eccitate di
una recente vittoria della loro squadra sulla Brown University; commenti
faceti e volgari sul rettore Wilson e la sua "famiglia di femmine"; e voci
che "un negro nero come il carbone" era stato arrestato come probabile
assassino della giovane ragazza Spangs; nonostante un individuo fermato
in precedenza, un immigrante dell'Europa dell'Est, avesse firmato una
confessione alla polizia di Trenton, questo detenuto più recente era considerato
il vero assassino, e non l'altro. (Parlando dell'omicidio Spangs,
di cui Upton aveva sentito solo delle voci, i giovani studenti di Princeton
erano indignati e furenti; alcuni di loro imbestialiti dal fatto che un "negro
nero come il carbone" potesse violentare una ragazza bianca, tuttavia
alcune voci si levarono in sua difesa...)
A questa notizia, Upton si accigliò e posò il bicchiere di latte sul tavolo.
Il rapimento e l'omicidio di una ragazzina nell'area Trenton-Princeton
aveva spaventato a morte Meta, ed era il motivo originario per cui aveva
preso il revolver Smith e Wesson dal suo nascondiglio, dentro un armadietto,
per controllare che fosse carico. Ma adesso sembrava possibile
che l'assassino non fosse stato arrestato, dopotutto: con ogni probabilità,
conoscendo l'integrità della polizia locale, un uomo innocente, o più
d'uno, era stato arrestato e interrogato e costretto a "confessare". L'atmosfera
della taverna, greve di odori di birra, manzo macinato, e pasticcio
di carne e patate, che i ragazzi del tavolo accanto stavano consumando,
mescolato all'odore pervasivo di fumo, stava diventando sempre più
opprimente; Upton provò un moto di ribrezzo per i mangiatori di carne,
che non avevano la più pallida idea di cosa stavano mangiando: né della
sua vera natura, quella di animali sofferenti e terrorizzati, e della qualità
adulterata dovuta all'industria della carne. Si passò una mano tremante
sugli occhi e per un momento gli parve di sentire di nuovo il forte odore
rancido, nauseante eppure stranamente sensuale dei recinti degli animali
e dei mattatoi in cui era vissuto per due mesi. L'odore di sangue, interiora,
escrementi animali, carne cruda, e terrore animale... L'aria stessa
viva e pulsante del fetore di creature viventi trasformate in semplice carne;
grida di panico animale, e d'orrore; gli occhi di creature consapevoli
che sporgevano dalle orbite nel terrore della morte, lingue che ciondolavano
dalla bocca... Lo stridio di maiale di tutto l'universo lo aveva chiamato
Upton Sinclair nel suo romanzo; strida che salivano fino all'alto dei Cieli,
che non prestavano il minimo ascolto alla loro sofferenza. E se l'umanità
si fosse resa conto di questa sofferenza, c'era un modo facile per placare
la colpa: Sono solo animali.
Così com'era stato obiettato dai cristiani del Sud, che gli schiavi neri
non provavano dolore, come la razza bianca.
In preda alla nausea, Upton allontanò i resti del suo pasto lasciato a
metà e uscì barcollando dalla taverna. Si chiese se aveva nascosto il revolver
nel fienile abbastanza bene, perché Meta non lo trovasse, poi, senza
rendersi conto della contraddizione nei propri pensieri, si chiese se era
stato saggio nascondere la scatoletta dei proiettili sotto il rozzo pavimento
della sua capanna, dove l'umidità poteva corroderli.
A questo punto quasi tutta Princeton era un brulicare di bisbigli sulla scandalosa
notizia del rapimento della nipote di Winslow Slade, Annabel, pochi
secondi dopo il suo matrimonio; sempre che la giovane sposa non se
la fosse svignata di sua volontà, in una specie di fuga amorosa illecita,
dopo aver pronunciato i voti nuziali al tenente Dabney Bayard. Ma Upton
Sinclair era all'oscuro di questo scandalo mentre avanzava, un po' stordito,
verso Stockton Street, e di lì su Hodge Road: tirandosi dietro il suo
trabiccolo a due ruote, pieno degli acquisti del giorno. Si ricordò che lui
e la cara Meta avevano suonato dei duetti insieme, all'inizio del loro corteggiamento;
lui al violino, Meta al pianoforte. I loro pezzi preferiti erano
composizioni del giovane Mozart, che sollevavano il loro spirito. Ricordò
con quanto entusiasmo Meta aveva letto il lungo manoscritto del suo
racconto in versi sulla Rivolta di Haymarket del 1886, proclamando che
l'opera era un capolavoro, e di come lui l'avesse baciata - con impetuosa
audacia. Meta credeva fermamente che Upton sarebbe diventato uno degli
scrittori e dei pensatori più brillanti della sua generazione di americani.
Com'erano stati felici allora, nella loro innocenza!
E adesso erano in trappola insieme - non più come amanti (perché quel
rapporto si era dimostrato letale dopo la gravidanza imprevista, che non
doveva ripetersi), ma come fratello e sorella, emotivamente distanti. Negli
ultimi tempi, semplici occhiate e parole tenere da parte di Upton venivano
respinte da Meta, che temeva conseguenze indesiderate. Possibile,
si chiese Upton, che non fosse più amato?
All'improvviso gli parve urgente tornare a casa. Mentre camminava
spedito lungo il marciapiede mal lastricato di Hodge Road verso Rosedale
Road e l'aperta campagna, fu colto dalla convinzione che doveva tornare
alla fattoria, dalla moglie e dal figlioletto: «Prima che sia troppo tardi».
...
.
...
Note.
1. There is the Good Time Corning è una poesia di Charles Mackay e musicata da Henry Russell
che divenne una delle canzoni più popolari della metà del XIX secolo. [NdT]
2. È un'erronea convinzione popolare che il presidente Abraham Lincoln, quando gli presentarono
(la molto minuta e molto poco attraente) Mrs Stowe, abbia detto: «Ecco la piccola
signora che ha iniziato una grande guerra!». Pertanto il lettore è indotto a credere che un
singolo individuo, in questo caso una romanziera donna, potrebbe contribuire a dirigere
il corso della storia per il meglio. Pertanto il lettore è indotto a sorridere, come si potrebbe
sorridere di un cane affabile che vacilla rizzandosi sulle zampe posteriori. Lo storico è colui
che deve denunciare e correggere simili idee sbagliate, al servizio dell'autenticità.
Fine note.
...
.
...
Il demone sposo.
...
.
...
Annabel! Annabel!
A metà della cerimonia. Un basso suono sibilante che si levava da tutti
gli angoli dell'austera chiesa coloniale.
Il suono era impercettibile per la maggior parte degli ospiti, ma fu udito
chiaramente da Annabel che, trepidante, stava al fianco del futuro sposo,
il tenente Dabney Bayard, davanti all'altare della Prima chiesa presbiteriana
di Princeton.
Annabel? Vieni.
Sebbene fosse poco più di un flebile sussurro, la chiamata emanava
l'autorità di un ordine gridato ad alta voce. Mentre il reverendo Nathaniel
FitzRandolph pronunciava i sacri voti del matrimonio Vuoi tu, Annabel
Slade, prendere quest'uomo il sibilo divenne più forte e persistente e la sposa
distratta fu vista lanciare occhiate di sbieco, oltre il tenente Bayard inginocchiato
al suo fianco, e verso il fondo della chiesa. La sua espressione,
avrebbero sostenuto in seguito i testimoni, era d'apprensione e di colpa.
Annabel! Vieni, ti dico.
Un tono sepolcrale, solenne, altero eppure intimo. Come se l'aria umida
della tarda primavera stesse assumendo una forma elementare.
Annabel: vieni con me.
Adesso la sposa trovava impossibile mantenere la sua compostezza e a
ogni esclamazione sibilata del suo nome lanciava occhiate da sopra la spalla
- a destra e a sinistra - la pelle cinerea, le labbra visibilmente tremanti.
Tanto è stato scritto sull'argomento e così intenso è stato per decenni il
sentimento locale, che lo storico deve procedere con cautela nel presentare
un quadro "oggettivo" della scena. Infatti, in quella che sembra essere
stata una negazione dei propri sensi, una maggioranza degli spettatori
(quelli che potevano definirsi amici intimi della famiglia Slade, per esempio)
avrebbe insistito nel sostenere che la giovane Annabel era stata "rapita"
dall'altare, subito dopo il suo matrimonio con il tenente Bayard; perché
nessuno avrebbe potuto credere che la sposa fosse capace di un'azione
così folle e criminale, come andarsene di sua volontà.
Il lettore deve provare a immaginare l'interno della Prima chiesa presbiteriana
di Princeton quel sabato mattina all'inizio di giugno del 1905. Un interno
bianco, adorno di sontuosi fiori bianchi - gigli, rose, garofani; le pareti
altrimenti disadorne, di una bellissima semplicità protestante; strette finestre
nei muri in pietra, i cui vetri ondulati diffondono una sorta di ondeggiante
luce solare. Sull'altare, a presiedere alla cerimonia, c'è il reverendo
Nathaniel FitzRandolph, l'abile successore di Winslow Slade; un uomo di
mezza età, signorile, con una ponderosa testa calva e un sorriso un po' accigliato,
consapevole della solennità dell'occasione; in alto, sul retro della
chiesa, risuonano forti note d'organo che intonano Bach. La sposa in bianco
abbagliante è stata accompagnata all'altare, e al futuro sposo, dal padre
raggiante, Augustus Slade, ora seduto nel primo banco della chiesa affollata;
il tenente Bayard ha raggiunto la sposa, e poi si è inginocchiato al
suo fianco, in alta uniforme dell'esercito statunitense; gli occhi delle donne
sono fissi sulla sposa, nel suo abito nuziale di satin bianco-crema, nello
stile sinuoso della linea a S, con l'elegante corpetto aderente sulla schiena
e gonfio sul petto e il collo alto, carré con inserti di nastrini, ricami a punto
spiga e arricciature in vita alte più di venti centimetri; la lunga gonna ingannevolmente
semplice, con solo poche falde orizzontali che terminano
in uno strascico di pizzo; le maniche a doppio sbuffo sul braccio, poi aderenti
fino al polso, con guarnizioni di nastri e ricami a punto spiga; un abito
a proposito del quale Mrs Cleveland si sarebbe lamentata nel suo diario
perché ormai non avrebbe più potuto seguire una moda per una figura così esile.
Sorprendendo tutti coloro che la conoscono, Mrs Horace Burr, vale a dire
Adelaide Burr, si è alzata dal suo letto di invalida per assistere alla cerimonia,
sostenuta da un lato dal devoto marito Horace e dall'altro da uno
dei fratelli McLean; Adelaide che ha iniziato a piangere fin dal momento
in cui Annabel veniva condotta lungo la navata da Augustus Slade, e ancor
di più quando Annabel e il tenente Bayard si sono inginocchiati davanti
all'altare, a capo chino, come due bei bambini da educare, e il reverendo
FitzRandolph ha dato inizio al solenne rito nuziale presbiteriano.
Quella sera, Adelaide avrebbe annotato sul suo diario, in una cascata di
geroglifici, che era bastata la guarnizione di mughetti di satin sull'abito
della sposa a commuoverla al punto da farle desiderare di essere ancora
una ragazza, un'ochetta sciocca e fiduciosa, e di unirsi di nuovo nel santo
matrimonio con Horace, se solo avesse potuto essere vestita così! Adelaide,
come altre osservatrici del gentil sesso, ammira soprattutto il velo
fluttuante che era stato passato di figlia in figlia nella famiglia Slade, fin
dai tempi dell'Inghilterra del tardo Seicento, prima delle remote traversate
avventurose verso il Nuovo Mondo.
Comunque, come il lettore probabilmente saprà, l'"esile silhouette" della
sposa di moda all'epoca, che rende il girovita della giovane donna squisitamente
piccolo, intorno ai quarantasei centimetri, è il risultato di un abile
lavoro di corsetteria; il bustino "a clessidra" del 1905 è ingegnosamente
modellato in modo che, di necessità, e per continuare la sinuosa linea
a S, l'intero corpo femminile sia inclinato in avanti. Al pari della vita, anche
i fianchi sono molto sottili - un'innovazione controversa, visto che i
fianchi più pieni nella donna sono preferiti dagli stilisti più conservatori,
come pure, in generale, dal sesso maschile.
Il lettore dovrebbe immaginare la famiglia Slade nei primi banchi della
chiesa - il vecchio gentiluomo distinto Winslow - i figli Augustus e
Copplestone e le loro mogli: il fratello di Annabel, Josiah, che spicca tra i testimoni
dello sposo, vestito con estremo buongusto anche se non alla moda,
in completo scuro per l'occasione, con cravatta scura; infatti, per fortuna,
Josiah era tornato dalla battuta di caccia insieme agli amici sulle Poconos,
giusto la sera prima. E c'è il cugino di Annabel, Todd, costretto a indossare
un completo da "piccolo gentiluomo" (di lino color cioccolato, con gilet
di satin bianco cucito a mano, guanti bianchi e lucide scarpe di pelle nera),
seduto accanto a Josiah, smanioso e irrequieto, tanto da far temere che potrebbe
arrovesciare gli occhi come un puledro selvaggio appena catturato.
Nel primo banco c'è anche Miss Wilhelmina Burr, la molto invidiata damigella
d'onore, palesemente nervosa nel suo attillato abito rosa a balze,
che non sorride calma come vorrebbe; e le sei bellissime damigelle della
sposa nei loro abiti intonati, simili a fiori di satin rosa che respirano; c'è la
piccola Oriana, sorella di Todd, la damigella dei fiori - un'angelica bimbetta
bionda dagli occhi vivaci e il sorriso timido. Fra i testimoni dello
sposo solo Josiah Slade figura in questo racconto, quindi penso che non
mi dilungherò sugli altri - giovani affascinanti, amici e compagni d'arme
del tenente Bayard, i cui nomi sono persi per i posteri nonostante si trovino
a essere testimoni oculari a pochissima distanza dagli eventi straordinari
di quel giorno, in cui la Maledizione si manifesta per la prima volta
in pubblico nel più drammatico dei modi.
Annabel: adesso.
Secondo Adelaide Burr, seduta in seconda fila, direttamente dietro gli
Slade, fu Todd Slade il primo a dare segno di aver percepito il basso sibilo nella chiesa, a giudicare dall'inquietudine e dall'agitazione del ragazzo;
un altro fu Woodrow Wilson, grazie forse all'udito fine e all'estrema
sensibilità dei suoi sensi, che si guardò intorno aggrottando la fronte e
strizzando gli occhi; infine, con disapprovazione. A una a una, numerose
persone sentirono il sibilo, o immaginarono di udirlo; anche se cosa fosse
quello che stavano "udendo" nessuno avrebbe saputo dirlo; né avrebbe
potuto giurare che fosse un suono percepibile, e non una misteriosa
vibrazione dell'aria, come se qualcuno stesse emettendo un fischio acuto
impercettibile all'orecchio umano.
Tuttavia, Dabney Bayard, inginocchiato davanti all'altare, parve non
udire niente, e non accorgersi di niente tranne che della voce del ministro
che intonava le parole solenni - Vuoi tu, Dabney Bayard, prendere Annabel
come tua sposa nel sacro vincolo del matrimonio - e la propria solenne risposta
Lo voglio. Con i muscoli delle mascelle contratti come da un improvviso
spasmo nervoso, il tenente Dabney Bayard si girò verso la sua bella
sposa solo per scoprire, con un certo sgomento, che la contegnosa Annabel
non badava né a lui né al reverendo FitzRandolph - i suoi occhi azzurro-viola,
spalancati, cercavano qualcuno o qualcosa nella chiesa, non
visibile, ma forse proprio in fondo all'austero vecchio edificio coloniale.
Annabel, vieni.
Tuttavia, il rito andò avanti: il reverendo FitzRandolph pronunciò la
formula finale, nel nome del Signore: Io vi dichiaro marito e moglie. Eppure,
proprio allora, quando gli sposi avrebbero dovuto abbracciarsi, e baciarsi,
il sibilo divenne più forte, come un levarsi di onde, e Annabel rabbrividì,
e si scostò dal tenente Bayard con un gesto indistinto, come se non
riuscisse a riconoscerlo.
Ma questa volta il sussurro era aumentato di volume. Ogni individuo
che lo sentiva era perplesso, alcuni erano spaventati; colpiti da una sorta
di panico stordito, non sapendo se lo udivano davvero, o se erano caduti
in un deliquio temporaneo, o in una specie di follia, in quel luogo umido
che adesso sembrava essere divenuto ostile.
Perché tale è il potere del Diavolo di tormentarci, e terrorizzarci, spingendoci
a domandarci se siamo vittime del suo sortilegio, o solo preda
di fantasie infantili.
Mentre questo famigerato episodio nella storia di Princeton avanza verso
la sua inevitabile conclusione, ammetterò che mi sto basando quasi
esclusivamente sul mio predecessore Q. T. Hollinger, come pure su una
serie di lettere, resoconti e diari scritti da osservatori locali. Altrimenti,
l'episodio è totalmente al di là della mia comprensione. Tuttavia è chiaro
che l'ardito richiamo - Annabel! Vieni da me - proviene dal seduttore di
Annabel, Axson Mayte, che sta in fondo alla chiesa, sulla porta aperta,
senza fare un passo all'interno.
Non osando mettere piede all'interno, osserveranno i commentatori.
Perché la chiesa santificata è un luogo sacro, nel quale il Diavolo e tutti i
suoi demoni non possono entrare.
Tuttavia, benché Axson Mayte non possa entrare nella chiesa, ha il potere
di attirare a sé Annabel Slade, ora Mrs Annabel Bayard, allontanandola
dal marito, con la stessa efficacia che se fosse entrato a grandi passi
nella chiesa e, avanzando sulla guida cremisi, avesse afferrato la giovane
donna tremante per la nuca, e l'avesse portata via con sé.
Annabel: è ora. Tu verrai con me immediatamente.
E così, la sposa volta le spalle allo sposo, ciecamente; lascia cadere il suo
bouquet sulla guida; senza guardare da nessuna parte, ma con gli occhi
fissi sulla figura dominante sulla soglia, corre lungo la navata, con la grazia
di un uccello ferito, le labbra dischiuse in ansimante soggezione, e il
più lieve, il più sensuale, dei sorrisi femminili.
«Annabel, amore mio! Sei stata proprio una bambina cattiva!» - così dichiara
Axson Mayte con voce bassa e scherzosa; e mentre gli invitati del
matrimonio si girano a guardare a bocca aperta, inorriditi, la creatura simile
a un rospo prende rudemente la sposa tra le braccia e le stampa sulle
labbra un bacio di estrema passione carnale e autorità maschile.
...
.
...
Fine Parte 1.